
Modelli di business e aggregazione: le strategie per rafforzare il vino italiano nel 2025 - Unione italiana vini - 29 Novembre
L’ultima edizione del report sui bilanci delle imprese del vino ha riaperto un tema centrale: in un contesto segnato da cicli economici più brevi e instabili, le aziende devono imparare a combinare modelli diversi, rafforzando dimensione, competenze e capacità di adattamento. Un approccio che punta su flessibilità e managerialità, superando schemi ormai insufficienti. Su queste premesse si è sviluppato il confronto raccontato sul Corriere Vinicolo n. 37 del 24 novembre 2025, dedicato al convegno “Anno 2025, il vino italiano nella tempesta perfetta: quali i modelli di business vincenti?” tenutosi all’Università di Verona. Un appuntamento molto partecipato che ha messo al centro la parola chiave emersa dal report: aggregazione. Il tema riguarda sia la struttura delle imprese – chiamate ad aumentare massa critica ed economie di scala – sia la capacità di lavorare insieme nelle sedi politiche. Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione Italiana Vini, ha ribadito la necessità di una riforma che rafforzi managerialità e dimensione aziendale, lasciando definitivamente alle spalle l’idea che “piccolo è bello”. Il dibattito ha evidenziato modelli ibridi e strategie in evoluzione: la via mediana tra “strong” e “light” di Argea, il tentativo di alleggerire gli asset raccontato da Allegrini, l’adattamento territoriale richiamato da Ruggeri, fino alla crescita “orizzontale” proposta da Perla del Garda. Con un punto comune: la flessibilità come fattore competitivo. Il nodo dimensionale torna anche nella prospettiva cooperativa, con Caviro che sottolinea l’esigenza di sinergie più forti per affrontare buyer globali sempre più concentrati. E nella parte finale – affidata a Fedagri, Fivi e UIV – emerge un messaggio politico preciso: l’Italia può incidere davvero solo presentandosi unita in Europa. La leadership, in un settore frammentato, passa dalla capacità di fare sistema. Questi alcuni dati contenuti nel XXIII Rapporto Ismea-Qualivita sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane Dop, Igp e Stg, presentato a Roma, alla presenza del ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida. In particolare, il settore raggiunge 20,7 miliardi di euro di valore alla produzione nel 2024 (+3,5% su base annua), registrando una crescita del +25% rispetto al 2020, contribuendo così per il 19% al fatturato complessivo dell'agroalimentare nazionale. Prosegue inoltre per il quarto anno consecutivo l'aumento del comparto del cibo che con un +7,7% supera i 9,6 miliardi di euro, mentre il vino imbottigliato si conferma stabile a 11 miliardi. Ottimi i risultati dell'export dei prodotti Dop Igp, che nel 2024 raggiunge i 12,3 miliardi di euro (+8,2%) grazie al doppio record del settore cibo (per la prima volta sopra i 5 miliardi) e del settore vino (prima volta oltre 7 miliardi). Sul podio dei prodotti Dop Igp per valore alla produzione, nel comparto cibo primo posto al Grana Padano Dop con un valore di quasi 2,2 miliardi di euro nel 2024 e +23,3% sul 2023; il Parmigiano Reggiano Dop (1,7 miliardi e +10,1%); Prosciutto di Parma Dop, terzo anche se in flessione con 860 milioni di euro. Per i vini, in testa il Prosecco Dop con 951 milioni di euro di valore alla produzione e +0,5% sul 2023; secondo il Delle Venezie Dop (193 milioni di euro e +9%) e terzo, in flessione, il Conegliano Valdobbiadene-Prosecco Dop (170 milioni di euro).

