Diletta Tonello: “Il vino non è una semplice bevanda alcolica ma stile di vita. Bere consapevole è appartenenza, per questo va raccontato con una visione”

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La giovane vignaiola alla guida della cantina omonima racconta le sue bottiglie, vulcaniche e propositive come lei: “Quando dicono che mi somigliano, mi sento fiera”

di Camilla Rocca

Nel cuore dei Monti Lessini, tra Vicenza e Verona, si staglia la figura dinamica e intraprendente di Diletta Tonello, giovane vignaiola alla guida della Cantina Tonello, fondata dal padre Antonio negli anni ’80. Classe 1991, Diletta incarna la passione e l’energia necessarie per portare avanti con successo l’eredità familiare, imponendosi con maestria nel mondo del vino.

La cantina, situata su suoli di origine vulcanica, è un luogo dove la tradizione vitivinicola si fonde con la modernità, grazie alla visione innovativa di Diletta. Qui, la Durella e la Garganega trovano la loro massima espressione, grazie alla cura e alla dedizione con cui Diletta lavora le vigne, mettendo in risalto le caratteristiche uniche del territorio dei Monti Lessini.

La passione di Diletta per il suo amato territorio va oltre la produzione vinicola: dopo due mandati come vicepresidente, dal 2022 al 2025 ha assunto il ruolo di presidente del Consorzio di Tutela Vini del Lessini Durello

Cresciuta tra le vigne e formata all’agricoltura, Diletta ha approfondito i suoi studi in enologia a Padova, per poi arricchire la sua esperienza con stagioni di vendemmia in diverse regioni italiane. Il suo ritorno in cantina nel 2013, questa volta nel ruolo di enologa, ha segnato l’inizio di una nuova fase di crescita e innovazione per Cantina Tonello. In azienda non è solo lei a rappresentare la femminilità nel vino, ma anche i suoi vini che portano ciascuno il nome di donne della mitologia greca, riflettendo l’essenza e la personalità di ciascuna varietà. Con una visione moderna e audace, Diletta Tonello continua a lasciare il suo segno nel mondo del vino, valorizzando il territorio dei Monti Lessini e dando vita a vini unici e affascinanti.

Che cos’è la next generation nel mondo del vino?

La next generation è composta dai nuovi protagonisti del mondo del vino, non solo produttori ma anche consumatori. Coloro che con il vino stanno creando un rapporto decisamente diverso rispetto a quello delle vecchie generazioni. Non è più un semplice consumo, ma un sentirsi appartenenti a un brand, un’idea, una filosofia.

Perché è un tema così forte in questo momento?

Perché sta cambiando consumi, andamenti di mercato e tecniche di comunicazione del vino. Le aziende che vogliono stare al passo con i tempi devono conoscere la next generation nel mondo del vino, dopotutto è il futuro.

Sostenibilità nel vino, importa davvero per la Next generation?

Direi che la sostenibilità del vino per la next generation è una prerogativa, più che una cosa importante, che ogni azienda deve avere. Non diventa più un argomento da comunicare o un obiettivo, ma una base da cui partire.

Quanto è importante avere oggi in azienda un volto che racconti il brand?

Tanto tanto tanto, davvero tanto. Un prodotto come il vino, che non è una semplice bevanda alcolica, ma diventa stile di vita, bere consapevole, appartenenza, ha bisogno sicuramente di un volto riverente o legato al brand che comunichi l’azienda e il prodotto. Per alcune aziende funziona il testimonial o il brand ambassador, per altre il produttore stesso.

Possiamo dire che tu sei il volto della Next generation della tua cantina?

Nel mio caso sì: più volte mi viene detto che i miei vini sono vulcanici come lo sono io. Di principio sono una persona iperattiva e propositiva, quindi sentirmi dire che i miei vini mi assomigliano molto è un grandissimo complimento. Per un consumatore ritrovare il produttore nello stile e nel concetto di vino che stanno scegliendo è molto importante.

C’è stato qualche scontro generazionale da quando sei entrato in azienda?

Sì, ma credo che sia inevitabile. Basta solo pensare alla differenza generazionale che c’è tra me (anni ‘90) e mio padre (anni ‘60), rispetto a mio padre e mio nonno (anni ‘30).

la nostra generazione di vignaioli non deve solo coltivare la vigna, fare un buon vino e venderlo, ma ha per prima iniziato a sperimentare il concetto di multitasking vero: gestire i social, il marketing, il rapporto con i clienti, essere un brand ambassador della propria azienda, vestire la bottiglia con etichette accattivanti e allo stesso tempo coltivare, vinificare ecc.

Nel mio caso lo scontro generazionale è stato far capire a mio papà quanto è importante l’investimento di tempo e denaro in marketing e comunicazione.

Cosa vorresti dire agli altri vignaioli? Un consiglio su come migliorare che noti spesso nei colleghi?

Sicuramente consiglio moltissimo di avere in azienda un buon consulente aziendale. Una specie di coordinatore, mediatore e curatore dei rapporti umani tra i componenti dell’azienda, siano essi soci, famigliari o amici.

Importatori, distributori, commercianti ti hanno considerato meno in quanto giovane e donna? E all’estero?

All’inizio non è stato facile, e parlo di 10 anni fa. Capitava frequentemente di essere sottovalutata o addirittura non considerata: quando sei giovane pensi che magari ci sta, devi dimostrare che sei ingamba e che sei sul pezzo. La cosa brutta invece è quando ti considerano meno perchè donna, ciò che mi ha sempre ferito tanto all’inizio era sentirmi dire: “Chi è l’enologo che ti fa il vino? Chi è il tuo consulente? Ma fammi parlare con tuo padre”.

Con il tempo ho capito che arrabbiarsi serve a poco, certe idee e certe teste cambiano con i fatti o non cambiano affatto. Le nuove generazioni cominciano già con un approccio diverso su questo tema.

Qual è il vino della cantina che meglio rappresenta la next generation?

Il motto della mia cantina è: “Durella state of mind”, per noi questo vitigno è il futuro per la spumantistica italiana, quindi il vino che rappresenta di più la next generation è sicuramente ‘Teti’, Monti Lessini Doc Metodo Classico, una bolla che guarda il futuro a 360 gradi: dinamico, vulcanico e accogliente!

Immagine di Camilla Rocca

Camilla Rocca

Una passione per il mondo del vino che parte dalle origini, si è allargata all’enoturismo e ai racconti delle persone, di quei volti, quelle mani, delle storie che sono dietro alla vigna

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