RACCONTAMI DI TE..RRITORIO. L’Irpinia secondo Tenuta Scuotto

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Irpinia, lupi e montagne verdi secondo l’immaginario collettivo, sono per gli appassionati di vino un triangolo in cui si concentrano 3 iconiche produzioni campane contraddistinte dalla DOCG: Il Fiano di Avellino, il Greco di Tufo e il Taurasi. 

di Nello Gatti

Adolfo Scuotto ne è un apprezzato interprete, ruggente nei mercati internazionali e certosino nell’affiancare l’opera iniziata dal padre Edoardo. Ma nonostante i successi, l’Irpinia non è la Borgogna e il Taurasi non è il Barolo (per quanto alcuni giornalisti tentano goffamente un suo “upgrade” trascinato dal paragone). Che aria si respira dunque in Irpinia e quali sono le prossime mosse di Tenuta Scuotto, un’Azienda che oltre a produrre vini, esporta l’Irpinia nel mondo?

Dove si colloca oggi l’Irpinia e qual è il suo stato di salute verso i mercati?

L’Irpinia, dal punto di vista enologico, gode sicuramente di una brand awareness. Tuttavia, non si tratta di una notorietà costruita attraverso azioni concertate, come avvenuto ad esempio per altri territori (Langhe, Montalcino, Chianti) in quanto legata ad attività commerciali dei singoli produttori. Infatti, le nostre denominazioni hanno maggiore riconoscibilità rispetto ad altri territori della nostra regione, in aree dove si è concentrata negli anni l’esportazione delle Aziende. Detto ciò, mi auguro si possa mettere l’Irpinia, intesa come territorio, al centro di una strategia di marketing condivisa, aumentando la consapevolezza sui mercati internazionali e puntando sulla cosiddetta “fascia premium” in modo da ricevere ripercussioni positive sul lato della marginalità e del posizionamento.

La tua Azienda è stata una delle prime ad investire sul marketing e puntare sui mercati internazionali. Quali risultati siete riusciti a portare a casa?

Non avrei potuto fare altrimenti. Anche se non avessi condiviso (per assurdo) la centralità del marketing all’interno di un’Azienda vinicola, il mio background accademico e professionale me lo avrebbero comunque imposto. Spesso quando mi chiedono la data di fondazione dell’Azienda, preferisco parlare del mio primo Vinitaly o della mia prima fattura di vendita, che sono successivi e non di qualche mese. Ritornando al tema dell’internazionalizzazione, penso che portare la propria Azienda al di fuori dei confini nazionali abbia diverse ripercussioni positive, sia sul piano squisitamente economico sia su quello societario. Siamo partiti infatti con strategie export dopo appena due anni di presenza sul mercato domestico e non a caso parlo di strategie, in quanto il nostro approccio è stato frutto di studio, analisi e riflessione. Abbiamo pensato che estremo oriente ed estremo occidente ci avrebbero fornito, al di là dei volumi di vendita, ottimi feedback da poter utilizzare per anticipare dinamiche e/o tendenze sui mercati di prossimità. Fiere, eventi B2B ed operazioni di post-vendita hanno rappresentato e rappresentano per noi una costante fondamentale e un pilastro nel piano marketing.

Sei felicemente posizionato nel cuore di 3 DOCG, ma questa convivenza tra due bianchi di pregio e un iconico rosso rischia di gettare le Cantine in confusione. È opportuno quindi specializzarsi su singole produzioni, oppure è giusto produrre tutto ciò che l’areale offre?

Irpinia

Le risposte potrebbero essere molteplici, a seconda dell’interpretazione. Se si considerano i mercati di sbocco, vista la grande sofferenza in termini di appeal e numeri che attanagliano il grande Rosso del Sud, sarebbe opportuno concentrarsi sui bianchi che invece registrano ormai da anni ottime performance, confermate dalla crescente e costante presenza in rinomate wine list nazionali ed internazionali. Ma oltre le politiche commerciali, bisogna anche perseguire la propria “vision” e restare fedeli alla vocazione di un territorio. Nel nostro caso, siamo posizionati nell’areale per eccellenza del Fiano ed era del tutto naturale puntare sulle infinite potenzialità di questo vitigno in tutte le sue sfaccettature. Ma ci siamo concentrati anche sull’Aglianico, cercando di proporre più stili e declinazioni che ad oggi posso confessarti hanno ricevuto numerosi consensi.

