Navigando- Gennaio 2026

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L’Oltrepò Pavese, terra del Pinot Nero, e casa della nuova community “Visione Vino” di Teha - winenews - 21 Gennaio

Tra grandi difficoltà ancora non risolte, come testimonia la vicenda (forse ad una svolta, come abbiamo raccontato qui), della cooperativa Terre d’Oltrepò), ma anche progetti che guardano al futuro, puntando, in particolare, sul Metodo Classico e sul nuovo nome “Classese”, l’Oltrepò Pavese guarda avanti, consapevole di una caratteristica che lo rende unico: con quasi 3.000 ettari vitati a Pinot Nero, su un totale di 13.500 ettari totali di superficie viticola, non solo è il territorio più importante in Italia dedicato a questo vitigno di grande successo, ma è anche la terza zona al mondo per estensione dopo Borgogna e Champagne, e rappresenta il cuore pulsante della viticoltura lombarda con oltre il 62% della produzione vinicola regionale. Una zona che, secondo il direttore del Consorzio di Tutela Vini Oltrepò Pavese, Riccardo Binda, “nonostante le difficoltà attuali, è uno dei territori italiani del vino con i più grandi margini di sviluppo, è l’unico basato sul Pinot Nero per fare spumante Metodo Classico, e nonostante un potenziale di 20 milioni di bottiglie, oggi ne produce meno di 1 milione. E, oltretutto, è un territorio enorme, con grande potenzialità di crescita di nuovi impianti e in altitudine, per contrastare il cambiamento climatico. Due elementi per cui il territorio può guardare al futuro con speranza nonostante le difficoltà attuali”. Riflessioni arrivate da “Vino Visioni Oltrepò”, di scena, ieri, a Palazzo Lombardia, a Milano, sede della Regione, nel lancio di “Visione Vino”, la “community” dedicata al settore di Teha-The European House-Ambrosetti, uno dei più affermanti “think-tank” italiani, celebre, soprattutto, per il suo Forum di Cernobbio, e che proprio in Oltrepò, a Voghera il 16 e il 17 ottobre, nel forum “Visione Vino” presenterà in anteprima il “Rapporto Strategico Visione Vino” 2026.

I vini etichettati come “American” dovranno essere prodotti solo con uve coltivate negli States - winenews - 19 Gennaio

Una proposta di legge che impone che il vino etichettato come “americano” sia prodotto al 100% con uve coltivate negli Stati Uniti, allineando la designazione “americana” ai requisiti esistenti secondo cui i vini etichettati come “californiani” devono essere prodotti al 100% da uve coltivate in California. Arriva una novità importante dagli States, come si legge in una nota della California Association of Winegrape Growers (Cawg), associazione di categoria senza scopo di lucro a livello statale che si batte per i viticoltori della California per garantire la sostenibilità del settore vitivinicolo. La proposta di legge (Ab 1585) è stata presentata dai deputati Damon Connolly e Rhodesia Ransom ed è co-sponsorizzata, oltre che dal Cawg, anche da Family Winemakers of California, organizzazione che rappresenta gli interessi delle aziende vinicole a conduzione familiare e indipendenti. L’Ab 1585 si basa sull’approccio consolidato della California alla veridicità delle etichette, garantendo che le indicazioni sul Paese di origine riflettano accuratamente il luogo in cui vengono effettivamente coltivate le uve da vino. Gli attuali standard federali consentono, infatti, che fino al 25% del vino etichettato come “americano” provenga da vino sfuso importato prodotto al di fuori degli Stati Uniti.

