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L’Annunziata, il Piemonte di domani

Tempo di lettura: 4 minuti

A Costigliole d’Asti, tra Langhe e Monferrato Astigiano, si trova una piccola cantina sinonimo di vitigni autoctoni coltivati con semplicità da un’inedita coppia del vino: l’Annunziata di Guido Schiavio ed Elena Sala.

di Nello Gatti

Dopo un mercato FIVI più che mai appassionato e alla vigilia dell’apertura del loro nuovo spazio, abbiamo intervistato i protagonisti dell’azienda agricola l’Annunziata, un passaggio fondamentale per comprendere meglio il Piemonte di domani.

Sul vostro sito, la homepage recita “non abbiamo un Pianeta B”. Che significato ha questa frase e quali sono le azioni intraprese?

Crediamo fortemente nella sostenibilità e tutta la nostra attività, dalla vigna alla cantina, ne è un riflesso: in vigna adottiamo i principi dell’agricoltura biologica e in alcuni casi biodinamica (utilizziamo tisane naturali al posto di pesticidi, lavoriamo la terra con sovescio al posto dei fertilizzanti chimici), in cantina cerchiamo di far esprimere al meglio il raccolto della singola annata senza interferire con la chimica, concedendoci solo piccole quantità di solfiti. Inoltre, la nostra nuova struttura è riscaldata e refrigerata interamente con impianto geotermico a basso impatto ambientale, utilizzato anche per riscaldare o raffreddare i mosti nelle varie fasi di lavorazione della cantina.

L'annunziata - guido

Qual è la vostra offerta enoturistica e quali altri luoghi è possibile visitare nei dintorni?

A breve termineremo la nostra nuova struttura dotata di una sala degustazione dedicata all’accoglienza dove organizzeremo visite in vigna e in cantina. In più, una volta al mese organizzeremo un evento speciale a tema…sarà una sorpresa per tutti i nostri amici!

I dintorni dell’astigiano, patrimonio Unesco, sono tutti da visitare cartina alla mano: scorci naturali di rara bellezza, uniti a una tradizione gastronomica oltre che enologica, fanno di questi luoghi un unicum di straordinario valore.  Consiglio una visita al centro storico di Costigliole d’Asti e al suo bellissimo castello.

Per produrre diverse linee di prodotto sarà necessaria una cura particolarmente attenta in vigna, ma soprattutto conoscere bene i diversi terreni, areali, ecc… Quali sono le vostre considerazioni a riguardo e quali le problematiche che state affrontando?

La fortuna di operare in un territorio a forte vocazione storica vitivinicola consente di avere un quadro della situazione ampelografica e delle caratteristiche dei singoli terroir molto chiari; è quindi intuitivo per noi sapere in quali terreni un particolare vitigno vegeta al meglio in funzione della tipologia di vino che si vuole ottenere. I nostri terroir sono quelli tipici del Barbera d’Asti e del Moscato d’Asti, del Dolcetto e dello Chardonnay. Sì, perché anche quest’ultimo è naturalizzato a Costigliole d’Asti sin da inizio ‘800, quando il Marchese Asinari, Signore di Costigliole e San Marzano, primo Impero Consigliere di Stato di Napoleone, portò i primi piedi di Montrachet dalla Borgogna per testarli nelle nostre zone. Il vitigno divenne alla fine endemico, con ottimi risultati dal punto di vista enologico.

Le problematiche più importanti sono sicuramente quelle relative alla diffusione della Flavescenza Dorata, giallume della vite che provoca l’ostruzione dei vasi linfatici sino alla morte della pianta. Si diffonde velocemente grazie ad un insetto vettore e costringe all’estirpazione della pianta colpita per evitare ulteriori contagi. Attualmente la lotta si effettua con insetticidi per limitare il vettore, ma ad oggi con scarsi risultati, soprattutto nelle aziende bio in cui gli unici insetticidi ammessi dalla Regione Piemonte sono quelli a base di piretro.

L'annunziata - dahlia

L’etichetta “Dahlia”, l’ultima nata, sembra avere elementi di rottura con il resto della linea. Che vino è e perché si è scelto di darle questa veste?

Dahlia è un blend di Barbera e Nebbiolo nato come recupero di un’antica tradizione astigiana ormai in disuso. L’etichetta si ispira alla volontà di coniugare e trasmettere le due anime di questo vino, che incarnano la potenza e la bellezza della Donna: “Dahlia nasce dall’unione tra la forza e la freschezza della Barbera e l’eleganza e la complessità del Nebbiolo, per giungere a noi armoniosa ed appagante”, recita il retro dell’etichetta.

Scenario attuale: essere una piccola cantina situata in Piemonte appartenente alla FIVI e circondata da DOC e DOCG. Crea squilibri tra obiettivi e aspettative, aumenta la competizione o rimangono solamente sigle il più delle volte non a supporto del vero lavoro dei vignaioli?

Di fatto noi stessi abbiamo una produzione tutta a Denominazione, sia DOC che DOCG. Il fatto di trovarci in Piemonte non dà né aiuti, né limiti. Ogni azienda ha il suo prodotto e lo vende in canali e aree geografiche diverse, non c’è nessuna forma di “concorrenza” interna. Per quanto riguarda la FIVI è necessario considerare che è un’Associazione apolitica che raccoglie vignaioli (quindi non aziende commerciali) che hanno esigenze simili, e quindi trovano nell’associazionismo una forma di cameratismo nell’approccio a diverse tematiche e un momento di incontro nel Mercato annuale di Piacenza (dal 2023 sarà a Bologna). Alla fine il vignaiolo è molto solo nella sua battaglia quotidiana con il clima, l’ambito economico e soprattutto quello politico… tutti molto distante dalla vigna.

Qual è il vitigno autoctono su cui puntare nel futuro e quale invece l’etichetta che sta incassando il maggior numero di consensi?

Certamente la Barbera d’Asti Superiore e il Moscato d’Asti sono produzioni uniche al mondo, e la loro particolarità viene molto apprezzata soprattutto all’estero.

Anche il nostro metodo classico ci dà buone soddisfazioni, così come lo Chardonnay vinificato in legno divenuto ormai un punto di riferimento per gli amanti dei bianchi strutturati.

L'annunziata - elena(1)
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