Viaggio in Georgia, dove il vino è memoria, identità e rito

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Dai monasteri di Kakheti alla città dell’amore fino al… qvevri: tra cantine, giare sotterranee e paesaggi incantati per scoprire il volto autentico della viticoltura nel Caucaso

di Camilla Rocca

In Georgia, il vino non è solo una bevanda: è memoria liquida, identità nazionale e rito sacro. Per comprenderne il significato profondo, bisogna lasciare la capitale Tbilisi e viaggiare verso est, nella regione della Cachezia (Kakheti), una delle aree vinicole più antiche del mondo. Per raggiungere Tbilisi dall’Italia si vola direttamente da Milano con Easyjet: dal 1° aprile è operativo un volo diretto due volte a settimana (il martedì e il sabato) al prezzo di circa 150 euro per poco più di 4 ore di volo, da qui bisogna affittare un’auto a noleggio per raggiungere la regione del vino. Qui, tra altopiani dorati, montagne velate di nuvole e villaggi dove la vita scorre al ritmo delle stagioni, si svela una tradizione millenaria custodita tra monasteri, vigne e giare interrate. Il percorso inizia attraversando paesaggi che mutano rapidamente: si passa da territori brulli e secchi al verde rigoglioso del Parco Nazionale di Vashlovani, fino a salire a 1600 metri e poi ridiscendere su un altopiano compreso tra i 600 e i 700 metri di quota. È qui che la terra si apre in distese di vigneti che sembrano infiniti.

Il Monastero di Alaverdi: dove il vino incontra la fede

La prima tappa è il Monastero di Alaverdi, un luogo dove spiritualità e agricoltura si fondono da secoli. La sua chiesa risale all’XI secolo, ma la fondazione del complesso risale al VI, quando i primi missionari cristiani arrivarono nel Caucaso. Con i suoi 55 metri di altezza, la cupola di Alaverdi si staglia come un faro solitario nella pianura, circondata da mura fortificate, sfuggita per miracolo, si può dire, alla furia di un violento tornado. Qui, i monaci non si sono limitati alla preghiera: hanno preservato la lingua georgiana, i testi sacri, ma anche le conoscenze legate alla viticoltura. Producono tuttora vino con tecniche antiche, nel silenzio delle cantine in pietra dove si respira un tempo sospeso.

Qvevri: il vino nato dalla terra

Il cuore della vinificazione georgiana è il Qvevri, una giara in terracotta interrata, emblema di una tecnica unica al mondo che risale a oltre 8000 anni fa e che l’UNESCO ha riconosciuto come patrimonio immateriale dell’umanità. La produzione avviene ancora oggi in modo ancestrale: le uve vengono pigiate a piedi in grandi contenitori di legno, e il mosto scivola in aperture nel pavimento. Sotto, le grandi giare di argilla, alcune capaci di contenere fino a 800 litri, accolgono il liquido insieme a bucce, vinaccioli e talvolta anche raspi. È proprio il contatto prolungato con le bucce, durante la fermentazione naturale, che conferisce a molti vini bianchi georgiani un colore ambrato, quasi aranciato, e una struttura tannica sorprendente.

Vitigni autoctoni: un mondo da scoprire

La Georgia è una terra di biodiversità vinicola incredibile, con oltre 500 varietà autoctone di uva. I più rappresentativi nella regione di Kakheti sono il Saperavi: un rosso profondo e robusto, con note di ciliegia nera, spezie e terra, capace di invecchiare a lungo; il Rkatsiteli: un bianco fresco, aromatico, leggermente resinoso, spesso vinificato in Qvevri; il Mtsvane: profumato e floreale, spesso in blend con il Rkatsiteli e lo Tsinandali: un bianco secco prodotto in stile europeo, frutto della storica cantina di Tsinandali, ma sempre da vitigni locali.