Dop economy da quasi 21 miliardi, record export cibo e vino - Ansa - 26 novembre
a Dop Economy italiana è arrivata a valere quasi 21 miliardi di euro con una crescita del 25% dal 2020, una rete di 328 Consorzi e 184mila operatori per un'occupazione in crescita del +1,6%. E l'export dei prodotti a denominazione e specialità protetta per la prima volta vola sopra i 12 miliardi, con un record sia per cibo che per vino. A livello territoriale, in due province su tre cresce il valore del settore Dop Igp, bene soprattutto il Nord-Ovest (+7,1%), e sale in 14 regioni con crescita soprattutto in Lombardia (+13%), Friuli Venezia Giulia (+8%) e Puglia (+12%). Veneto ed Emilia Romagna guidano e consolidano il loro valore, pari a 8,9 miliardi. Questi alcuni dati contenuti nel XXIII Rapporto Ismea-Qualivita sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane Dop, Igp e Stg, presentato a Roma, alla presenza del ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida. In particolare, il settore raggiunge 20,7 miliardi di euro di valore alla produzione nel 2024 (+3,5% su base annua), registrando una crescita del +25% rispetto al 2020, contribuendo così per il 19% al fatturato complessivo dell'agroalimentare nazionale. Prosegue inoltre per il quarto anno consecutivo l'aumento del comparto del cibo che con un +7,7% supera i 9,6 miliardi di euro, mentre il vino imbottigliato si conferma stabile a 11 miliardi. Ottimi i risultati dell'export dei prodotti Dop Igp, che nel 2024 raggiunge i 12,3 miliardi di euro (+8,2%) grazie al doppio record del settore cibo (per la prima volta sopra i 5 miliardi) e del settore vino (prima volta oltre 7 miliardi). Sul podio dei prodotti Dop Igp per valore alla produzione, nel comparto cibo primo posto al Grana Padano Dop con un valore di quasi 2,2 miliardi di euro nel 2024 e +23,3% sul 2023; il Parmigiano Reggiano Dop (1,7 miliardi e +10,1%); Prosciutto di Parma Dop, terzo anche se in flessione con 860 milioni di euro. Per i vini, in testa il Prosecco Dop con 951 milioni di euro di valore alla produzione e +0,5% sul 2023; secondo il Delle Venezie Dop (193 milioni di euro e +9%) e terzo, in flessione, il Conegliano Valdobbiadene-Prosecco Dop (170 milioni di euro).

ZONA: la nuova “Locanda alla moda” che accende i riflettori sulla Milano che sa stare bene - Milano luxury life - 20 novembre
Dal team di Nik’s & Co nasce ZONA – un locale ad altissimo tasso creativo dove finger food, vini naturali e un format rivoluzionario ridisegnano il concetto di socialità milanese. In via Bergamo 22, una nuova destinazione cult Nel cuore più autentico di Milano, tra storie di innovazione e gusto, nasce ZONA – Locanda alla moda: un progetto ambizioso che promette di ridefinire le regole del bere e del mangiare bene in città. Non un semplice locale, ma una dichiarazione di stile. Dietro questo nuovo indirizzo che farà parlare di sé, ci sono due nomi che gli amanti della nightlife milanese conoscono bene: Leo Sculli e Carlo Buccisano, fondatori del celebre Nik’s & Co, cocktail bar esperienziale diventato punto fermo della "Milano da bere" contemporanea. Oggi, con ZONA, scelgono di alzare ulteriormente l’asticella. Ma non sono soli: al loro fianco tre soci d’eccezione che portano esperienza, visione e talento. Luca Concone, ex CEO di Last-minute.com, noto per la sua capacità di trasformare idee in successi. Paolo Bertin, chef del Nik’s & Co, garanzia di qualità e ricerca gastronomica. E Judit Boros, giovane promessa del mondo bar, che per la prima volta entra nella gestione diretta di un locale e sarà il volto guida di ZONA. Il format: rivoluzionario, conviviale, milanese ZONA nasce per sorprendere. Il concept è semplice quanto geniale: una zona “rossa”, senza servizio, dove si socializza in piedi, tra calici di vini naturali selezionati e finger food creativi da gustare con leggerezza. Un format che unisce accessibilità e qualità, pensato per una nuova generazione di clienti: curiosi, consapevoli, amanti del bello e del buono.