Leader nella produzione, nell’export e con una vendemmia in crescita: il 2025 del vino veneto - winenwes - 17 Gennaio

Un aumento della superficie vitata sui 1.000 ettari, per una superficie complessiva salita a 104.397,61 ettari; il 75% dei vigneti è a bacca bianca, il 25% a bacca nera in un vigneto dove a dominare è la Glera con 41.000 ettari, a conferma della centralità del sistema Prosecco, locomotiva dell’export enoico italiano, mentre tra le uve a bacca nera primeggia la Corvina, con 6.887 ettari, dove nasce, su tutti, l’Amarone della Valpolicella. Una superficie a cui si aggiunge un potenziale viticolo attorno ai 5.000 ettari, derivante da autorizzazioni di reimpianto e di nuovo impianto, che costituisce una leva strategica per lo sviluppo futuro del settore. Una fotografia, quella del Vigneto Veneto, in espansione, con una vendemmia 2025 che registra una quantità complessiva di uva raccolta di oltre 1,46 milioni di tonnellate con un incremento del 6,8% sul 2024. Un totale rappresentato da 1,1 milioni di tonnellate (+6%) di uve Dop, oltre 248.000 tonnellate (-0,3%) di uve Igp e poco più di 700.000 quintali di uve varietali. Ecco i numeri del “Trittico Vitivinicolo” 2025, presentato oggi a Venezia, e dedicato al consuntivo sulla vendemmia 2025, organizzato dalla Regione Veneto e da Veneto Agricoltura, in collaborazione con Avepa (Agenzia veneta per i pagamenti, ndr). Il Veneto, prima regione enoica produttiva d’Italia, è leader, in volume, anche per l’export, spiega la nota della Regione, con una quota attorno al 38% su un export nazionale che raggiunge 5,74 miliardi di euro: i dati al terzo trimestre 2025 indicano transiti in uscita attorno ai 2,16 miliardi di euro, con una crescita annua dello 0,5%. Il Prosecco cresce del 5% in volume, con una progressione anche in valore (+1%) e con gli Stati Uniti che continuano a rappresentare un mercato trainante. Giudicati positivi anche i dati delle Dop ferme del Veneto, che, nei primi 9 mesi 2025, mostrano una lieve crescita in volume a valore stabile sul 2024, rappresentando il 25% dei volumi e il 20% del valore dei vini Dop fermi esportati a livello nazionale. Sul fronte dei prezzi, la quotazione media delle uve della vendemmia 2025 si attesta a 0,66 euro/kg, con una lieve flessione dello 0,5% sul 2024, in un quadro di sostanziale tenuta del mercato. “Il comparto vitivinicolo veneto - ha detto l’Assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, Dario Bond - conferma nel 2025 il proprio ruolo di motore dell’agricoltura regionale e nazionale, mostrando segnali di crescita strutturale sul fronte produttivo, export e valorizzazione delle denominazioni di qualità, pur in un contesto internazionale complesso segnato da tensioni geopolitiche, dazi e mutamenti nei modelli di consumo. Il Veneto continua a investire su un modello vitivinicolo basato su qualità, organizzazione delle filiere e programmazione. La crescita delle superfici e il potenziale viticolo disponibile dimostrano la vitalità del settore e la capacità delle imprese di guardare al futuro con fiducia”. Bond, con uno sguardo al futuro, ha anche aggiunto che “i dazi e le tensioni geopolitiche si innestano su un cambiamento strutturale dei consumi che impone al settore di ripensare strategie produttive e commerciali. Per i dazi Usa, l’impatto appare contenuto e parzialmente “spalmato” su tutta la filiera: gli spumanti resistono storicamente di più rispetto ad altri prodotti, mentre vini come l’Amarone della Valpolicella vantano una clientela targettizzata e in grado di spendere. Fondamentale in questo quadro sono i consorzi di tutela che devono avere lo scopo di proteggere il prodotto non solo dalle contraffazioni e dagli abusi, ma anche e soprattutto nel suo valore e nella sua distribuzione lungo la filiera. Rispetto ai mercati, serve anche una valutazione sulla diversificazione e sulle strategie da adottare: su questo la Regione sta accompagnando i produttori con le risorse per la promozione sui mercati dei paesi terzi”.

