
Coldiretti, Toscana apripista tecniche genomiche con prima vite di Sangiovese- Ansa - 22 giugno
La Toscana del vino apripista delle nuove tecnologie genomiche con la coltivazione della prima vite di Sangiovese. La piantina del vitigno simbolo della viticoltura toscana sta crescendo nei laboratori del Crea di Conegliano Veneto (Treviso) grazie ad un progetto di ricerca sperimentale promosso da Coldiretti Toscana e Vigneto Toscana insieme al Crea-Ve di Udine ed il coinvolgimento del Consorzio agrario del Tirreno. Le prime applicazioni in campo sono previste dalla primavera del 2027. Il percorso di ricerca, si sottolinea in una nota di Coldiretti regionale, rafforza il ruolo della Toscana come territorio all'avanguardia nell'innovazione vitivinicola e dimostra come la ricerca pubblica possa offrire risposte operative alle esigenze del mondo agricolo. Non si tratta di una nuova specie di vite ma di una evoluzione delle varietà esistenti, in grado di sviluppare una maggiore resistenza allo stress idrico e alle principali fitopatie, come l'oidio, con benefici anche sul fronte dell'ottimizzazione dei costi e della riduzione degli agrofarmaci, contribuendo anche a diminuire la dipendenza dall'estero.

Il vino italiano regge, ma l'Italia si è disaffezionata al rosso- Il Foglio- 20 giugno
Nonostante le guerre in Ucraina e in Iran e le conseguenti difficoltà economiche, i dazi e i tentativi di far passare il vino come nocivo alla salute dell'uomo, il mercato del vino italiano ha retto anche nel 2025. Certo, secondo l'Annual report di Valoritalia (società italiana specializzata nella certificazione dei prodotti agroalimentari e leader nel settore vitivinicolo) presentato ieri a Roma, gli imbottigliamenti complessivi hanno registrato un'altra flessione del 2,1 per cento dopo quella di un anno fa, la produzione è stabile, e le giacenze in leggero aumento. Ma tutto sommato, nonostante nei primi sei mesi del 2026 i dati sono in ulteriore peggioramento, tutto sommato il bicchiere è mezzo pieno, segno che il comparto vino ancora regge bene nel nostro paese. Anche perché in un mercato in calo, secondo i dati del report di Nomisma, realizzato per Valoritalia, quello italiano cala meno degli altri e, anzi, trova piccoli nuovi sbocchi in Giappone e Canada, oltre a segnare interessanti aumenti di vendite lì dove l'enoturismo è gestito in modo coordinato tra consorzi di tutela, amministrazioni locali e strutture turistiche, come nella zona di Montalcino, Montepulciano o attorno all'Etna. C'è però un ma. Ed è un ma che ferisce chi al vino dà soprattutto un colore, il rosso.

Vino, l'Italia ama la Loira: bianchi fermi e crémant spingono la domanda- Repubblica - 17 giugno
Il mercato italiano sta mostrando un interesse crescente per i vini della Valle della Loira. A misurarlo sono gli ultimi dati condivisi da Les Grands Chais de France (LGCF), tra i principali esportatori di vino francese a livello mondiale: nel primo semestre 2026 il gruppo ha registrato in Italia un incremento del 70% delle vendite di vini della regione rispetto allo stesso periodo del 2025. Una crescita trainata dai crémant — le bollicine Metodo Classico della Loira — ma sostenuta anche dai bianchi fermi, segnale che la domanda non è più legata a una sola categoria. Il dato si colloca su uno sfondo già in movimento. Nel 2024 le esportazioni di vino della Valle della Loira hanno raggiunto i 200 milioni di euro, il valore più alto degli ultimi venticinque anni, con una crescita che sfiora il 6%. Sono i numeri di InterLoire, l'ente di tutela che riunisce oltre 3.000 tra viticoltori e cooperative e governa l'80% del volume prodotto nella regione. A guidare il valore è la domanda di bottiglie di fascia più alta, concentrata sulle categorie degli spumanti e dei bianchi.