Vino italiano: tra dazi, giovani consumatori e mercati emergenti - La Repubblica - 17 novembre
Conquistare i mercati emergenti, dal Sud America all’India. Ingaggiare i giovani consumatori. Rilanciare il valore della convivialità. E ancora: superare la frammentazione del tessuto produttivo, affrontare gli effetti del cambiamento climatico e quelli delle regolamentazioni europee e internazionali. Dazi americani compresi. Queste le sfide che il mondo del vino chiamato a raccolta dal Comitato Leonardo a Ca’ del Bosco per il XIV incontro con il territorio organizzato dalla realtà nata nel 1993 su iniziativa di Confindustria, Agenzia Ice e un gruppo di imprenditori (oggi sono 160) deve affrontare; tanto nel presente quanto nel prossimo, immediato futuro. In gioco, infatti, c’è qualcosa in più dell’aspetto economico (30.000 imprese di trasformazione, 74mila occupati e un fatturato che supera i 16 miliardi di euro, di cui più di 8 miliardi derivano dall’export). «La viticoltura esprime un saper fare che rappresenta una delle chiavi di accesso a quel patrimonio culturale e artistico su cui si basa il nostro Made in Italy – ha affermato Sergio Dompè, presidente del Comitato che rappresenta 118 aziende associate per un fatturato aggregato di 410 miliardi di euro – Un’eccellenza messa a repentaglio dall’acuirsi delle tensioni internazionali ma di cui non possiamo privarci, pena la perdita di un patrimonio unico».

Il vino naturale in cattedra, torna a Venezia Back to the Wine - Ansa - 14 novembre
Torna a Venezia il 9 e 10 novembre Back to the Wine, manifestazione dedicata al vino naturale che riunisce cento produttori da tutta Italia nel Terminal 103, affacciato sulla laguna, presso la Stazione marittima. L'evento propone vini realizzati con minimo intervento e massimo ascolto del territorio, in controtendenza rispetto all'omologazione del mercato. I vignaioli presenti condividono un approccio che accetta il rischio del cambiamento e dell'annata diversa, producendo vini che variano ogni anno. La manifestazione si distingue per una comunicazione diretta, senza punteggi o gergo tecnico, per rendere il vino un linguaggio inclusivo. Accanto alla degustazione, una zona è dedicata all'editoria indipendente di settore, con libri rari e pubblicazioni sul mondo del vino e dell'agricoltura. Un food market presenta produttori artigianali selezionati: formaggi, pani da grani antichi, salumi a stagionatura naturale senza additivi, fermentati e conserve di filiera corta, realizzati con principi di sostenibilità e identità territoriale. L'evento è aperto a operatori del settore, appassionati e giornalisti.

