La visione del Brunello di Montalcino secondo Campogiovanni, in mostra al Museo delle Culture di Milano

Tempo di lettura: 3 minuti

Memoria, equilibrio e visione contemporanea in 6500 bottiglie che uniscono e raccontano il Brunello di Montalcino

di Nello Gatti

Quel che distingue un grande Brunello non è soltanto la sua tessitura tannica o l’eleganza cromatica. È, piuttosto, la capacità di restituire in ogni sorso una geografia di sensazioni: la voce del suolo, il respiro della stagione, la memoria di mani che hanno scelto e atteso. Il Brunello di Montalcino DOCG P#327 2020 di Tenuta Campogiovanni incarna questa idea di vino come paesaggio narrato, resa immediatamente percepibile durante il recente pranzo stampa al MUDEC (Museo delle Culture di Milano), da chi il vino lo ascolta e lo racconta per professione.

Presentato in una cornice che intreccia cultura visiva e cucina d’autore, P#327 nasce da anni di osservazione attenta: quell’appezzamento della tenuta noto come Vigna Alta era da tempo sotto i riflettori per la qualità costante delle sue uve. Qui, suoli di medio impasto sabbioso-limoso e un microclima equilibrato accompagnano una maturazione intensa ma misurata del Sangiovese Grosso, l’unico vitigno ammesso dal disciplinare del Brunello. È da questo equilibrio che prendono forma poco più di 6.500 bottiglie, pensate per essere ascoltate con pazienza e rispetto.

Una filosofia oltre letichetta

Il 2020 è stata un’annata di spigoli smussati, non di eccessi. Un inverno mite ha anticipato la vegetazione, alcune gelate primaverili hanno ridotto leggermente le rese ma al contempo concentrato aromi e materia, mentre un’estate temperata ha accompagnato la maturazione con lentezza e intensità graduale. Il risultato è un’uva che porta con sé sia struttura sia freschezza, e un vino che riflette questa sinergia.

Il nome P#327 non è un vezzo numerico, è un manifesto di territorialità e precisione, è il codice catastale della particella che ha dimostrato, con coerenza nel tempo, la vocazione a dare vini di forte identità. Cru nel senso più puro del termine, non come moda ma come esito di meticolosa osservazione, selezione e rispetto.

Questa tensione verso un singolo “luogo” è ciò che rende il P#327 un Brunello di contemporanea rilevanza. Non è un vino che urla la sua potenza, ma piuttosto uno che si rivela come un pensiero compiuto, dove eleganza e struttura convivono con naturalezza, senza forzature. È un Brunello che guarda avanti ma senza rinnegare la profondità della tradizione di Montalcino, una denominazione che nel mondo del vino è considerata icona di equilibrio tra possibilità evolutive e rigore enologico.

A tavola con il vino e con la storia

Durante il pranzo stampa milanese, il P#327 ha mostrato come il vino di terroir riesca a dialogare con la cucina contemporanea: i piatti, studiati per rispondere alle diverse sfumature aromatiche del Brunello, non sono mai stati semplici accompagnamenti, ma veri e propri partner di dialogo, dove il vino prende parola, suggerisce abbinamenti, invita all’ascolto dei dettagli.

Questo Brunello non è un punto d’arrivo, ma un invito alla riflessione sulla lunga prospettiva che può avere un grande Sangiovese, sul modo in cui un cru si costruisce nel tempo, e su quanto un vino possa continuare a sorprendere anche chi crede di conoscerne già i segreti. È un vino da esplorare lentamente, da lasciare respirare, da capire non solo con i sensi ma con la mente.

In un panorama enologico in continua trasformazione, il P#327 2020 di Campogiovanni si pone come una voce autentica, capace di parlare di luogo, metodo e temperamento. Non solo un Brunello da degustare, ma uno da vivere, uno da raccontare nei prossimi anni, uno da ricordare per ciò che mostra adesso e per ciò che promette di diventare

Immagine di Nello Gatti

Nello Gatti

Vendemmia tardiva 1989, poliglotta, una laurea in Economia e Management tra Salerno e Vienna, una penna sempre pronta a scrivere ed un calice mezzo tra mille viaggi, soggiorni ed esperienze all'estero. Insolito blend di Lacryma Christi nato in DOCG irpina e cresciuto nella Lambrusco Valley, tutto il resto è una WINE FICTION.

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