Si è aperta Vini d’Abbazia 2026: primo giorno all’insegna dell’enoturismo e dell’arte.- Comunicato stampa - 15 giugno
Esordio di successo, con oltre 2.000 calici distribuiti, per la quinta edizione di Vini d’Abbazia l’evento di Regione Lazio, Arsial, Camera di Commercio Frosinone Latina e Azienda Speciale Informare, in programma dal 12 al 14 giugno 2026, che ha trasformato l’Abbazia di Fossanova in uno spazio di incontro tra cultura, spiritualità, scienza e vino. Nella prima giornata di ieri, ad aprire il programma è stato il seminario formativo dal titolo “Il valore dell’autoctono: tra qualità e territorio”, organizzato in collaborazione con ARSIAL e rivolto ai produttori del Lazio, sull’importanza dei vitigni autoctoni e la potenzialità di una loro valorizzazione, anche in termini di promozione turistica. Tra i relatori Enrico Chiavacci, responsabile marketing Marchesi Antinori, che ha condiviso le principali strategie di comunicazione di un brand che è diventato l’ambasciatore del vino italiano in tutto il mondo; Violante Cinelli Colombini, presidente nazionale del Movimento Turismo del Vino, che ha sottolineato l’importanza delle esperienze, in campo enoturistico, da far vivere a visitatori e appassionati; e Roberto Cipresso, winemaker e scrittore internazionale, che con quattro parole chiave – scientificità, storicità, sostenibilità e sistema – ha dato valore all’importanza nella comunicazione tra passato e futuro del mondo del vino. Alle 18, l’inaugurazione ufficiale della quinta edizione con il taglio del nastro alla presenza di Giancarlo Righini, Assessore Regione Lazio con delega a Bilancio, Programmazione economica, Agricoltura e sovranità alimentare, Caccia e Pesca, Parchi e Foreste, Elena Palazzo, Assessora Regione Lazio con delega a Turismo, Ambiente, Sport, Cambiamenti climatici, Transizione energetica, Sostenibilità, Giorgio Salvitti, Senatore della Repubblica, Giovanni Acampora, Presidente Camera di Commercio Frosinone Latina, Si.Camera e Assonautica Italiana, Massimiliano Raffa, Presidente dell’Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio (Arsial), Vittoria Ciaramella, Prefetto di Latina, Annamaria Bilancia, Sindaca di Priverno e Federico Carnevale, Presidente Provincia di Latina. Dopo la benedizione della manifestazione a cura di Padre Andrea David, che ha letto un messaggio del Vescovo Monsignor Mariano Crociata, spazio allo spettacolo degli Sbandieratori dei Rioni di Cori, che hanno allietato il pubblico nel Borgo di Fossanova. Nel Chiostro e nel Refettorio è stata inoltre allestita in anteprima la mostra “ViCro – Il vino al microscopio. Forme e colori del gusto”, progetto espositivo dedicato all’universo invisibile del vino e al dialogo tra ricerca scientifica, percezione e arte contemporanea. La mostra nasce dai contenuti visivi ideati e realizzati dall’artista multimediale Silvia Iorio, con il coordinamento tecnico-progettuale dell’architetto Maurizio Condoluci di Westway Architects. Attraverso immagini microscopiche rielaborate artisticamente, elementi come tannini, polifenoli, zuccheri, lieviti, sostanze aromatiche e bucce d’acino diventano paesaggi visivi immersivi, trasformando la comunicazione scientifica del vino in esperienza culturale ed estetica. Roberto Cipresso ha poi guidato i partecipanti alla masterclass dedicata ai grandi vini rossi in un viaggio attraverso alcune delle più affascinanti espressioni del vino rosso italiano e internazionale: dai territori del Brunello di Montalcino alle Langhe, dall’Umbria al Lazio fino alla Borgogna, raccontando il vino come memoria, cultura e interpretazione del paesaggio. I banchi d’assaggio all’interno del Chiostro – di oltre 30 cantine di abbazie italiane e internazionali, nonché di cantine del territorio – hanno incuriosito i visitatori fino a tarda sera, accompagnati dalla musica dell’Officine Meridionali Orchestra, diretta da Giuliano Gabriele. Si chiude, così, la prima giornata della consolidata kermesse. Sabato e domenica il programma prosegue rafforzando il focus sulle esperienze immersive, consolidando il ruolo di Vini d’Abbazia come un format unico in Italia. DICHIARAZIONI MONSIGNOR CROCIATA, GIANCARLO RIGHINI, MASSIMILIANO RAFFA, GIOVANNI ACAMPORA «Vini d’Abbazia è un’iniziativa che ha tanti meriti, tra i quali soprattutto quello di far conoscere una tradizione la cui portata si coglie dal ricco contributo che ne è venuto per l’intera società civile. Questo perché ogni monastero o abbazia è stato nei secoli un centro di vita, nel quale tutte le dimensioni dell’esistenza umana comune trovavano spazio o risonanza, non solo quelle spirituali, liturgiche, religiose e intellettuali, ma anche quelle artistiche, artigianali e materiali. Il vino entra in questo quadro con il suo ruolo specifico, sul piano non solo alimentare ma anche sociale e religioso». – Mariano Crociata, Il Vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno «Un grazie sentito e di cuore agli organizzatori di Vini d’Abbazia, a Rocco Tolfa e a tutta la sua squadra, che ci consente in questo luogo straordinario che è l’Abbazia di Fossanova di coniugare la conoscenza del territorio con le eccellenze agroalimentari. Degustazioni, panel di approfondimento sul futuro del vino, cambiamenti climatici, commercializzazione; tutte questioni di grande attualità, che grazie a questa manifestazione saranno approfondite» – Giancarlo Righini, Assessore Regione Lazio con delega a Bilancio, Programmazione economica, Agricoltura e sovranità alimentare, Caccia e Pesca, Parchi e Foreste «Vini d'Abbazia ci ricorda che prima ancora dei disciplinari, dei mercati e delle denominazioni, c'erano luoghi come l’Abbazia di Fossanova che custodivano il sapere agricolo, osservavano la natura e tramandavano conoscenze da una generazione all'altra; perché il futuro ha bisogno di innovazione, ma anche di memoria. La sfida più importante che il Lazio ha davanti è proprio questa: continuare a innovare senza perdere il legame con ciò che ci rende unici». – Massimiliano Raffa, Presidente dell’Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio (Arsial) «Vini d’Abbazia si conferma una manifestazione di riferimento a livello nazionale, capace di valorizzare le eccellenze vitivinicole e il territorio attraverso un modello che unisce cultura, ricerca, innovazione e tradizione. La Camera di Commercio sostiene con convinzione questo progetto, inserito in una più ampia strategia di promozione territoriale realizzata in sinergia con la Regione Lazio. L’evento è diventato negli anni un luogo di confronto e crescita per le imprese, oltre che un’occasione di visibilità internazionale grazie alla presenza di produttori, abbazie ed esperti provenienti da diversi Paesi» – Giovanni Acampora, Presidente Camera di Commercio Frosinone Latina ISTITUZIONI E PARTNER DELLA MANIFESTAZIONE Frutto della sinergia tra istituzioni, aziende e consorzi, avviata da Regione Lazio e Camera di Commercio Frosinone Latina, attraverso Arsial e Informare, l’iniziativa punta a promuovere il territorio, rafforzando l’identità del Lazio come destinazione enoturistica di eccellenza. Ideato dal giornalista Rocco Tolfa, l’evento è organizzato dalla Strada del Vino della provincia di Latina, dalla cooperativa Taste Roots e dall’Associazione Polygonal. La manifestazione si svolge in collaborazione con Regione Lazio, Arsial, Camera di Commercio Frosinone Latina, Azienda Speciale Informare, Ministero della Cultura – Direzione Regionale Musei Nazionali Lazio – Abbazia di Fossanova, Priverno (LT) e con la partnership del Comune di Priverno. Sono partner tecnici dell’evento anche Slow Food Lazio, l’Associazione Italiana Sommelier, Oltre Roma Wine Tour, Acqua Filette, Vivaio Aumenta e Federcampeggio. Main sponsor Banca di Credito Cooperativo di Roma. Media partner ufficiali della manifestazione saranno Rai Radio 2, Camp e Spirito DiVino.