Prosecco, Pinot, Montepulciano: la classifica dei vini più venduti in Italia, la mappa dei consorzi - Corriere della sera - 14 novembre
Oltre 304 mila ettari vitati dall’Alto Adige alla Sicilia con 9 miliardi di fatturato: foto di gruppo delle nostre 33 maggiori aree di tutela l’industria enologica Sono le sentinelle di oltre 304 mila ettari vitati e rappresentano più di 2,3 miliardi di bottiglie: è questo il peso e l’impegno dei 33 maggiori Consorzi di Tutela del mercato italiano. Realtà che hanno il polso delle più importanti aree viticole del Paese e la tutela dei relativi vini o denominazioni, per dirla con gli addetti ai lavori. I consorzi non si occupano delle vendite dei singoli vini, ma senza dubbio rappresentano tutti insieme un valore economico molto vicino a 9 miliardi di euro: quasi la totalità dei 9,3 miliardi certificati nel 2024 da Valoritalia per le denominazione di vino Dop e Igp. In pratica i vini tutelati dai 33 Consorzi, pesano per oltre il 64% sul giro d’affari 2024 dell’intero mercato vinicolo italiano, pari a 14,5 miliardi (Osservatorio Uiv). La graduatoria dei 33 consorzi, per numero di bottiglie, vede al primo posto il Prosecco Doc. Sul podio anche i Vini Doc delle Venezie di cui è re indiscusso il Pinot grigio, bianco famoso nel mondo, e in particolare in Usa: 27 mila ettari in produzione per 230 milioni di bottiglie. Numeri elevati con vista sull’Adriatico Prosecco e Pinot grigio guidano la compagine del Consorzi veneti in classifica che comprende altre denominazioni note al pubblico: dai vini della Valpolicella, al Soave, al Collio. Il terzo gradino del podio tocca al Consorzio vini d’Abruzzo: 33 mila ettari vitati, oltre la metà destinati al Montelpulciano d’Abruzzo, vino di punta della regione affiancato dai due fratelli Cerasuolo e Pecorino. Sotto il podio altri due Consorzi con oltre 100 milioni di bottiglie. Sono entrambi in Emilia-Romagna: il più grande è il Lambrusco Doc, rosso familiare, molto diffuso all’estero, porta sul mercato 143 milioni di bottiglie (dati che comprendono anche il Lambrusco Emilia igt). Sono invece 101,8 milioni le bottiglie del Consorzio Vini di Romagna. La regione fa tris con il Consorzio dedicato alla produzione di Pignoletto, frizzante tipico dei colli bolognesi. Solo 5 Consorzi su 33 contano più di 100 milioni di bottiglie. Numeri comunque legati al trend del mercato. Mai difficile come oggi. L’andamento del mercato Contrazione dei consumi, problematica dazi, guerre e nuove scelte dei consumatori, condizionano infatti l’andamento dei vini, con ricadute più pesanti per i rossi (-6,8% è il calcolo di Valoritalia). Se la cavano meglio i bianchi e gli spumanti (+5%), ma il comune denominatore per tutti è salvaguardare il valore del prodotto, anche abbassando le rese di uva per ettaro (pratica eseguita in tante zone, dal Chianti, al Chianti classico, dal Brunello di Montalcino all’Asti spumante per citarne alcuni), e investire verso vini più versatili e contemporanei. Sono 8 i consorzi toscani in graduatoria. Il più grande, 89 milioni di bottiglie, è anche il più giovane: è il Toscana Igt, l’unico ente che non rappresenta un territorio ma la produzione di vino Igt (indicazione geografica tipica) dell’intera regione. Segue il Chianti, rosso popolare che porta sul mercato 75 milioni di bottiglie. Seguono sei consorzi più piccoli, ma di grande prestigio internazionale, a cominciare dal Chianti classico: 40 milioni di bottiglie e una forte affermazione in Usa: nei primi 8 mesi di quest’anno l’incremento delle vendite è stato dell’11% in un contesto contraddistinto dal segno meno. Dai rossi di Toscana e Piemonte, fino alle bollicine trentine Ancora: Brunello di Montalcino (uno dei rossi di maggior presa nel mondo), Bolgheri (sempre sugli scudi), Nobile di Montelpulciano (fresco del lancio della nuova tipologia Pieve), Morellino di Scansano (rosso maremmano dal cuore green), Maremma Toscana (vanta il segno più grazie al suo bianco Vermentino). Si sale in Piemonte con il Consorzio Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani: 67 milioni di bottiglie apprezzate sul mercato e capaci di mantenere una sostanziale stabilità. L’Asti docg ne fa segnare 87 milioni: lo spumante piemontese vive una fase critica, subisce il crollo degli ordini dalla Russia, suo primo mercato, mentre i dazi statunitensi colpiscono il Moscato d’Asti diretto per il 60% proprio verso l’Usa. Ancora in Piemonte il Barbera d’Asti e vini del Monferrato (oltre 59 milioni di bottiglie) e il più piccolo Gavi, bianco che va quasi interamente dall’estero (92%), mentre si sta facendo strada l’Alta Langa, denominazione giovane, ancora sotto i 5 milioni di bottiglie, nata per tutelare bollicine metodo classico in forte progresso. Successo già consolidato per gli spumanti Trento doc: più di 12 milioni di pezzi, bandiera del Trentino Alto Adige. Lombardia, Marche, Sicilia: un tour tricolore L’oltrepò Pavese è il Consorzio più grande della Lombardia con oltre 64 milioni di bottiglie: tutela l’unica zona spumantistica al mondo incentrata sul vitigno Pinot nero, ha il suo cuore nel metodo classico docg e punta sul rilancio del territorio. Completano la regione i consorzi Lugana (il vino lombardo più venduto all’estero), Garda doc (vini più noti Bardolino e Chiaretto) e le pregiate bollicine Franciacorta. Sempre in auge, i vini, in maggioranza bianchi, tutelati dal Consorzio Alto Adige. Standing che vuole restare alto, anzi altissimo, a leggere i dettami del nuovo severo disciplinare di produzione. Nelle Marche tengono le posizioni, nonostante le difficoltà del comparto rossi, i vini protetti dall’Istituto marchigiano: circa 26 milioni di bottiglie tra cui spicca il bianco Verdicchio. Si va in Puglia con il Primitivo di Manduria, rosso molto richiesto all’estero: 26 milioni di bottiglie, più 10% sul 2023. Chiude la Doc Sicilia con i suoi due pilastri: il Nero d’Avola e il bianco Grillo, simboli della viticoltura siciliana nel mondo. Con una produzione di 82 milioni di bottiglie è una delle denominazioni più estese d’Italia.