Le tappe del gusto: Twins Wine House e Tsinandali

Nel villaggio di Napareuli, la Twins Wine House è una tappa obbligata. È più di una cantina: è un centro culturale con museo del vino, ristorante di cucina tradizionale e degustazioni guidate. Qui si può osservare da vicino ogni fase della produzione e, se si è fortunati, partecipare alla Rtveli, la vendemmia georgiana che è anche una festa comunitaria con canti, balli e tavole imbandite. Proseguendo verso sud-est, si arriva a Tsinandali, raffinata tenuta che ospita la casa-museo di Alexander Chavchavadze, poeta romantico e militare, tra i primi a introdurre in Georgia il metodo di vinificazione europeo. La villa, immersa in un giardino all’italiana, racconta una stagione di apertura culturale e sperimentazione enologica tra XIX e XX secolo.

Sighnaghi: la città dell’amore (e del vino)

L’ultima tappa è Sighnaghi, borgo fortificato costruito nel XVIII secolo dal re Eraclio II. Arroccata su una collina che domina la valle dell’Alazani, è chiamata oggi “la città dell’amore”: molte coppie scelgono di sposarsi qui, attratte dalla sua atmosfera romantica e dai tramonti spettacolari sulle montagne del Daghestan. Le sue antiche mura e torri si possono ancora percorrere a piedi, mentre nelle sue vie acciottolate si alternano enoteche, atelier artigiani e piccoli locali dove degustare ancora una volta il vino georgiano, bevuto in coppe di terracotta, secondo l’antico rito del tamada, il brindisi poetico che accompagna ogni festa.

Tamar Tchitchiboshvili: il ponte Georgia e Italia

Abbiamo intervistato Tamar Tchitchiboshvili, nata in Georgia ma che vive in Italia da 13 anni. “La mia passione per il vino nasce nel cuore della regione di Kakheti, culla della tradizione vinicola georgiana. In Italia ho conseguito il diploma di sommelier professionale e, nel 2024, ho ricevuto il titolo di Georgian Wine Ambassador al Merano Wine Festival. Da quando mi sono trasferita in Italia, mi dedico alla promozione del vino georgiano nel mercato italiano ed europeo” ci racconta. “A tal fine ho fondato L’Anfora Srl, società con sede a Roma specializzata nell’importazione e distribuzione di vini georgiani. Nel panorama della vinificazione tradizionale, l’Italia rappresenta una delle realtà più avanzate e prestigiose al mondo, grazie alla straordinaria varietà di vitigni, alla professionalità degli enologi e all’eccellenza delle cantine. La Georgia, invece, si distingue per la sua antichissima tradizione vinicola e per l’unicità del metodo di vinificazione naturale in Qvevri. In questo ambito, la sua esperienza è irripetibile e profondamente radicata nella cultura del paese.

Le principali differenze risiedono nei metodi di vinificazione. La Georgia è celebre per la tecnica millenaria del vino in Qvevri, anfore di terracotta interrate, un processo che affonda le radici in oltre 8000 anni di storia. Questo approccio, strettamente legato alla cultura locale, ha ottenuto nel 2013 il riconoscimento come patrimonio culturale immateriale dell’umanità da parte dell’UNESCO. L’Italia, al contrario, ha sviluppato nel tempo una vinificazione moderna altamente specializzata, capace di coniugare innovazione, rigore tecnico e grande varietà territoriale”. E poi tra pochi giorni verrà inaugurato il consolato della Georgia a Milano, in un palazzo storico, un’ulteriore vicinanza con l’Italia, ci racconta Tamar.

Che anni sta vivendo la Georgia in relazione al vino?

“Attualmente la Georgia sta vivendo una vera e propria rinascita e boom del suo settore vinicolo, caratterizzata da una crescita significativa della produzione e da un’espansione dei mercati di sbocco. Secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV), nel 2024 la produzione georgiana è aumentata del 26,6% rispetto all’anno precedente, piazzando il Paese al terzo posto a livello mondiale per tasso di crescita produttiva. Gran parte di questa ripresa è legata a un ritorno alle tradizioni millenarie, in particolare al metodo di vinificazione nelle qvevri oltre alla grande varietà di 525 vitigni autoctoni registrati che garantiscono una vasta gamma di stili e profili aromatici unici” racconta Tamar.

Immagine di Camilla Rocca

Camilla Rocca

Una passione per il mondo del vino che parte dalle origini, si è allargata all’enoturismo e ai racconti delle persone, di quei volti, quelle mani, delle storie che sono dietro alla vigna

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