Vino italiano, le scorte restano alte (+5,4% sul 2025), ma scendono sotto i 50 milioni di ettolitri- Winenews - 12 giugno
l “surplus” rispetto al 2025, in percentuale, rimane stabile sui mesi precedenti, con giacenze di vini che al 31 maggio 2026 sono a +5,4% sulla stessa data 2025. Ma le scorte di cantina in Italia scendono sotto la soglia dei 50 milioni di ettolitri, fermandosi a 49,1 milioni di ettolitri (a cui vanno, però, aggiunti 4,2 milioni di ettolitri di mosti, +37,4%, e 6.486 ettolitri di vino nuovo ancora in fermentazione, -6,5%) - comunque, più di una vendemmia media - secondo i dati dell’ultimo bollettino di “Cantina Italia”, redatto dall’Icqrf sulle base dei registri telematici di cantina. Per il resto, poco cambia: il 56,4% del vino è detenuto nelle regioni del Nord, prevalentemente nel Veneto, ed il 54,6% del vino detenuto è a Dop, il 26,1% a Igp (con 20 tra Dop e Igp, su 523, che mettono insieme il 58% del totale delle giacenze), i vini varietali costituiscono appena l’1,7% del totale, ed il 17,7% è rappresentato da altri vini. Con il Prosecco Doc che, da solo, vale il 10,5% delle scorte di cantina del vino italiano (4,1 milioni di ettolitri), davanti alle Igp Puglia (1,79) e Toscana (1,64), al Chianti Docg e all’Igp Terre Siciliane (1,31 milioni di ettolitri a testa), alla Doc delle Venezie, alla Doc Sicilia, al Montepulciano d’Abruzzo, all’Igp Salento e all’Igp Veneto (tutte con oltre 1,2 milioni di ettolitri a testa in giacenza). Numeri che, nel complesso, continuano a raccontare di un mercato del vino rallentato, mentre la vendemmia 2026 continua ad avvicinarsi.

VILLA FRANCIACORTA A SOSTEGNO DELLA VITA- Comunicato stampa - 10 giugno
“Solidarietà significa impegno concreto, al di là delle parole!” Villa Franciacorta, azienda vitivinicola integrata gestita dalla Famiglia Bianchi-Pizzol, ha deciso di confermare l’impegno verso la solidarietà rinnovando la collaborazione con Chefs For Life, iniziativa charity che unisce grandi chef e aziende, per sostenere realtà impegnate nella ricerca scientifica, nella cura della persona e nel sociale. I vini di Villa Franciacorta saranno protagonisti, con i piatti creati dalle “brigate” (ogni volta diverse) di Chefs For Life nel corso di tutti gli eventi 2026. In particolare, dopo il primo appuntamento il 6 maggio nella prestigiosa tenuta toscana Villa Viesca, della famiglia Ferragamo, lunedì 8 giugno, si è tenuto a Verona presso il Giardino Giusti, MasterChef for Life. Durante l’evento culinario e solidale – con 160 partecipanti e oltre 25mila Euro raccolti per la ricerca sulla fibrosi cistica - ha visto collaborare in coppia ex protagonisti del celebre cooking show televisivo e chef stellati. Il 1° luglio il format arriva nel borgo di Villa Franciacorta, che completa il trittico di location cinquecentesche che ospitano Chefs For Life 2026. In questa occasione il borgo si trasformerà in un grande ristorante a cielo aperto. Il tavolo verrà allestito nel centro del borgo ed una squadra di Chefs For Life – assieme al supporto del resident chef Mauro Zacchetti di Ela, osteria in Villa - presterà la propria opera pro-bono, creando piatti unici ispirati dai vini di Villa Franciacorta. La serata del 1° luglio verrà dedicata alla Carolina Zani Melanoma Foundation, impegnata nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nella ricerca scientifica sul melanoma. “Dopo aver “vissuto” con gioia luoghi iconici e di grande valore storico come Villa Viesca e il Giardino Giusti, saremo orgogliosi di accogliere Chefs For Life nel nostro antico borgo per questa importante occasione” ha dichiarato Roberta Bianchi. “Da oltre dieci anni sosteniamo Chefs For Life perché è un progetto che mette davvero al centro le persone e trasforma la collaborazione tra eccellenze italiane in un qualcosa di concreto e davvero tangibile e lo fa attraverso il buon cibo e il buon vino perché il Convivio sia nutrimento per il corpo e per l’anima. Un approccio fatto di pochi proclami e molti risultati, in cui ci riconosciamo pienamente. Per Villa Franciacorta, l’impegno sociale è parte integrante del nostro modo di fare impresa. I valori che mio padre ci ha trasmesso continuano a guidarci ogni giorno e rappresentano una visione destinata a rimanere sempre attuale, attraversando le generazioni”. L’evento dell’8 giugno ha visto una formula di cucina collaborativa e spettacolare, con i 16 ex concorrenti del talent show che hanno affiancato 16 chef professionisti del circuito Chefs for Life. I 32 cuochi hanno lavorato in squadra, creando piatti a quattro mani per gli ospiti della serata. Mon Saten, con la sua classe ed eleganza, ha accolto gli ospiti all’aperitivo; a seguire Boké, il rosé di Villa Franciacorta, è stato abbinato alla pizza gourmet di Franco Pepe, chef pluripremiato e recentemente insignito del premio Miglior Chef 2026 da Elle Gourmet Award.