Doc Delle Venezie a Rive 2025: focus su vino low-alcohol e vitigni resistenti - Winecouture - 13 novembre
Innovazione e sostenibilità sono state le parole chiave che hanno guidato la partecipazione del Consorzio Doc Delle Venezie alla rassegna Rive – Rassegna Internazionale Viticoltura Enologia, evento biennale dedicato all’intera filiera della vite e del vino ospitato alla Fiera di Pordenone. Due temi di grande attualità hanno dominato il dibattito: la crescente attenzione verso i vini a basso tenore alcolico e la sfida dei vitigni resistenti. Il direttore Stefano Sequino ha partecipato alla tavola rotonda “Vino e consumo, le nuove istruzioni per l’uso – Sperimentazioni tra Low e No-Alcohol”, organizzata da Assoenologi e moderata dall’enologa e comunicatri e Sissi Baratella, portando la visione del Consorzio sul futuro del Pinot Grigio. Il confronto ha analizzato la crescita della domanda di vini a basso tenore alcolico e le implicazioni tecnico-scientifiche di questa tendenza. A venire illustrato è stato il progetto di ricerca in collaborazione con Crea-Ve, Università di Udine, Università di Padova, Veneto Agricoltura, Vivai Cooperativi Rauscedo Research Center e Fondazione Edmund Mach, finalizzato a sviluppare un Pinot Grigio Doc Delle Venezie a ridotto tenore alcolico naturale. “Il nostro obiettivo è intervenire sul grado alcolico nel rispetto dell’identità varietale e del profilo tipico del Pinot Grigio nordestino. La sfida è coniugare innovazione, tradizionalità e sostenibilità per rispondere alla crescente domanda del mercato ma con un approccio tecnico e scientifico che, grazie al contributo degli enti di ricerca coinvolti, sta guidando il nostro percorso”, ha dichiarato Sequino. La sessione con al centro Low e No-Alcohol si è conclusa con una degustazione alla cieca che ha messo a confronto vini dealcolati e campioni sperimentali a bassa gradazione alcolica naturale, tra cui un Pinot Grigio ottenuto con protocollo sperimentale a 8,8% Vol. e un Pinot Grigio a 9% Vol. non certificato Doc e prodotto nello stesso areale. Doc Delle Venezie: vitigni resistenti e disciplinari Il Consorzio Doc Delle Venezie è stato protagonista anche della tavola rotonda “I nuovi disciplinari, vigneti resistenti: sì o no”, dove Sequino ha ribadito la posizione favorevole all’introduzione delle varietà resistenti Piwi nella quota complementare del disciplinare, fino al 10%. Sono in corso prove di microvinificazione e degustazioni tecniche su campioni di Pinot Grigio tagliati con vini ottenuti da varietà resistenti, con risultati promettenti. “I risultati delle degustazioni tecniche sono di grande interesse e ci consentiranno di effettuare delle scelte consapevoli, nel rispetto del profilo organolettico tipico del Pinot Grigio”, ha concluso Sequino. “Nel frattempo seguiamo con attenzione i lavori parlamentari rispetto agli obiettivi del DDL S. 1152 che, coerentemente con il percorso tracciato da tempo dal Reg. (UE) 2021/2117, intende inserire, come già avvenuto in Francia, le varietà resistenti nella base ampelografica dei vini a denominazione di origine, possibilità oggi non consentita dal Testo unico del vino”.

