Dalle anfore fenicie al modello sostenibile di Binifadet, l’enoturismo alle Baleari diventa motore di rinascita tra storia, accoglienza e vitigni autoctoni
di Nello Gatti
Minorca è come un libro aperto sul passato ma sintonizzato sul domani: dai talaiots Patrimonio UNESCO al crocevia culturale che ha unito fenici, romani, arabi, francesi, inglesi e catalani. Nel XVIII secolo l’isola ha vissuto il suo massimo produttivo, mentre il turismo, negli ultimi decenni, aveva marginalizzato il ruolo della viticoltura. Oggi, invece, il vino torna a farsi volano di un modello esperienziale in equilibrio tra economia circolare e sostenibilità.
Oggi il vino anima un’isola che sta rifondando l’orgoglio rurale. Luis Anglés, titolare della cantina Binifadet, racconta con chiarezza: «Il vino contemporaneo è più espressivo, mediterraneo, con freschezza, acidità e salinità». E mentre l’export cresce verso Stati Uniti, Cina e Giappone, la domanda interna rimane solida.
Dalle anfore fenicie all’enoturismo qualificato
Le Baleari — Maiorca, Ibiza, Formentera e Minorca — vantano una vocazione viticola antica: già nel I secolo a.C. i Romani importavano i loro vini, ma furono i Fenici, nel VII secolo a.C., a diffondere la coltura della vite: le anfore trovate in loco ne attestano il commercio nel Mediterraneo. Durante la dominazione araba la viticoltura rallentò fino quasi a sparire, ma nel XVIII secolo gli inglesi rilanciarono la produzione, portandola a 2‑3 milioni di litri l’anno — un record tutt’oggi ineguagliato, considerando gli attuali circa 200.000 litri. Il declino seguì crisi produttive e situazioni geopoliticamente instabili, fino alla rinascita a partire dal 2002 con l’istituzione dell’Indicación Geográfica delle Baleari. Oggi la superficie vitata si avvicina a 153 ha e nel 2023 la produzione è cresciuta del 46% rispetto all’anno precedente, mentre il 2024 ha registrato un +23% nelle vendite locali.
La sfida attuale è esaltare l’identità: le varietà autoctone – Moll, Callet, Manto Negro, Moscatel – dialogano con internazionali su marès calcareo, climi marittimi e pareti a secco che difendono dall’umidità. Le vendite dei vini baleari sono cresciute del 4% nel 2024, con solide performance in Germania, Svizzera e Scandinavia, trainate dai consumi di turisti italiani, inglesi e francesi.
Binifadet: dalla sperimentazione all’accoglienza
Nel 1982, Carlos Anglés piantò a Sant Lluís 40 vitigni, con il padre “Buri”: un’esperienza conviviale per trovare il giusto equilibrio tra vitigno, clima e suolo. L’annata 2000 fu decisiva: portò all’acquisto dei terreni di Binifadet e alla costruzione di una cantina scavatа nel marès e delimitata da un reticolo di muretti a secco. Fin da subito si puntò su visite, degustazioni e sul motto «condividere e celebrare la vita».
Nel 2014 Luis ne prende la guida, definendo una produzione su tre linee: Merluzo (la gamma più conviviale), Tanca (vini di parcella) e una sezione dedicata al recupero delle varietà locali. Rifiutati i canoni “parkeriani”, Binifadet punta su vini più leggeri, salini e mediterranei, plasmati dal marès e dalla Tramontana. Menzione particolare alla linea “Los especiales”, in cui rientra anche il già citato “Buri”, al momento l’unico MC prodotto nell’Isola.
Enoturismo e progetti futuri
Il turismo enogastronomico sull’isola non si è mai fermato: turisti e cittadini locali cercano connessione, storia e autenticità, e gli operatori rispondono con esperienze immersive. Dal 2005 Binifadet organizza visite tra i filari e dal 2012 ha aperto la terrazza-enoteca con degustazioni abbinate a salumi e formaggi locali, cene in terrazza e degustazioni alla cieca. Il futuro? Potenziamento delle certificazioni, collaborazioni con ristoranti e strutture locali, storytelling autentico, turismo sostenibile legato alla Biosfera UNESCO dell’isola e recupero di varietà dimenticate.
Minorca continua a raccontare un filo rosso tra vino, cultura e paesaggio. Binifadet traduce questa narrazione in un’offerta enoturistica genuina, fatta di sperimentazione, convivialità e senso del luogo. Il risultato? Vini di Mediterraneo che parlano di calcare, vento e radici, e una macchina passione‑economica pronta a crescere con consapevolezza.
Nello Gatti
Vendemmia tardiva 1989, poliglotta, una laurea in Economia e Management tra Salerno e Vienna, una penna sempre pronta a scrivere ed un calice mezzo tra mille viaggi, soggiorni ed esperienze all'estero. Insolito blend di Lacryma Christi nato in DOCG irpina e cresciuto nella Lambrusco Valley, tutto il resto è una WINE FICTION.