Successo per il 2° Merano WineFestival Calabria - Comunicato stampa - 8 giugno
Confermato il successo della prima edizione, con circa 3000 presenze registrate nelle 4 giornate tra Melissa, Cirò e Cirò Marina. Grande esordio per la componente B2B dell’evento, con 10 buyers da 9 Paesi esteri e 150 incontri commerciali a segno nel Buyers’ Club. Merano (BZ) – Cirò (KR), 11 giugno 2026 – Si conclude bissando i risultati dell’esordio la seconda edizione di “Merano WineFestival Calabria – Essenza del Sud”, manifestazione diffusa nata dalla sinergia tra Merano WineFestival e la Regione Calabria con Arsac, che si è svolta lo scorso weekend a Melissa, Cirò e Cirò Marina (KR). Con circa 3000 presenze complessive e 150 incontri tra buyers e produttori, l’edizione 2026 di Merano WineFestival Calabria segna una forte svolta internazionale per questo territorio: non più solo una promessa enologica da scoprire, ma una realtà matura e capace di attrarre i mercati del mondo. Merano WineFestival Calabria ha tracciato un percorso itinerante partito venerdì 5 giugno alla Torre Aragonese di Melissa, con il convegno “Identità Calabria e potenziale per il futuro” che ha visto succedersi gli interventi del fondatore di Merano WineFestival Helmuth Köcher, della direttrice generale dell'Arsac Fulvia Michela Caligiuri, del presidente del Consorzio DOC Cirò e Melissa Carlo Siciliani e delle autorità Luca Mauro, Mario Sculco e Mariagrazia Panebianco, rispettivamente sindaci di Melissa, Cirò e Cirò Marina. Un appuntamento nel quale si è sottolineata la centralità della Calabria del vino, a partire dalla sua storia millenaria e dalla sua preziosa biodiversità. Sabato 6 giugno, il borgo storico di Cirò ha accolto migliaia di visitatori per lo Street Wine&Food Festival, una vetrina dedicata alle eccellenze del territorio calabrese e non solo: un itinerario tra 8 isole di degustazione vini e le creazioni degli chef del territorio, con momenti di approfondimento, come la masterclass “Magna Grecia Metodo Classico” e i talk dedicati ai mercati internazionali, e di intrattenimento con il palco principale, tra la sciabolata inaugurale, gli spettacoli dal vivo e il dj set. Nelle giornate di domenica 7 e lunedì 8 giugno, Borgo Saverona ha ospitato 125 aziende dei settori wine, food, spirits e beer. Grande attenzione per le masterclass dedicate ai vini bianchi calabresi e al confronto tra Gaglioppo e Nebbiolo. A comporre l’offerta gastronomica, lo showcooking d'autore firmato dallo chef Nino Rossi (Qafiz, 1 Stella Michelin), nonché la presenza dell’Associazione Regionale Cuochi Pittagorici che ha proposto il meglio dei prodotti agroalimentari calabresi: baccalà, maialino nero, pecorino, pasta fresca e spezzatino di podolica. La vera scommessa vinta dell’edizione 2026 è stata l'introduzione della quarta giornata interamente dedicata al networking professionale e al business. Il focus sui mercati esteri ha visto la presenza strategica di una delegazione di 10 operatori internazionali arrivati da 9 Paesi chiave (Stati Uniti, Brasile, Polonia, Svizzera, Germania, Svezia, Regno Unito, Danimarca e Lettonia), mettendo a segno 150 incontri b2b con i produttori presenti. «Questa seconda edizione di Merano WineFestival a Cirò conferma la bontà di un percorso iniziato lo scorso anno. Il vino calabrese esprime al meglio un mosaico unico: la forza di un territorio straordinario e la biodiversità di una viticoltura autoctona capace di reggere il confronto con le grandi realtà nazionali e internazionali» ha dichiarato Helmuth Köcher, patron di Merano WineFestival. Per l'Assessore regionale all'agricoltura Gianluca Gallo, «Merano WineFestival Calabria si conferma un palcoscenico straordinario, capace di accendere i riflettori sull’accresciuta qualità dei nostri vini e sul felice ricambio generazionale in atto, guidato da tanti giovani e donne. Attraverso la promozione del settore vitivinicolo e agroalimentare la Calabria riesce a valorizzare anche il territorio». Sulla stessa linea Fulvia Michela Caligiuri, direttrice generale dell’ARSAC: «Manifestazioni di questo livello sono cruciali per valorizzare la vitivinicoltura calabrese e, in generale, il comparto regionale dell’agroalimentare. Questa seconda edizione di Merano WineFestival Calabria ha offerto una vetrina d’eccellenza e uno scenario di respiro internazionale in cui i produttori hanno potuto esprimere il valore e l’unicità delle loro produzioni».

