Il giovane siciliano è tornato sull’Etna: “Sui nostri profili facciamo parlare di vino chi lavora, chi lo conosce, chi lo sa raccontare”
di Camilla Rocca
Costantino Murgo, classe 2000, è nato e cresciuto tra i filari dell’Etna: la vigna rappresenta uno dei suoi primi ricordi. Fin da piccolo ha mostrato intraprendenza, ricordando ancora quando allestiva una bancarella improvvisata all’ingresso dell’azienda di famiglia per vendere i limoni ai turisti americani. Un gesto che, allora in modo inconsapevole, segnava già l’inizio del suo modo di raccontare la propria terra.
Negli ultimi sette anni ha vissuto lontano dalla Sicilia. Ha conseguito una laurea in Economia e si è specializzato in Data Science, un percorso che gli ha permesso di ampliare la propria visione e di acquisire strumenti tecnici per interpretare la realtà attraverso i dati. All’inizio dell’anno è tornato in Sicilia per un tirocinio di sei mesi, ma la passione per i progetti intrapresi e il sostegno dei suoi mentori lo hanno portato a rimanere. Nonostante le difficoltà, oggi sente con convinzione che quello è il suo posto.
Il suo profilo viene definito “ibrido”: supporta i direttori commerciali (Italia, Estero e Retail), contribuendo al tempo stesso con le sue competenze tecniche. Si occupa di process improvement, automatizzando la reportistica per l’amministrazione, e cura la comunicazione digitale dell’azienda e i rapporti con la stampa.
Che cosa significa per te la “next generation” nel mondo del vino all’interno di Murgo?
Per me è un’evoluzione culturale basata sulla valorizzazione delle persone: in azienda non siamo pochi, ma molti under 35, e vogliamo creare un ambiente motivante. Significa anche avere il coraggio di investire in innovazione, dall’imbottigliamento 4.0 alla digitalizzazione dei processi di cantina. Uniamo a questo la sostenibilità reale, dal biologico alle energie rinnovabili, e la cultura del dato: grazie alla mia formazione, stiamo sostituendo l’intuito con decisioni basate su reportistiche precise e tracciabili.
Perché pensi che oggi il tema del ricambio generazionale sia così forte, soprattutto in Sicilia?
Oggi non siamo solo il futuro, ma il presente che deve rispondere a un mercato cambiato. Portiamo uno sguardo nuovo su come raccontare e vendere il vino, parlando la lingua di un consumatore che cerca autenticità, trasparenza e un’esperienza a contatto con la natura. In questo scenario, un’azienda di medie dimensioni come la nostra ha un grande vantaggio: siamo ben strutturati per cogliere nuove opportunità sul mercato locale ed estero, e più agili dei grandi gruppi per intercettare i cambiamenti e reagire rapidamente.
Quanto conta la sostenibilità per la next generation, e in che modo Murgo la integra nel proprio lavoro?
Per la mia generazione non è marketing, ma un presupposto culturale. In Murgo si traduce in azioni concrete: agricoltura biologica, certificazione VIVA, energie rinnovabili per il 45% del fabbisogno e strutture quasi totalmente plastic-free per i nostri cinquantamila visitatori annui tra le strutture ricettive di Catania e sull’Etna. Ma sostenibilità è anche benessere lavorativo, per questo abbiamo inserito una figura HR e migliorato gli spazi in cantina, spostando alcune lavorazioni di cantina in ambienti con luce naturale e vista sui vigneti.
Quanto è importante oggi avere un volto giovane che rappresenti il brand Murgo?
È essenziale per umanizzare l’azienda e togliere al vino quella “sacralità” che a volte allontana i neofiti. Per farlo, non usiamo agenzie esterne: diamo voce a chi lavora quotidianamente tra i filari e in cantina. Il nostro è un racconto genuino e diretto, che curiamo sui social e attraverso la stampa di settore, affiancati solo da una fotografa professionista per garantire che questa spontaneità si traduca sempre in un’immagine elegante e coerente con la nostra identità.
Ti riconosci come volto della next generation di Murgo? In quali ambiti stai portando innovazione?
Mi ci riconosco, ma è un percorso corale che condivido con i miei cugini. Il mio contributo pratico si concentra su tre fronti: rinnovo l’esperienza del cliente con un’accoglienza e una comunicazione più contemporanee; porto il mio background in Data Science per ottimizzare i flussi amministrativi interni, permettendoci di prendere decisioni più veloci; infine, affianco i direttori commerciali viaggiando molto, perché metterci la faccia rassicura i partner sulla continuità a lungo termine dell’azienda.
Ci sono stati momenti di confronto o scontro generazionale? Come li state trasformando in crescita?
In un’azienda familiare la franchezza è totale. Io faccio spesso da “acceleratore” per spingere su digitale e informatica, ma le mie idee passano per il filtro dell’esperienza dei miei zii, il che ci evita errori già fatti in passato. In cantina, invece, faccio un passo indietro e ascolto chi ha più esperienza di me. La fortuna è avere una famiglia dalla mentalità molto aperta: l’energia di noi giovani e la saggezza dei senior si fondono naturalmente in una leadership moderna.
Un consiglio agli altri produttori? Qualcosa su cui il settore potrebbe migliorare?
Il consiglio è fare sistema. In Sicilia, e in Italia in generale, produciamo eccellenze ma tendiamo all’isolamento. Dobbiamo promuovere il “Brand Territorio” prima ancora della nostra singola etichetta, capendo che se diamo valore a un’area geografica ne beneficiamo tutti, come abbiamo fatto sull’Etna. La frammentazione delle denominazioni italiane è una ricchezza straordinaria, che ci distingue ad esempio dalla Francia dove ci sono circa un quarto delle denominazioni, ma la sfida della nostra generazione è trasformarla in una forza coesa e competitiva per i mercati locali ed esteri.
Ti è capitato che la tua giovane età influenzasse la percezione di importatori o distributori? E all’estero come vi vedono?
Dopo aver incontrato centinaia di clienti e consumatori, ho capito che l’età conta meno della serietà e dell’entusiasmo. Soprattutto all’estero, un giovane rappresentante della famiglia non è un limite, ma un segnale di dinamismo e una garanzia di continuità. So di dover crescere ancora tecnicamente, infatti sto studiando da sommelier e mi confronto ogni giorno col nostro enologo: la credibilità si conquista unendo l’energia dei vent’anni a una preparazione rigorosa.
Qual è il prodotto che rappresenta meglio la next generation di Murgo?
Senza dubbio il nostro Metodo Classico da uve Nerello Mascalese. Siamo stati pionieri credendo nelle bollicine sull’Etna fin dal 1989. Oggi questo vino ci rappresenta al meglio perché è versatile e risponde a un modo di bere più moderno e informale. È la sintesi perfetta tra la sfida coraggiosa lanciata dai miei zii in passato e quella freschezza verticale che la mia generazione ricerca oggi, confermando l’Etna come punto di riferimento per l’eleganza a livello internazionale.
Camilla Rocca
Una passione per il mondo del vino che parte dalle origini, si è allargata all’enoturismo e ai racconti delle persone, di quei volti, quelle mani, delle storie che sono dietro alla vigna