Un vitigno quasi scomparso, una famiglia che ne ha accompagnato la rinascita e un rosso capace di raccontare l’identità della regione
di Francesco Annibali
Il Molise, Nebraska d’Italia anche nel vino. Eppure non mancano bottiglie e tipologie che possono conquistare gli appassionati, ad esempio il taglio Montepulciano/Aglianico, oppure i bianchi come la Falanghina.
Tuttavia, l’asso nella manica della regione, e insieme il suo unicum, è certamente la Tintilia, vitigno di origine spagnola presente praticamente in via esclusiva in regione. Cupo e terroso ai profumi, che potrebbero ricordare l’Aglianico, al palato la trama tannica sottile e sussurrata è invece agli antipodi. Un rosso di notevole carattere, che trova in Catabbo una delle sue massime espressioni.
Tutto nasce negli anni ’90 del secolo scorso, quando Vincenzo Catabbo, appassionato di vini, commerciante all’ingrosso di cereali e granaglie, acquistò dei terreni a San Martino in Pensilis (CB). Vincenzo aveva sentito parlare con entusiasmo di un vecchio vitigno locale quasi scomparso: la tintilia. Si tratta di un vitigno che aveva conosciuto fortuna nell’800, per poi essere quasi abbandonato per la sua scarsa adattabilità alle zone pianeggianti e per la diffusione della fillossera a vantaggio di più vitigni prolifici e di più facile coltivazione.
Considerata erroneamente per molto tempo identica al bovale sardo, è probabilmente apparentata al tintore della costa Amalfitana. Si tratta di un vitigno che fa parte del gruppo delle varietà definite tintorie, uve che non solo possiedono una buccia molto colorata, ma che presentano colore anche nella polpa. Oggi la Tintilia è un po’ il cavallo di battaglia di Catabbo, e Vincenzo è affiancato dai tre figli nella conduzione delle tre aziende, interamente biologiche; in totale sono proprietari di oltre 80 ettari, dei quali 52 vitati tra vecchi e nuovissimi impianti.
Delle varie versioni di Tintilia, spicca la Riserva, adesso in commercio con l’annata 2019: proveniente da mezzo ettaro di vigna storica, piantata per gioco, quando il vitigno era sconosciuto. Situata su Colle Cervino, questa particella gode di un’esposizione vivace e di una ventilazione naturale costante, che favorisce una maturazione lenta e completa delle uve. Qui viene praticata una raccolta tardiva, che consente di ottenere maggiore concentrazione aromatica e struttura. La vinificazione prevede fermentazione controllata e affinamento in barrique per 24 mesi, come previsto dal disciplinare della Riserva, seguiti da ulteriori 6 mesi in bottiglia.

Tintilia del Molise Rosso Riserva 2019 - Catabbo
Da uve Tintilia. 24 mesi di maturazione in barrique nuove. Rubino deciso e molto vivo, al profumo è terroso, poi eucalipto, fumè, liquirizia, china, su un fondo di marasche. Se ai profumi può ricordare l’aglianico, il tannino è totalmente diverso, sottile e “discontinuo”. Il palato è voluminoso ma non statico, il finale balsamico, speziato di cannella, caldo. L’alcol lo rende potente, ma resta sempre sotto traccia. Tuttavia potrebbe “asciugarlo” con l’affinamento col vetro. Il consiglio dunque è quello di non aspettarlo troppi anni. Costo 28 € Voto: 89/100
Francesco Annibali
Docente, semiologo e giornalista enologico, da 30 anni si occupa di formazione e informazione nel settore agroalimentare. Con "Il Linguaggio del Vino" (Ampelos, 2021 - premio Biblioteca Lunelli 2022) ha inaugurato a livello internazionale l'analisi semiotica del vino e della degustazione. Dal 2021 conduce seminari di Semiotica del vino presso le Università per Stranieri di Siena e di Macerata. Dal 2023 è docente di Laboratorio di Giornalismo all'Università di Macerata. Dal 2025 scrive per Vendemmie.