Continuità visiva, trasparenza e relazione con il territorio: la cantina di Nals Margreid come parte stessa del racconto produttivo. - Comunicato stampa - 6 giugno
In Alto Adige, dove il rapporto tra paesaggio, viticoltura e architettura si costruisce attraverso equilibrio e continuità, la cantina Nals Margreid rappresenta un esempio concreto di integrazione tra produzione, territorio e visione progettuale. Realizzata in fasi tra il 2011 e il 2020 su progetto dell’architetto Markus Scherer, la struttura nasce da un percorso avviato nel 2007 con l’obiettivo di unificare le attività produttive dell’azienda in un’unica sede, costruendo una relazione coerente tra funzionalità produttiva, paesaggio e accoglienza. Il progetto interpreta la cantina non soltanto come spazio operativo, ma come un sistema integrato in cui architettura, lavoro e territorio dialogano in modo continuo. Dall’organizzazione dei flussi produttivi alla scelta dei materiali, fino al recupero degli edifici storici e all’inserimento nel contesto naturale, ogni elemento contribuisce a definire un’identità chiara e leggibile. ARCHITETTURA E PROCESSO PRODUTTIVO: UNA CANTINA COSTRUITA ATTORNO AL VINO Il cuore del progetto è rappresentato dalla relazione tra architettura e processo produttivo. Fin dalle prime fasi progettuali, il lavoro si è sviluppato attorno a un sistema di vinificazione a caduta libera, progettato per sfruttare la gravità durante la trasformazione dell’uva in vino e ridurre le movimentazioni meccaniche. La struttura viene così concepita come una vera macchina produttiva, costruita sulle esigenze del vino e del lavoro quotidiano in cantina. L’organizzazione degli spazi segue in modo naturale il percorso produttivo, dalla ricezione delle uve fino all’affinamento. La torre di vinificazione rappresenta il fulcro tecnico dell’edificio, mentre la Weinhof, la “corte del vino”, diventa il centro operativo e relazionale della cantina: uno spazio dedicato alle attività manuali, all’accoglienza e alla connessione tra persone e produzione. Anche la barricaia, realizzata fuori terra e rivestita in legno di rovere, nasce da una riflessione funzionale e sensoriale insieme, introducendo una soluzione poco comune nel panorama vitivinicolo tradizionale. La trasparenza è un altro elemento chiave del progetto: superfici vetrate, affacci interni e collegamenti visivi permettono al visitatore di entrare in relazione diretta con il lavoro produttivo, trasformando la cantina in un luogo aperto e condiviso. Fin dall’ingresso, lo sguardo attraversa gli ambienti produttivi, dalle botti agli spazi di affinamento, creando una continuità visiva che accompagna il visitatore all’interno della cantina come parte stessa del processo. Un approccio che riflette la volontà di costruire una “cantina aperta”, capace di mostrare in modo trasparente il lavoro, la precisione produttiva e il rapporto quotidiano con il vino. MATERIALI, PAESAGGIO E RECUPERO DELL’ESISTENTE Accanto alla funzionalità produttiva, il progetto affronta con attenzione il rapporto con il paesaggio e con la memoria del luogo. I volumi seguono l’andamento naturale del terreno e si integrano nel contesto attraverso materiali che richiamano direttamente il territorio circostante. Il cemento pigmentato con inerte di porfido locale riprende le tonalità tipiche dell’area tra Bolzano e Merano, mentre legno e vetro contribuiscono a costruire un linguaggio architettonico essenziale e misurato. Centrale è stato anche il recupero dell’edificio storico Ansitz von Campi, antico maso parte della memoria architettonica del luogo, integrato nel sistema contemporaneo senza alterarne il carattere originario. Una scelta che ha permesso di mantenere continuità tra memoria e innovazione, valorizzando gli elementi storici esistenti e preservando il rapporto con il contesto rurale originario. Il progetto ha così costruito un dialogo costante tra architettura storica e nuovi spazi dedicati all’accoglienza, alla degustazione e alla vendita vini, mantenendo leggibile la stratificazione del luogo e rispettando l’identità storica dell’insediamento. Nel corso degli anni il progetto architettonico della cantina ha ricevuto diversi riconoscimenti per la capacità di integrare architettura contemporanea, funzionalità produttiva e inserimento paesaggistico. Nel 2012 la struttura è stata protagonista della Biennale di Venezia nell’ambito del concorso internazionale “Le Cattedrali del Vino”, ottenendo un riconoscimento nella categoria Interior Design. Un progetto che nel tempo è diventato esempio concreto di come lo spazio possa contribuire a raccontare l’identità produttiva e culturale di un territorio attraverso equilibrio, coerenza e relazione con il paesaggio.