Non tutti i vini costosi sono di lusso - winemeridian - 16 Gennaio

Per decenni il lusso è stato raccontato come accumulo: più storia, più prezzo, più rarità. Oggi questa narrazione non basta più. Il valore del lusso nasce dall’esistenza di ostacoli — economici, distributivi, culturali, simbolici — che trasformano un oggetto in un’esperienza desiderabile ma non immediatamente accessibile. Applicato al vino, questo principio è destabilizzante. Una bottiglia da migliaia di euro non è automaticamente un bene di lusso. Se chiunque, avendo il denaro, può acquistarla senza entrare in un mondo di significati, riti, competenze e relazioni, allora quel vino resta un prodotto prestigioso, ma non “altrove”. Il vero tema, per i fine wines, non è quindi quanto costano, ma che tipo di distanza simbolica riescono a costruire.apferer arriva a una provocazione chiave: non esistono veri “vini di lusso”, ma vini che possono far parte di una vita di lusso. Il motivo è strutturale. Il vino, a differenza dei grandi brand del lusso, controlla raramente l’esperienza finale e non seleziona direttamente il proprio pubblico. La relazione con il consumatore è mediata, delegata, frammentata. Eppure proprio qui si apre una sfida strategica decisiva. Se il lusso è una strategia e non una definizione, anche il vino può scegliere come posizionarsi: attraverso una distribuzione realmente selettiva, scegliendo con cura chi diventa ambasciatore del brand, accettando che non tutti debbano capire, comprare o accedere. Il fine wine che cerca consenso universale rinuncia, di fatto, alla desiderabilità.

Il vino non è in crisi: è il suo contesto a esserlo - winemeridian - 15 Gennaio

Un’analisi che, per certi aspetti, ribalta molte delle interpretazioni oggi dominanti sulla crisi del vino, comprese alcune delle mie. E questa, per me, è una buona notizia. Non c’è infatti nulla di più pericoloso che innamorarsi delle proprie convinzioni e considerarle sempre valide, indipendentemente dal contesto. È proprio questo atteggiamento che spesso ci porta a restare immobili su posizioni rassicuranti, ma incapaci di interpretare correttamente una fase complessa e in rapida trasformazione come quella che stiamo vivendo. Silver non nega la crisi, né minimizza i dati sul calo dei consumi. Ma sposta radicalmente il punto di osservazione. La sua tesi è che il problema del vino non sia il vino in sé, né una perdita di interesse culturale o simbolico da parte dei consumatori. Il problema, semmai, è il contesto nel quale il vino è stato progressivamente inserito: un sistema economico e commerciale che richiede crescita continua, velocità, standardizzazione e prevedibilità. Tutte caratteristiche che mal si conciliano con la natura profonda del vino. Il vino non è un prodotto industriale replicabile all’infinito. È un prodotto agricolo, vivo, soggetto a limiti naturali, a cicli lunghi, a variazioni imprevedibili. Eppure, negli ultimi decenni, lo abbiamo costretto a comportarsi come se fosse software, moda o beni di largo consumo. Abbiamo chiesto al vino di crescere sempre, di essere coerente, rassicurante, facilmente leggibile, immediatamente disponibile. In altre parole: gli abbiamo chiesto di adattarsi a logiche che non gli appartengono.

Secondo mandato dal 2026 al 2028. Sarà affiancata dalle vicepresidenti Marianna Cardone (Puglia), Paola Longo (Lombardia), Francesca Poggio (Piemonte). Identità, formazione e cultura del vino al centro dei progetti - vinonews24 - 13 Gennaio

Daniela Mastroberardino è stata confermata per il triennio 2026-2028 alla presidenza dell'Associazione Nazionale Le Donne del Vino, la più grande associazione mondiale di enologia al femminile con 1.250 socie in tutta Italia tra produttrici, enotecarie, sommelier, ristoratrici, giornaliste, architette, avvocate e professioniste del settore. Dopo il primo mandato (2023–2025), il Cda ha rinnovato all'unanimità la fiducia a Mastroberardino riconoscendone “la visione, la capacità di guida e il lavoro svolto in questi anni di crescita e trasformazione dell'associazione”. Sarà affiancata dalle vicepresidenti Marianna Cardone (Puglia), Paola Longo (Lombardia), Francesca Poggio (Piemonte, vicaria) e da un gruppo eterogeneo che rappresenta l'Italia del vino in tutte le sue competenze e territori. Elette anche le probiviri: Michela Guadagno (Campania), Marzia Morganti Tempestini (Toscana), Romina Togn (Trentino Alto Adige). Imprenditrice del vino, ambasciatrice della cultura enologica campana e italiana, Daniela Mastroberardino guida insieme al fratello l'azienda Terredora Di Paolo, realtà simbolo della valorizzazione dei vitigni autoctoni dell'Irpinia. “Un secondo mandato non è un punto di partenza, ma un momento di consapevolezza – dichiara la presidente – È il tempo di riconoscere il cammino fatto e di scegliere, con ancora più responsabilità, la direzione futura”.

