«Non vogliamo rinnegare il vitigno, ma esaltare l’identità di un luogo unico» spiega Umberto Gagliardi, presidente dell’Associazione Produttori. “Un cambio storico che rafforza il legame tra vino e città”
di Raffaello De Crescenzo
All’interno del numero 116 della Gazzetta Ufficiale del 16.05.2025, a proposito della proposta di modifica ordinaria del disciplinare di produzione della denominazione di origine protetta (DOP) dei vini “Verdicchio di Matelica”, si legge quanto segue: “Il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, […] provvede, ai sensi dell’art. 10, paragrafo 4, del regolamento (UE) 2024/1143 e dell’art. 13, comma 6, del decreto 6 dicembre 2021, alla pubblicazione dell’allegata proposta di modifica ordinaria del disciplinare di produzione della denominazione di origine protetta dei vini “Verdicchio di Matelica”.
Non essendo state presentate opposizioni, dunque, ora è ufficiale: l’iter, avviato nel 2018, per cambiare la denominazione del Verdicchio di Matelica, è giunto a termine. Si passa, così, dalle diciture “Verdicchio di Matelica DOC” a “Matelica DOC” e da “Verdicchio di Matelica Riserva DOCG” a “Matelica Riserva DOCG”. L’uso del termine “Verdicchio” è diventato facoltativo e, qualora si volesse riportarlo in etichetta, tale parola può essere apposta solo come ultima.
Con la rinuncia al nome del vitigno, si è scelto di concentrarsi esclusivamente sul territorio. Un cambiamento proposto per valorizzare ulteriormente il vino nella sua unicità, rendendolo, così, più riconoscibile come prodotto locale.
“Una storia, quella di questa importante denominazione, iniziata nel 1967, con l’istituzione della prima DOC bianca delle Marche, nonché la 13esima d’Italia”, ci spiega Umberto Gagliardi, Presidente dell’Associazione Produttori Verdicchio di Matelica. Ci troviamo nella cosiddetta “valle camerte” o Alta Valle dell’Esino, compresa tra la dorsale appenninica e l’entroterra maceratese e coinvolge 8 comuni: Matelica, Esanatoglia, Gagliole, Castelraimondo, Camerino e Pioraco, in provincia di Macerata, oltre a parte del territorio dei comuni di Cerreto d’Esi e Fabriano, in provincia di Ancona.
La zona di produzione si trova ad un’altitudine compresa tra i 350 e i 600 m s.l.m., con influenze montane ed un clima continentale, con escursioni termiche molto accentuate, che si traduce in una maggiore finezza aromatica ed in acidità spiccate, mentre i suoli sono ricchi di calcare e argilla, ideali per la longevità del vino, con una esposizione prevalentemente rivolta a sud e sud-ovest, sui versanti dell’Alta Vallesina.
“Identificare il nostro vino più emblematico con il Verdicchio, ci sembrava un po’ troppo generico – aveva dichiarato in passato l’attuale Vicepresidente dell’Associazione Produttori Verdicchio di Matelica, Antonio Centocanti – Ora il nome Matelica è predominante, come per le grandi DOC italiane, rafforzando l’identità del nostro vino”.
Oltre al nome, vi è anche un cambiamento importante dal punto di vista produttivo: in passato, infatti, vi era solo l’obbligo di vinificazione, mentre ora è stato introdotto anche quello di imbottigliamento nella zona di produzione.
“Con questo cambio di denominazione, si punta ad enfatizzare la specificità del nostro territorio, distinguendo il nostro vino da altri prodotti simili ed evidenziando in maniera più forte l’identità locale – aggiunge ancora Gagliardi – Il cambio proposto, che è ora realtà, sottolinea la provenienza ed il legame con il territorio di produzione e ha l’obiettivo di dare maggior visibilità al territorio: il nome “Matelica”, infatti, può essere associato più facilmente a questa zona della nostra regione, con la sua storia, cultura e tradizioni”.
Nelle intenzioni dei promotori di questo cambiamento, la rinuncia al nome “Verdicchio” vuole permettere di distinguere meglio il vino di Matelica, esaltandone l’unicità. Il cambiamento ha anche l’obiettivo di attirare visitatori interessati alla cultura vinicola locale, identificando ancor meglio il vino con la città: un passo strategico per valorizzare il vino di Matelica, rafforzandone il legame con il territorio.
“Il nostro è un territorio unico – ci spiega ancora Umberto Gagliardi – con peculiarità che non si ritrovano da altri parti né delle Marche, né d’Italia. Non vogliamo denigrare il nostro vitigno principale, ma semplicemente riteniamo che questi possa passare in secondo piano rispetto al territorio”. Una scelta condivisa da tutti i produttori della zona, perché <<in questo momento storico, in cui si parla molto di enoturismo, la nostra scelta vuole andare proprio in quella direzione, valorizzando soprattutto il nome della nostra città”.
Ora l’aspetto fondamentale è sviluppare un buon piano di promozione, già a partire dalla prossima edizione del Matelica Wine Festival, in programma nel centro storico della città, da venerdì 11 a domenica 13 luglio. La manifestazione, istituita nel 2017, per celebrare i 50 della DOC, ufficialmente riconosciuta nel 1967, è un’occasione imperdibile per gustare tutti i vini della zona, confrontandosi direttamente con i produttori, in una 3 giorni di incontri, masterclass ed eventi.
Raffaello De Crescenzo
Analista sensoriale laureato in Tecnologie Alimentari e in Viticoltura ed Enologia. Missionario del gusto con la passione per la divulgazione scientifica. Collabora con Vendemmie dal 2025, occupandosi soprattutto di interviste ed approfondimenti di settore