Il Trentino del vino e le enoteche italiane: un dialogo che diventa metodo - Comunicato stampa - 5 giugno
Il programma ha coinvolto complessivamente 27 cantine, 2 distillerie e 3 soci della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino e della Strada dei Formaggi delle Dolomiti, componendo un racconto che non si è limitato al vino, ma ha allargato lo sguardo all’intero sistema produttivo trentino. La prima giornata, domenica 24 maggio, ha aperto il perimetro con Palazzo Trautmannsdorf, una degustazione dedicata ai prodotti gastronomici. Il 25 e il 26 maggio è stato scelto un format preciso: un B2B speed tasting con 24 cantine trentine, dodici per giornata, quattro vini ciascuna, venti minuti per ogni incontro. Poi cambio di tavolo, nuova cantina, nuova storia da raccontare. A queste realtà si sono affiancate tre aziende protagoniste nei momenti conviviali e nelle visite sul territorio. “Il rapporto con Vinarius è per noi un rapporto di sostanza. Gli enotecari italiani sono tra i professionisti che meglio sanno leggere il mercato e tradurre il vino in un linguaggio comprensibile per i consumatori” ha evidenziato il Presidente del Consorzio Vini del Trentino, Albino Zenatti. “Portarli in Trentino non significava soltanto mostrare ciò che realizziamo: volevamo che incontrassero i nostri produttori da vicino, capissero le storie dietro ogni bottiglia e tornassero a casa con qualcosa di vero da raccontare. Questo tour, nel formato che abbiamo scelto, ci ha convinto che quella strada è quella giusta”. La misura del mercato, ascoltato da vicino Il riscontro raccolto tra produttori ed enotecari è stato positivo. Il ritmo del B2B speed tasting è stato intenso - non lo nascondiamo - ma la sensazione diffusa a fine giornata era netta: il tempo era speso bene. Meno vini assaggiati di sfuggita, più aziende incontrate con un volto davanti e una conversazione autentica alle spalle. In una fase in cui la selezione nelle enoteche non è più solo qualità tecnica ma racconto vendibile e coerenza, quei venti minuti per tavolo hanno fatto la differenza. I produttori hanno dovuto essere sé stessi in modo diretto e sintetico. Gli enotecari hanno potuto capire, senza filtri, se quello stile, quel territorio, quella storia avesse spazio nella propria clientela. Le conversazioni informali con i soci Vinarius hanno confermato quello che conoscevamo, ma che vale la pena ascoltare ogni volta: l’enoteca italiana è cambiata profondamente. La sola vendita di bottiglie non basta più a reggere molte insegne. Mescita, aperitivo, serate con i produttori, degustazioni guidate, piccola ristorazione sono diventati strumenti fondamentali per fare cultura del vino e fatturato insieme. In questo contesto, garantire la qualità dei vini trentini è il punto di partenza, non di arrivo: quella qualità deve diventare narrabile, traducibile in una conversazione al banco, pronta per una carta vini o per una serata sold out. Graziano Molon, Direttore Generale del Consorzio Vini del Trentino ha sottolineato il valore insostituibile dell’ascolto diretto: “Questo tour ci ha restituito qualcosa di prezioso: la misura di come lavora davvero il mercato. Ascoltare direttamente gli enotecari - cosa cercano, cosa vendono, cosa faticano a spiegare - è un patrimonio che nessuno studio di mercato sostituisce completamente. Ma l’aspetto che ci ha colpito di più è stata la qualità delle conversazioni: c’era una disponibilità autentica a capire il Trentino, a fare domande puntuali, a immaginare come certi vini possano entrare nelle loro proposte. Abbiamo portato il Trentino a Vinarius, ma Vinarius è entrata dentro il Trentino. È una relazione che vogliamo continuare a costruire”. Il Trentino che costruisce relazioni solide Il Trentino vitivinicolo ha molte caratteristiche inimitabili: viticoltura di montagna, micro-territori dai caratteri peculiari, sostenibilità certificata, realtà cooperative e aziende familiari che convivono, vitigni identitari come il Teroldego, il Marzemino, il Müller Thurgau e la Nosiola, stili diversi che si esprimono in pochi chilometri di quota e di valle. Quello che abbiamo cercato di fare in questi tre giorni è stato trasformare queste specificità in relazioni. Perché un vino che trova posto sul banco di un’enoteca non ci arriva soltanto per la sua qualità tecnica: ci arriva perché qualcuno ha incontrato chi lo produce, ha capito la storia, ha deciso che valeva la pena difenderne il prezzo e consigliarlo a voce. Il tour con Vinarius è stato questo. Un lavoro, prima che una visita. Una relazione, prima che una promozione