“Racconti intorno al Vino”: torna il premio letterario a cura delle Città del Vino - winenews - 12 Gennaio

Vino e archeologia, memoria e racconto: un filo che attraversa il tempo e i territori, riportando alla luce storie sepolte, gesti antichi e identità che ancora oggi vivono nei paesaggi del vino. È questo il tema dell’edizione n. 6 del concorso letterario “Racconti intorno al Vino”, promosso dall’Associazione Nazionale Città del Vino e dedicato alla memoria di Nino D’Antonio, figura di spicco nel panorama culturale italiano. Docente universitario, scrittore, giornalista e Ambasciatore delle Città del Vino, Nino D’Antonio ha saputo raccontare con maestria storie di territori, vini e personaggi, lasciando un segno indelebile con la sua eloquenza e passione. Attraverso il dialogo tra vino e archeologia, il concorso invita a esplorare la relazione profonda tra cultura materiale e immateriale, tra tracce del passato e narrazione contemporanea, dando voce a territori che custodiscono, sotto la superficie, una storia millenaria. Il concorso si arricchisce della collaborazione con il Gruppo Ermada Flavio Vidonis, associazione culturale italiana che opera principalmente nell’ambito della valorizzazione storica, culturale e ambientale del Carso triestino e delle zone limitrofe, e promotore del festival letterario “Duino&Book”, la rassegna che anima la città triestina di Duino Aurisina, simbolo di connessione culturale nel cuore del Carso. Il Gruppo Ermada Flavio Vidonis metterà a disposizione i premi destinati ai cinque vincitori del concorso, confermando il proprio impegno nella valorizzazione della cultura e della narrazione dei territori di confine. Un volume collettivo raccoglierà i racconti selezionati. Gli autori interessati potranno presentare i loro racconti inediti, scritti in italiano e della lunghezza compresa tra 15.000 e 40.000 battute. Ogni partecipante potrà inviare un unico elaborato entro il 30 giugno 2026. La giuria, composta da esperti di riconosciuta autorevolezza, assegnerà 4 premi da 500 euro e un premio internazionale da 500 euro. “Vino e Archeologia”significa raccontare la vita che scorre sotto la superficie delle pietre antiche, le anfore riportate alla luce dagli scavi, le viti addomesticate dai popoli del Mediterraneo, i riti del banchetto e del sacrificio, i miti di Dioniso e Bacco. Ma significa anche osservare i paesaggi contemporanei che custodiscono ancora oggi questa lunga eredità. Nei racconti potranno rivivere i gesti dei vignaioli di un tempo, le scoperte che restituiscono sapori perduti o le voci di chi, nel presente, riscopre la storia attraverso un calice di vino. L’obiettivo dell’edizione n. 6 di “Racconti intorno al Vino” è in particolare promuovere, attraverso la scrittura, la cultura del vino come parte integrante della storia, dell’arte e dell’archeologia italiana, diffondendo il valore del racconto come mezzo per custodire e rinnovare la memoria dei luoghi e delle persone che ne fanno parte.