Cosa rappresenta “Oi nì” per te e quali caratteristiche lo rendono così territoriale e apprezzato?

Non vorrei risultare banale, ma “Oi nì” è per me, mio padre e l’enologo un vero e proprio “figlio”. Non si tratta di un’esagerazione, in quanto il paragone si riferisce a un elemento vivo, il vino per l’appunto, che carico di storia e ricco di significato ci racconta di “Oi nì” (o’ ninnillo – il bambino in dialetto), ovvero il modo con cui mi chiamava mio padre da piccolo. Il successo di questa etichetta si deve non solo alle caratteristiche organolettiche ma anche alla nostra intenzione di comunicare in maniera extrasensoriale con il consumatore che entra in contatto con lo spirito e la storia della nostra famiglia. Nato per sfidare preconcetti e pregiudizi, vuole puntare esclusivamente sull’emozione.

Irpinia vino

Enoturismo, una questione che ti vede in prima fila sul territorio irpino. Come è percepito dai tuoi colleghi produttori e cosa è necessario intraprendere per rendere l’Irpinia meta di successo? 

L’Enoturismo è una delle più grandi opportunità da cogliere ma anche uno degli aspetti più complessi da gestire nella promozione di un’Azienda e di un territorio. Secondo il mio punto di vista, si parte individuando dei benchmark e osservando quei territori o Aziende da cui trarre le best practices in questo specifico comparto. Non si può prescindere da una visione d’insieme, ecco perché parlo del binomio Azienda-territorio, in quanto il turismo è sistemico. Un esempio pratico? La mia azienda è strutturata per offrire diversi tour degustazione ed abbiamo studiato diverse modalità di acquisto per rendere il nostro sito sempre più user-friendly e la nostra realtà al passo con le nuove sfide digital. Pensate che basti questo?! Assolutamente no. Se l’enoturista ha difficoltà a raggiungere l’Azienda, o non trova il contesto attorno “pronto” all’accoglienza, o per mille altre ragioni riscontra difficoltà nel raggiungere una location, non solo il mio cliente ma l’intero territorio sarà penalizzato nella valutazione.

Dove Sarà Tenuta Scuotto nel 2023 e con quali obiettivi e novità?

Il 2023 sarà un anno ricco di novità per noi e per chi ci segue, in cui tra le altre cose lanceremo ben due nuove etichette. Parlando di mercati, ad oggi siamo presenti in 16 Paesi e abbiamo buone prospettive d’ingresso su altri 3. La costruzione della “Mappa Scuotto” nel mondo segue una politica che prevede il raggiungimento del 45 % del fatturato all’estero, mantenendo l’obiettivo di rafforzare e fidelizzare i mercati internazionali che non devono mai prevalere sulla presenza in Italia, in quanto un’Azienda è in primis il proprio territorio. La consacrazione sul mercato domestico in termini di vendite è prerogativa, ma anche presupposto per la costruzione di una strategia commerciale a lungo termine.

Un libro, una canzone e un film per raccontare la tua storia:

Tenuta scuotto

LIBRO: Il Gabbiano di Jonathan Livingstone, un gabbiano che impara a eseguire il volo come fonte di perfezione e di gioia. Simbolo di chi ha la forza di seguire la propria legge interiore e di chi è appagato semplicemente dal far bene le cose a cui si dedica. 

CANZONE: I Still Haven’t Found What I’m Looking For. Mai canzone fu più ascoltata e adeguata quando non solo si ha la volontà di raggiungere i propri obiettivi e combattere le difficoltà, ma si possiede anche la consapevolezza di guardare costantemente oltre

FILM: La ricerca della felicità. Un Film che gira attorno a due valori e concetti per me fondamentali: La Pertinacia e La Famiglia. Chiunque avrebbe mollato, di fronte alle mille difficoltà e alla necessità di prendersi cura di un figlio. Invece no, Lui, l’imprenditore a cui è ispirata la storia del film, è riuscito a raggiungere ciò che voleva, senza perdere l’amore ed il sostegno del suo affetto più grande.

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