Vini d’Abbazia 2026: a Fossanova incontri, masterclass e una mostra raccontano il vino attraverso la cultura, la spiritualità, la ricerca e l’arte contemporanea - Comunicato stampa - 4 giugno
Dal 12 al 14 giugno cinque masterclass guidate da protagonisti dell’enologia internazionale racconteranno il vino come esperienza culturale, identità territoriale e strumento di dialogo. Grande attesa per Riccardo Cotarella e Cremisan, la realtà multireligiosa in Terra Santa. Nel Chiostro del Refettorio la mostra di Silvia Iorio: “ViCro – Il vino al microscopio”. Priverno (LT), 1 giugno 2026 – Dal dialogo tra le religioni in Terra Santa ai grandi rossi italiani, dalle degustazioni emozionali alla ricerca sul rapporto tra vino e percezione sensoriale, fino all’arte contemporanea ispirata all’universo invisibile del calice. La quinta edizione di Vini d’Abbazia – un evento di Regione Lazio, Arsial, Camera di Commercio Frosinone Latina, Azienda Speciale Informare – amplia il proprio racconto e trasforma l’Abbazia di Fossanova in uno spazio di incontro tra cultura, spiritualità, scienza e vino. Dal 12 al 14 giugno il Refettorio, il Chiostro medievale e gli spazi del Borgo ospiteranno masterclass, degustazioni, seminari e percorsi espositivi con alcune delle figure più autorevoli del panorama enologico italiano e internazionale. Accanto ai banchi d’assaggio e alle cantine provenienti da abbazie e monasteri italiani e internazionali, il programma 2026 rafforza il focus sulle esperienze immersive e sui contenuti culturali, consolidando il ruolo di Vini d’Abbazia come uno dei format più originali del panorama enogastronomico italiano. LE MASTERCLASS: IL VINO COME STRUMENTO DI DIALOGO E LINGUAGGIO DEL TERRITORIO Ad aprire il calendario delle masterclass, venerdì 12 giugno alle 18:30 nel Refettorio del Chiostro, sarà “Il vino della pace del Monastero di Cremisan. Un dialogo tra le tre religioni in Terra Santa”, incontro guidato da Riccardo Cotarella, enologo di fama mondiale e presidente di Assoenologi, e moderato dal conduttore televisivo Marcello Masi. Più che una semplice degustazione, la masterclass sarà un racconto di convivenza possibile attraverso il vino. Protagonista sarà infatti Cremisan Wine Estate, storica realtà vitivinicola fondata dai Salesiani nel 1885 sulle colline di Beit Jala, nell’area di Betlemme, dove il lavoro della vigna coinvolge ogni giorno comunità cristiane, musulmane ed ebraiche in un’esperienza concreta di cooperazione, formazione e dialogo. In un territorio segnato da tensioni storiche e culturali, la viticoltura diventa così linguaggio comune, occasione di incontro e strumento di pace. Attraverso la valorizzazione delle antiche uve autoctone palestinesi – come Dabouki, Hamdani, Jandali e Baladi Asmar – Cremisan custodisce non soltanto una tradizione agricola millenaria, ma anche un’idea di territorio fondata sulla collaborazione tra identità diverse. Alle 20:00 sarà invece Roberto Cipresso a condurre “I Grandi Rossi”, un viaggio attraverso alcune delle più affascinanti espressioni del vino rosso italiano e internazionale. Dai territori del Brunello di Montalcino alle Langhe, dall’Umbria al Lazio fino alla Borgogna, la masterclass proporrà un itinerario tra Sangiovese, Pinot Noir, Nebbiolo, Sagrantino, Nero Buono, Cesanese e Cabernet, raccontando il vino come memoria, cultura e interpretazione del paesaggio. Sabato 13 giugno alle 18:30 sarà protagonista Vincenzo Mercurio con “Il vino dei monasteri”, degustazione dedicata ad alcune tra le più prestigiose realtà monastiche italiane, tra cui Abbazia di Novacella, Abbazia di Praglia, Monastero di Monte Oliveto Maggiore, Monastero delle Suore Trappiste di Vitorchiano e Fraternità Monastica di Bose-Assisi. Un percorso che invita a scoprire il valore culturale, spirituale e territoriale dei vini di abbazia attraverso etichette capaci di raccontare comunità, tradizioni e identità produttive. Chiuderà il programma della giornata, alle 20:00, la “Masterclass emozionale: il vino tra sensazioni, memoria e consapevolezza”, promossa e curata da Francesca Venturi e Giuseppe Ferroni dell’Università di Pisa. L’incontro propone un approccio multisensoriale che, a partire dalle più recenti ricerche sul rapporto tra emozioni, percezione e degustazione, accompagna il pubblico oltre la tradizionale analisi organolettica del vino. Nel calice non confluiscono soltanto colore, profumi, struttura e persistenza, ma anche percezioni, ricordi, suggestioni e stati d’animo, trasformando la degustazione in momento di ascolto e consapevolezza, attraverso etichette selezionate da abbazie, monasteri e cantine del territorio, in un intreccio tra ricerca scientifica, spiritualità dei luoghi e sensibilità individuale. Domenica 14 giugno alle 18:00, sempre nel Refettorio del Chiostro, sarà infine Chiara Giovoni a guidare “Tra Bianchi e Perlage: alla scoperta della luce”, itinerario tra grandi bianchi, vitigni rari e bollicine d’autore. Il percorso mette in evidenza il silenzio delle abbazie e la forza espressiva dei vitigni, attraverso una selezione di etichette provenienti da territori identitari e produzioni d’eccellenza: dallo Chardonnay della Santissima Annunciata all’Abbazia di Rosazzo, da Santa Margherita con il Monastero di San Francesco della Vigna a Feudi di San Gregorio con l’Abbazia del Goleto, fino al Montée de Tonnerre 2023, al Bellone Pas Dosé di Cincinnato e al Maturano di Atina, in un racconto che attraversa chiostri veneziani e vigne dello Chablis tra purezza, eleganza e luminosità del vino. VICRO: IL VINO TRA SCIENZA E ARTE Nel Chiostro e nel Refettorio sarà inoltre allestita in anteprima la mostra “ViCro – Il vino al microscopio. Forme e colori del gusto”, progetto espositivo dedicato all’universo invisibile del vino e al dialogo tra ricerca scientifica, percezione e arte contemporanea. La mostra nasce dai contenuti visivi ideati e realizzati dall’artista multimediale Silvia Iorio, con il coordinamento tecnico-progettuale dell’architetto Maurizio Condoluci di Westway Architects. Attraverso immagini microscopiche rielaborate artisticamente, elementi come tannini, polifenoli, zuccheri, lieviti, sostanze aromatiche e bucce d’acino diventano paesaggi visivi immersivi, trasformando la comunicazione scientifica del vino in esperienza culturale ed estetica. Microcosmi, macrocosmi e luce costituiscono il nucleo della ricerca artistica di Silvia Iorio, che intreccia arte, biologia molecolare e visione poetica in un percorso dedicato alla materia viva del vino, nonché alla sua dimensione più profonda e invisibile. ISTITUZIONI E PARTNER DELLA MANIFESTAZIONE Frutto della sinergia tra istituzioni, aziende e consorzi, avviata da Regione Lazio e Camera di Commercio Frosinone Latina, attraverso Arsial e Informare, l’iniziativa punta a promuovere il territorio, rafforzando l’identità del Lazio come destinazione enoturistica di eccellenza. Ideato dal giornalista Rocco Tolfa, l’evento è organizzato dalla Strada del Vino della provincia di Latina, dalla cooperativa Taste Roots e dall’Associazione Polygonal. La manifestazione si svolge in collaborazione con Regione Lazio, Arsial, Camera di Commercio Frosinone Latina, Azienda Speciale Informare, Ministero della Cultura – Direzione Regionale Musei Nazionali Lazio – Abbazia di Fossanova, Priverno (LT) e con la partnership del Comune di Priverno. Sono partner tecnici dell’evento anche Slow Food Lazio, l’Associazione Italiana Sommelier, Oltre Roma Wine Tour, Acqua Filette, Vivaio Aumenta e Federcampeggio. Main sponsor Banca di Credito Cooperativo di Roma. Media partner ufficiali della manifestazione saranno Rai Radio 2 e la rivista Camp.

