Valtenesi, storia di un vino non convenzionale

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Prosegue il nostro viaggio tra i Consorzi Vinicoli Lombardi aderenti ad Ascovilo. È il giorno della più grande denominazione dei vini rosati italiani, di cui parliamo con il presidente del Consorzio, Paolo Pasini

di R.V.

Il Valtenesi: un territorio che guarda al futuro partendo da una tradizione vinicola storica.

La storia della produzione vinicola nel nostro territorio è secolare. Già dal 1500 sono documentate le prime produzioni, consolidatesi dal 1800 in poi. Questa tradizione deve diventare l’elemento distintivo del nostro racconto: un vino informale e non convenzionale con una storia straordinaria alle spalle.

Parliamo di Aperitivo: certamente un’occasione di consumo importante per il Valtenesi.

La nostra produzione prevalente è legata ai rosé, che rappresentano il 70% dei vini del nostro territorio. Questo dato basta a dimostrare quanto l’Aperitivo sia un’occasione fondamentale per i nostri vini. C’è un grande spazio di crescita per i vini rosé nel mercato italiano: serve un grande lavoro di comunicazione sul consumatore e l’aperitivo è certamente un’occasione di consumo su cui puntare. 

Riguardo ai rosati, Valtenesi rappresenta per l’Italia quello che la Provenza rappresenta per la Francia.

Assolutamente. Nelle ovvie differenze dimensionali (la Provenza produce 200 milioni di bottiglie, Valtenesi 3 milioni) sono territori accomunati da una fortissima tradizione: un elemento che ci lega anche in un progetto europeo di promozione, rivolto ai Paesi del Nord Europa. Possiamo tranquillamente affermare che Valtenesi, al pari della Provenza in Francia, è il “reparto corse” del rosé italiano.

Una grande storia e un territorio da raccontare: come si inserisce l’offerta enoturistica del territorio nel grandissimo bouquet di offerte tematiche del Garda?

Il Garda è il Mediterraneo del Nord e rappresenta per noi un grande vantaggio competitivo rispetto ad altri territori. In un contesto frequentato da quasi 30 milioni di turisti ogni anno e ricco di attività che si adattano a tutti i target, è necessario creare proposte sempre più segmentate per rendere ancora più attrattive le nostre attività. L’età media degli enoturisti si sta abbassando considerevolmente, è un target molto fertile sul quale investire attraverso la creazione di esperienze sempre più uniche, distintive e interattive. Abbiamo la possibilità di costruire una parte dei consumi del futuro a casa nostra.

Parliamo di un altro tema di fondamentale, come la sostenibilità. Quali sono le azioni che state mettendo in campo?

Le caratteristiche del Groppello, vitigno molto sensibile, portano ad essere estremamente leggeri nei trattamenti. Questo rende la nostra viticoltura “naturalmente sostenibile”. La maggior parte delle nostre aziende sono certificate Biologiche o Equalitas: si tratta di cantine a gestione familiare che stanno lavorando per valorizzare al massimo il territorio con una grande attenzione alla sua preservazione. Tra gli obiettivi del nostro Consorzio c’è anche un aumento della coltivazione del Groppello Gentile, vitigno autoctono del territorio.

Chiudiamo con un altro elemento di grande attualità: la necessità di una formazione di base per il personale di sala dei ristoranti e dei locali di somministrazione. A quali iniziative vi state dedicando come Consorzio?

Il nostro obiettivo è quello di coinvolgere gli operatori sul territorio: la nostra Casa del Vino – sede del Consorzio – è sempre aperta e a disposizione dei professionisti; anche le cantine associate organizzano sempre più iniziative dedicate agli operatori del mondo sala. In primavera organizziamo attività dedicate in occasione de “La Prima del Valtenesi”. L’esperienza sul territorio è un valore aggiunto fondamentale per la formazione e l’informazione di chi deve proporre i nostri vini al cliente finale.

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