Confcooperative, promozione e innovazione per rilanciare il vino - Ansa - 13 novembre
Rilanciare la competitività del vino italiano con una strategia di lungo periodo fondata su promozione, innovazione e consumo consapevole, difendendo al contempo il ruolo strategico del settore nella futura Pac post 2027. È l'appello lanciato dal convegno "Competitività e futuro del vino italiano", promosso da Confcooperative Fedagripesca al Masaf, un mondo che rappresenta 264 cantine e consorzi per un valore aggregato di oltre 5 miliardi di euro e circa il 40% della produzione vitivinicola nazionale. Secondo l'ultimo rapporto dell'Organizzazione Internazionale Vigna e Vino, la produzione mondiale nel 2025 si attesterà sui 232 milioni di ettolitri, in lieve recupero sul 2024 ma inferiore alla media quinquennale, con consumi globali ancora in calo nei mercati più maturi, soprattutto per i rossi, mentre crescono bianchi, rosé e sparkling. Secondo Luca Rigotti, presidente del Settore Vitivinicolo di Confcooperative, "il futuro del vino italiano dipenderà dalla nostra capacità di costruire politiche mirate, non di rincorrere emergenze. Nella proposta di riforma della Pac il settore sembra subire un cambio di paradigma significativo, lasciando alle singole amministrazioni nazionali la decisione se e come attivare gli interventi". La promozione, per Rigotti, resta la leva principale per la competitività delle imprese cooperative; bene quindi l'innalzamento dal 50% all'80% del finanziamento dei programmi di promozione, così come di eliminare il limite temporale per le campagne realizzate su un determinato Paese. Un passaggio importante riguarda anche l'apertura all'innovazione. "E' tempo di investire in ricerca, sperimentazione e nuove tipologie di prodotto, dai vini dealcolati a quelli a bassa gradazione alcolica naturale, valorizzando qualità e sostenibilità - ha detto ancora Rigotti - solo così si rafforza la reputazione del vino italiano e si garantisce un futuro alle nostre cantine". Drei, "il vino non può rassegnarsi a decrescita felice" Confcooperative, consumo consapevole parte benessere alimentare (V. 'Confcooperative, promozione e innovazione...' delle 10:21) Il vino italiano non può rassegnarsi a una 'decrescita felice' né essere marginalizzato nella riforma della Pac". Lo ha detto Raffaele Drei, presidente di Confcooperative Fedagripesca, concludendo i lavori del convegno al Masaf, con un forte richiamo politico alla responsabilità condivisa delle istituzioni e della filiera. "L'Italia vanta una leadership su tutti i segmenti commerciali ed è l'unico Paese a vantare tanta biodiversità - ha ricordato Drei - serve una nuova politica di filiera, sostenuta da risorse adeguate, strumenti promozionali efficaci e un quadro normativo che riconosca al vino il suo ruolo strategico nell'agricoltura e nell'economia europea". Il presidente è intervenuto anche sulle tematiche legate al rapporto tra vino e salute. "Il vino non può essere assimilato tout court alle bevande alcoliche - ha sottolineato Drei - è parte integrante della nostra cultura, del modello alimentare mediterraneo e della nostra cucina italiana, di cui auspichiamo presto il riconoscimento come Patrimonio dell'Unesco". Necessario quindi "contrastare, con il rigore della scienza, messaggi allarmistici che minano l'immagine del settore e disinformano i consumatori, impattando negativamente anche sul consumo del vino. L'abuso è certamente dannoso, ma il consumo moderato e consapevole è parte della nostra identità e del nostro benessere alimentare".