UIV: tariffe USA shock per il vino italiano, export -17% in 12 mesi - Vinonews24 - 1 giugno
Secondo Unione Italiana Vini, i dazi imposti dagli United States stanno colpendo duramente il vino italiano. Tra aprile 2025 e marzo 2026 l’export verso gli USA è diminuito del 17% in valore, con una perdita superiore a 340 milioni di euro, mentre i volumi sono calati del 9%, raggiungendo i livelli più bassi degli ultimi dieci anni. Anche l’export complessivo del vino italiano nei primi mesi del 2026 risulta in forte difficoltà, con un calo del 13,3%. Gli Stati Uniti restano il principale mercato per il vino italiano, ma il valore delle esportazioni è sceso da quasi 2 miliardi a 1,65 miliardi di euro. A soffrire maggiormente sono stati i vini fermi e gli spumanti, mentre molte aziende hanno abbassato i prezzi medi per assorbire parte dell’impatto dei dazi e limitare il calo dei consumi. Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione Italiana Vini, ha sottolineato come il settore sia penalizzato sia dalla riduzione strutturale dei consumi sia dalla svalutazione del dollaro, chiedendo una risposta più forte da parte della diplomazia europea e maggiori investimenti nella promozione del vino italiano. Anche gli altri mercati extra-europei mostrano andamenti difficili e disomogenei: calano United Kingdom, Switzerland e Japan, mentre crescono Russia e Brazil. Il quadro generale evidenzia quindi una forte dipendenza del settore vinicolo italiano dalle dinamiche geopolitiche e commerciali internazionali.

Vino, non valgono le semplificazioni: “necessario distinguere tra abuso e consumo moderato” - Wine news - 1 giugno
Il testo racconta il dibattito emerso durante l’incontro “Vino, salute e cultura del rischio”, svoltosi all’Abbazia di Rosazzo, dedicato al rapporto tra vino, salute e cultura alimentare. Gli esperti intervenuti hanno sostenuto la necessità di distinguere tra abuso e consumo moderato di vino, evitando letture assolutistiche che considerano il vino solo come una bevanda alcolica. Secondo i relatori, il vino va invece inserito nel contesto della Dieta Mediterranea, fondata su equilibrio, moderazione e convivialità. Il professor Fulvio Mattivi ha sottolineato che il vino è un prodotto complesso, ricco anche di composti bioattivi derivati dall’uva, e non semplicemente alcol. Ha inoltre evidenziato l’importanza delle nuove ricerche epidemiologiche e della metabolomica per analizzare in modo più preciso gli effetti del consumo di vino sulla salute. Il professor Fulvio Ursini ha criticato le campagne mediatiche proibizionistiche, considerate dannose sia per la cultura sia per la qualità della comunicazione scientifica. Anche Giovanni de Gaetano ha ricordato che, secondo diversi studi, il consumo moderato di vino all’interno della Dieta Mediterranea può associarsi a effetti favorevoli sulla salute, pur senza semplificazioni. Il confronto ha quindi ribadito che la salute dipende dall’equilibrio tra comportamenti, stile di vita e responsabilità individuale, e che la comunicazione scientifica dovrebbe rappresentare la complessità del tema evitando messaggi troppo rigidi o ideologici.
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Milano Wine Week: appuntamento con la nona edizione dal 17 al 25 ottobre. Debutta nel 2027 la Roma Wine Week- Alimentando- 5 agosto Milano –

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Vino, tra dazi e consumi in calo. Vignola punta sull’ottimismo: “Non è la fine, ma l’inizio di una fase diversa” – Affari italiani- 24 luglio

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Coldiretti, Toscana apripista tecniche genomiche con prima vite di Sangiovese- Ansa – 22 giugno La Toscana del vino apripista delle nuove tecnologie genomiche con la

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ACCADEMIA SYMPOSIUM: ARRIVA ANCHE IN ITALIA LA SCUOLA “LEARNING BY DOING” – Comunicato stampa – 28 Maggio A Rodengo Saiano, nel cuore della Franciacorta, esiste

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IL MERCATO TEDESCO AMA L’ENOTURISMO IN ITALIA – Wine2Stay – 29 Aprile Esperienzialità, autenticità, umanità: sono questi i valori che fanno la differenza nell’accoglienza in

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L’estetica del vino protagonista al “Vinitaly Desing Award” con il maestro Michelangelo Pistoletto – Vine news – 26 Marzo Il successo di un vino dipende