Niente di buono sul fronte occidentale: dazi al 30% dagli USA, a rischio consumi, investimenti e lavoro

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Anche il vino italiano nel mirino di Trump: colpito l’export verso gli Stati Uniti, il secondo mercato al mondo. Ora serve una risposta rapida e compatta

di Camilla Rocca

Niente compromessi, non è lo stile di Trump. Il prossimo 1° agosto entreranno in vigore i dazi del 30% annunciati dagli Stati Uniti sulle importazioni dall’Unione Europea, una decisione che colpisce duramente il vino italiano, uno dei prodotti di punta dell’export agroalimentare nazionale. Gli Stati Uniti rappresentano infatti uno dei mercati più importanti per le cantine italiane, con un valore dell’export che nel 2023 ha superato i 1,9 miliardi di euro e raggiungendo nel 2024 il record storico di 8,1 miliardi di euro.

Il colpo è pesante, soprattutto per le piccole e medie cantine, che hanno puntato nel tempo su questo mercato, da sempre strategico, e rischiano ora di vedere compromessi anni di investimenti e lavoro.

Il peso del mercato USA per le cantine italiane

Gli Stati Uniti sono il secondo mercato estero per il vino italiano dopo l’Europa, e rappresentano una quota significativa del fatturato per molte aziende. Molte cantine hanno dedicato risorse a lungo termine per aprirsi al mercato americano, fidelizzando clienti e distributori in una competizione che si gioca su qualità, brand e accessibilità.

I dazi al 30% rischiano di far lievitare i prezzi finali per i consumatori americani, mettendo in crisi la posizione dei vini italiani a favore di altri Paesi produttori meno penalizzati, come Cile, Argentina o Australia.

Il rischio per le piccole e medie cantine 

Il settore vinicolo italiano è composto in gran parte da piccole e medie imprese, realtà che spesso non possono sostenere costi aggiuntivi così elevati senza perdere quote di mercato. Il rischio è che molte cantine si trovino costrette a tagliare volumi di esportazione, con conseguenze pesanti sia sul piano economico che occupazionale.

L’Unione Italiana Vini ha già espresso preoccupazione per le conseguenze di questa misura, sottolineando come si tratti di una “stangata” che mette a rischio la competitività di uno dei comparti di eccellenza del made in Italy.

L’allarme delle associazioni e le reazioni politiche

Sul piano politico, le reazioni non mancano. Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ha definito la lettera di Trump come una “sgradevole volontà di trattare”, auspicando negoziati che evitino ulteriori danni.

La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha chiesto una risposta forte da parte del governo italiano, mentre Giuseppe Conte ha sottolineato come “Italia e Ue non si siano fatte rispettare” e la necessità di trovare un accordo rapido per evitare un’escalation.

Verso un futuro incerto

Il settore vinicolo, fiore all’occhiello dell’export italiano, si trova davanti a una sfida senza precedenti. Se da una parte si spera in una possibile riduzione o rimozione dei dazi attraverso negoziati internazionali, dall’altra molte aziende dovranno prepararsi a una nuova realtà commerciale in cui il costo dell’accesso al mercato USA sarà significativamente più alto.

Le cantine italiane si preparano quindi a resistere, puntando su qualità, innovazione e diversificazione dei mercati. Ma la preoccupazione resta alta: il rischio di perdere terreno in uno dei mercati più importanti del mondo potrebbe lasciare segni profondi nel tessuto produttivo e culturale del vino italiano.

Immagine di Camilla Rocca

Camilla Rocca

Una passione per il mondo del vino che parte dalle origini, si è allargata all’enoturismo e ai racconti delle persone, di quei volti, quelle mani, delle storie che sono dietro alla vigna

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