Export vino italiano negli USA: effetto dazi e dollaro debole, volumi e prezzi in calo - Unione Italiana Vini - 10 novembre
I dazi imposti dall’amministrazione Trump e la debolezza del dollaro stanno lasciando il segno sull’export di vino italiano negli Stati Uniti. Nel numero 35/2025 de Il Corriere Vinicolo, l’Osservatorio del Vino UIV analizza i dati del bimestre luglio–agosto, segnando un -28% nei volumi e un calo del prezzo medio da 6,52 a 5,64 dollari al litro. Per Paolo Castelletti, segretario generale di Unione Italiana Vini, la priorità è “una condivisione dei costi lungo tutta la filiera, dagli importatori ai distributori fino ai rivenditori”, per evitare che il peso dei dazi ricada solo sulle imprese italiane. Il pericolo, sottolinea, è quello di uno “spiazzamento” competitivo nella fascia media di mercato, dove l’Italia è più esposta alla concorrenza dei vini statunitensi. “Come previsto – osserva il presidente Lamberto Frescobaldi – dazi e cambio hanno inciso sull’andamento del mercato. Ora serve guardare al medio-lungo periodo, rafforzando la presenza sui mercati esteri e investendo in efficienza e managerialità”. Nel contributo firmato da Fabio Ciarla, l’Osservatorio UIV propone una doppia chiave di lettura – congiunturale e tendenziale – per interpretare un passaggio che il settore considera tra i più delicati degli ultimi anni.

Vino e cibo simbolo dell'Italia. Per gli stranieri la Sardegna tra le regioni più interessanti - RaiNews - 7 novembre
I turisti associano il Bel Paese al mangiar bene e al bere Servizio tv.

Il vino italiano brinda a Washington: Vinitaly al Gala NIAF per i 50 anni della fondazione italoamericana - Cronache di Gusto - 4 novembre
Posto d’onore per il vino italiano alle celebrazioni di Washington D.C. per i cinquant’anni della National Italian American Foundation (NIAF). La serata di gala del 18 ottobre ha riunito personalità del mondo economico e culturale italoamericano insieme a produttori e rappresentanti del settore vinicolo, ospitati sotto l’egida di Vinitaly. «Un’occasione preziosa per dialogare con molti professionisti che hanno manifestato un sincero affetto per il loro Paese d’origine – ha commentato Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione Italiana Vini –. Il gala del NIAF rappresenta lo specchio del legame tra Stati Uniti e Italia, fatto di identità, memoria e riconoscenza, un patrimonio da coltivare con orgoglio e rispetto reciproco». Al tavolo del NIAF erano presenti, oltre a Frescobaldi, Chiara Soldati di Federvini, Matteo Lunelli di Altagamma, Massimo Tuzzi di Holding Terra Moretti e Marilisa Allegrini del gruppo omonimo, insieme ai vertici di Veronafiere. La partecipazione di Vinitaly conferma la volontà di rafforzare il dialogo istituzionale e commerciale con il principale mercato extraeuropeo del vino italiano. Negli Stati Uniti il vino tricolore rappresenta il 38% delle importazioni di settore. Lo scorso anno l’export dall’Italia ha sfiorato i 2 miliardi di euro, pari a circa 345 milioni di bottiglie. Un risultato alimentato anche dai ristoranti italiani, oltre 100.000 in tutto il Paese, che generano un fatturato stimato di 95 miliardi di dollari e contribuiscono a mantenere vivo il legame culturale con l’Italia.

Nel grado alcolico, nel linguaggio, nel prezzo: “siamo entrati nell’epoca dei vini leggeri” Wine News - 2 novembre
“Essere o non essere” era il dubbio esistenziale declamato da Amleto nell’opera di William Shakespeare. E ora, “cambiare o aspettare”, più prosaicamente parlando, è quello che si chiede il mondo del vino, che, come tanti altri prodotti, si trova davanti ad una società e ad uno scenario mondiale che cambiano a ritmi mai visti prima. In una fase in cui, tra mille dubbi, è sempre più chiara la ricerca di “leggerezza”, quando ci si riferisce al vino. Dal punto di vista del grado alcolico, certamente, ma anche dal punto di vista del prezzo, così come dell’approccio e del linguaggio. Come emerge, tra le altre cose, dalla riflessione del professor Gianni Moriani, storico della cucina e del paesaggio agrario italiani, con il quale WineNews si confronta spesso su molti temi, secondo il quale “siamo entrati nell’epoca dei vini leggeri”.