Il 2026 inizia con i vini naturali da “ViniVeri Assisi” al “Convivium” di Nicolas Joly a Roma - winenews - 10 gennaio

Il nuovo anno inizia nel segno dei vini prodotti secondo natura, con “ViniVeri Assisi”, primo appuntamento in Italia dedicato ai vini naturali, promosso dal Consorzio ViniVeri, e con i vini biodinamici che si raccontano al “Convivium Renaissance” della Renaissance des Appellations - Italia di Nicolas Joly, pioniere della biodinamica, a Roma. Ma si va dai “Sommelier in pista”, con un maestro di sci ed un sommelier Ais che guidano gli sciatori nella degustazione dei vini dell’Alto Adige nei rifugi in Alta Badia, a “Ski & Cheese”, una degustazione di formaggi altoatesini a bordo pista con Martin Pincher in Valle Aurina; dal “Raduno Nazionale dei Trifulau e dei Tabui”, i fedeli cani dei tartufai, promosso, dopo la cerca del tartufo, dall’Enoteca Regionale del Roero a Canale nel cuore del Roero, a “Sigep World” alla Fiera di Rimini che accende i riflettori sul mondo del foodservice, e “Marca” a BolognaFiere, l’unica fiera italiana dedicata alla marca commerciale; da “Friends of The Place of Wonders”, un appuntamento in occasione di Pitti Uomo a Firenze per sostenere il lavoro degli artigiani anche del gusto attraverso la Fondazione The Place of Wonders, all’inaugurazione di “Gibellina - Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea” 2026 con il programma “Portami il futuro” del quale anche il vino è protagonista. Sono questi solo alcuni degli eventi nell’agenda WineNews. Aspettando appuntamenti come “Grandi Langhe e il Piemonte del vino” a Torino, la rassegna nata da un’iniziativa dei Consorzi di Barolo e Barbaresco e del Roero con Piemonte Land of Wine, “Amarone Opera Prima” a Verona, l’anteprima del Consorzio Vini Valpolicella dedicata al vino più blasonato del territorio, e “Wine & Siena”, con le eccellenze enogastronomiche selezionate dal “The WineHunter” Helmuth Köcher tra i capolavori d’arte della città del Palio.

Capsula del tempo nella vigna di Gianni Tessari: una fotografia del vino 2025 per la gente del 2050 -winenews - 9 gennaio

Come sarà il vino tra 25 anni? Uno studio francese aveva ipotizzato addirittura 4 scenari diversi, a dimostrazione di quanto sia complesso prevedere il futuro del settore. Ma se “la storia è maestra di vita” come sosteneva Marco Tullio Cicerone e se “studiare il passato serve a comprendere il futuro” sottolineava Confucio, allora potrebbe essere utile, nel 2050, andare a rivedere quale era lo stato di salute dei terreni, quali gli strumenti utilizzati per la raccolta delle uve e quali per la produzione, ma anche di come veniva raccontato da media e critici enologici il vino nel 2025. “Un anno denso di cambiamenti e importante”, a livello personale, per Gianni Tessari, alla guida della cantina Giannitessari a Roncà (Verona) e che tocca tre territori come Soave, Colli Berici e Monti Lessini, che, complice “la particolare annata vinicola per ragioni economiche, politiche e sociali”, ma anche la nascita del nipote, “uno di quegli accadimenti che ti cambia la prospettiva sulla percezione del tempo”, dice, ha deciso di seppellire nel giardino della sua azienda una capsula del tempo con tanto di targa metallica con su scritto “non aprire prima del 2050”.

Secondo il Global Wine Tourism Report 2025, redatto su 1.310 cantine in 47 paesi, il 65% delle aziende conduce attività enoturistiche giudicate profittevoli o molto profittevoli. 1.500 i visitatori medi annui per azienda. Il 51% degli operatori prevede nuovi investimenti. - vinonews24 - 8 gennaio

Dal punto di vista economico, due cantine su tre dichiarano che l’enoturismo è redditizio o molto redditizio, confermandone il ruolo di driver economico locale. Guardando al futuro, il 51% delle aziende prevede nuovi investimenti, mentre il 73% si aspetta una crescita delle proprie attività enoturistiche. Anche tra le cantine non ancora attive, una su quattro ha già deciso di entrare nel settore e la metà sta valutando di farlo nel breve periodo, nonostante persistano criticità legate a pressioni economiche, calo dei consumi di vino (51%), cambiamenti nelle preferenze dei visitatori (40%), vincoli normativi e carenza di personale. In questo contesto, la sostenibilità assume un ruolo sempre più centrale: il 67% delle aziende la considera strategica e il 61% prevede che la sua importanza aumenterà ulteriormente nei prossimi cinque anni. Complessivamente, il 68% delle cantine ritiene che l’enoturismo crescerà nella propria regione e oltre il 60% lo considera uno strumento efficace per rafforzare la resilienza economica in periodi di crisi.

