Catarratto e Nero d’Avola aprono la strada: “Niente processi correttivi né scorciatoie, il risultato si costruisce tra i filari, rispettando vitigni e territorio”
di Fabrizio De Angelis Puglisi
Mentre il mondo si affanna ad orientarsi all’interno del dibattito se i dealcolati abbiano o meno dignità di vino, c’è chi prova soluzioni che non contemplano né l’utilizzo di pratiche poco sostenibili per l’ambiente né l’abbandono di identità, dei profumi e dell’equilibrio che rendono il vino tale. Stiamo parlando di Cantina Marilina, una delle aziende più importanti del
Val di Noto, che proprio in questi giorni presenta al Vinitaly due nuovi vini con un tenore alcolico di 9,5°.
Ma come si è riusciti ad ottenere un Catarratto mantellato e un Nero d’Avola con questo ridotto tenore alcolico? Lavorando in vigna in modo mirato, ovvero allungando la potatura, aumentando il numero dei grappoli e incrementando la resa per ettaro, che resta comunque ben al di sotto degli 80 quintali per ettaro.
Per quanto riguarda la vendemmia, questa è stata anticipata rispetto al normale periodo di maturazione e la vinificazione è avvenuta secondo i metodi tradizionali, con una macerazione di poche ore. “Non volevamo inseguire una moda ma trovare una risposta coerente con il nostro modo di fare vino – spiega Angelo Paternò – Per noi il vino nasce in vigna, non in laboratorio”.
Per l’enologo “abbassare il grado alcolico attraverso scelte agronomiche e di raccolta significa rispettare l’identità del vitigno, l’equilibrio del vino e i principi di sostenibilità in cui crediamo. La dealcolizzazione è una scorciatoia che non sentiamo nostra”.
Cantina Marilina produce da sempre principalmente vini simbolo dell’areale del Val di Noto e della Sicilia, Nero d’Avola, Grecanico e Moscato di Noto. Quindi, con la nuova linea FLO di vini con ridotto contenuto alcolico, se da un lato si dà continuità con il Nero d’Avola, dall’altro lato si è optato per il Catarratto mantellato, che invece rappresenta una vera e propria novità per l’azienda. Per questo nuovo vino è stato svolto infatti un grande lavoro di recupero e difesa della biodiversità attingendo a vigneti esistenti in azienda dai quali è stato prelevato il materiale genetico per preparare le nuove barbatelle. Il risultato? Al naso le tipiche sensazioni agrumate e di camomilla del catarratto ci sono tutte, seppur con una tenue intensità. In bocca la freschezza è padrona e si avverte, seppur in modo non importante, l’assenza di qualche grado di alcol in meno.
Discorso diverso per il Nero d’Avola, che tende a dare una sensazione di continuità rispetto alle altre versioni più “strong” già note di Cantina Marilina: al naso la ciliegia sembra proprio esplodere dal calice mentre in bocca, pur spingendosi maggiormente verso la freschezza, ovviamente, tende ad avere delle note morbide e una discreta persistenza in bocca che non fa rimpiangere le versioni “tradizionali”.
Complessivamente questo primo esperimento di vini a bassa gradazione alcolica si può dire superato per Cantina Marilina, che nella sua ricerca di uno stile agricolo identitario e rispettoso per l’ambiente, è riuscita a trovare un modo per dialogare con un nuovo segmento di mercato, che ancora forse non è numericamente importante ma che nei prossimi anni potrebbe anche divenire rilevante: “Il nostro obiettivo non è togliere qualcosa al vino, ma trovare un nuovo equilibrio senza tradirne l’anima – spiega Marilina Paternò – Crediamo che il consumatore di oggi cerchi consapevolezza, non compromessi. Per questo abbiamo scelto una strada più impegnativa, ma autentica: lavorare meglio in vigna per ottenere naturalmente un vino più leggero, integro e rispettoso dell’ambiente”.
Senz’altro la linea FLO di Cantina Marilina potrebbe anche iniziare a dare qualche indicazione sull’assenza quasi perenne dei giovani nella scena del vino, che con un prodotto più “facile” forse potrebbero rispondere: presente. Tuttavia, non si può nascondere la curiosità di osservare se con vini come questi prodotti da Marilina, si riuscirà ad aprire un nuovo capitolo della fruizione del vino, dove oltre ad abbassare il tenore dell’alcol si riusciranno ad abbassare barriere di natura ideologico-culturale.