"Meno alcol, più opportunità: la ristorazione guarda al “no e low alcohol” - Ristoranti - 1 novembre
In occasione del Sober October, TheFork – principale piattaforma per la prenotazione online dei ristoranti e leader nei gestionali per la ristorazione – ha analizzato il crescente interesse degli italiani verso le bevande analcoliche, un fenomeno che riflette un più ampio cambiamento nel mercato europeo. Secondo un’indagine condotta su un campione di utenti TheFork, il 37% ha ridotto il consumo di alcolici al ristorante nell’ultimo anno, mentre meno del 2% lo ha aumentato. Le motivazioni principali riguardano salute e benessere (41%), gusto e curiosità (28%) e una scelta consapevole di astensione (18%). Le preferenze restano tuttavia tradizionali: il 70% sceglie soft drink classici, l’8% mocktail creativi e il 17,5% birre analcoliche.
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Navigando- Dicembre 2025
Interconnessione del commercio del vino-wine.co.za-1 dicembre L’industria vinicola globale è sempre stata profondamente interconnessa, con flussi commerciali influenzati non solo dalla domanda dei consumatori, ma

Navigando- Novembre 2025
Modelli di business e aggregazione: le strategie per rafforzare il vino italiano nel 2025 – Unione italiana vini – 29 Novembre L’ultima edizione del report

Navigando- Ottobre 2025
Il vino italiano brinda a Washington: Vinitaly al Gala NIAF per i 50 anni della fondazione italoamericana – Cronache di Gusto – 21 ottobre Posto

Navigando- Settembre 2025
Wine Meridian 19 settembre – Orvieto Doc, svolta storica: gradazione alcolica minima abbassata a 10 gradi Per l’Orvieto DOC arriva una svolta storica: con l’approvazione

Navigando- Agosto 2025
Wine News – 21 agosto – Da nicchia a mainstream, avanza il “No-Lo”. E Slow Food gli dedica un libro Da consumo di nicchia a

Navigando- Luglio 2025
Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti – 10 luglio – Comunicato stampa “I dazi USA sono un duro colpo per il settore vitivinicolo italiano: il mercato statunitense

Milano Wine Week 2025: il vino protagonista d'autunno - 1 Ottobre
Quest’anno la manifestazione cambia casa e si sposta al Milan Marriott Hotel di via Washington, che ospiterà talk, tasting e il Grand Tasting di Wine List Italia, la guida curata da 100 top sommelier italiani. Tra i Paesi ospiti spiccano Sudafrica e Georgia, protagonisti di eventi dedicati.
Il programma apre con il Brindisi all’Arco della Pace (4 ottobre) e prosegue con appuntamenti ormai iconici come Wine List Italia (5-6 ottobre), i MWW Awards, il convegno su biodiversità e sostenibilità, e i grandi walk-around tasting. Non mancano le masterclass, tra cui la verticale di Solaia con Renzo Cotarella e l’antologia guidata da Riccardo Cotarella.
Cuore giovane e vibrante sarà l’Enoteca ai Dazi di Piazza Sempione, aperta fino a notte fonda con centinaia di etichette servite dai sistemi WineEmotion, dj set e format serali. Grande novità anche il progetto Franciacorta on Tour, che offre la possibilità di visitare le cantine in modalità “car free”, con bus e navette dedicate.
Il vino incontra altri linguaggi: dall’arte della Fondazione Arnaldo Pomodoro al dialogo con l’architettura grazie all’Osteria dell’Architetto. Torna anche il Carrefour Day con oltre 55 produttori e cresce l’impegno per l’innovazione con Wine in Action. Slow Food debutta con una settimana di incontri e cene a tema sostenibilità.
Anche nel 2025 Milano Wine Week conferma la collaborazione con la Fondazione Francesca Rava – NPH Italia ETS, Charity Partner dell’evento, unendo il mondo del vino a progetti solidali.