Liv-Ex Power 100 Report 2025: segnali di ripresa dopo un biennio difficile - winemag - 7 gennaio

Il mercato secondario dei fine wines chiude il 2025 in un clima diverso rispetto all’anno precedente. Il Liv-ex Power 100 Report (dicembre 2025) descrive un contesto ancora difficile per l’insieme delle compravendite che avvengono dopo la prima vendita ufficiale del produttore (da qui la definizione “mercato secondario”). Ma con alcuni indicatori in miglioramento. Gli indici Liv-ex hanno registrato tre mesi consecutivi di rialzo. Nel campione considerato, 35 brand hanno mostrato un incremento medio dei prezzi, contro 11 dell’anno scorso. La domanda, soprattutto tra gli operatori, si è spostata dal tema del “quando finisce” a quello del “cosa comprare adesso”.

Lutto nel mondo del vino: addio ad Arnaldo Caprai, simbolo del Sagrantino di Montefalco- Gowine - 6 gennaio

Arnaldo Caprai, imprenditore del tessile e del Sagrantino di Montefalco, è morto a 92 anni. Era nato a Torino, figlio di un ferroviere e di una casalinga. Una vita trascorsa per metà tra cachemire, seta, lino e cotone. L’altra metà tra le vigne sul colle umbro di Montefalco. Il ricordo del figlio Marco, il figlio di Arnaldo, ora al timone dell’azienda, racconta così il padre: «Con lui se ne va un protagonista della generazione di giganti che ha costruito il Made in Italy. È stato un uomo coraggioso, ottimista, attento al sociale, e ha sempre creduto nei valori dell’impresa all’interno della società».

Nasce il “Polo Vitivinicolo del Triveneto”, un modello innovativo per la tracciabilità del vino- Wine News - 4 gennaio

In un sistema complesso come quello del vino italiano, che poggia la sua essenza sul sistema delle Dop e delle Igp, a cui si sono unite da tempo certificazioni legate non solo all’origine ma ai metodi di produzione, che talvolta sono anche necessarie per accedere a certi mercati (dal bio alla produzione integrata, per esempio, e più in generale legate al concetto di sostenibilità, non più solo ambientale, ma anche sociale, per esempio), il lavoro di certificazione diventa sempre più importante. E, in questo senso, in Italia, sta per arrivare il “Polo Vitivinicolo del Triveneto”, presentato come “il più grande sistema coordinato di organismi di controllo e Consorzi del Paese, un modello innovativo al servizio della qualità, della tracciabilità e della competitività del vino italiano, che nasce dal percorso avviato oltre dieci anni fa da Triveneta Certificazioni”. La presentazione è in calendario il 31 gennaio 2026 a San Vito al Tagliamento (Pordenone), con la partecipazione dei componenti del “Polo Vitivinicolo del Triveneto”, ovvero i Consorzi della Doc delle Venezie, del Prosecco Doc, della Doc Friuli, dalla Doc Friuli Grave, e gli organismi di certificazione Ceviq, Siquria, Valoritalia e Asso-Odc.

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Navigando- Giugno 2026

Continuità visiva, trasparenza e relazione con il territorio: la cantina di Nals Margreid come parte stessa del racconto produttivo. – Comunicato stampa – 5 giugno

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ACCADEMIA SYMPOSIUM: ARRIVA ANCHE IN ITALIA LA SCUOLA “LEARNING BY DOING” – Comunicato stampa – 28 Maggio A Rodengo Saiano, nel cuore della Franciacorta, esiste

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IL MERCATO TEDESCO AMA L’ENOTURISMO IN ITALIA – Wine2Stay – 29 Aprile Esperienzialità, autenticità, umanità: sono questi i valori che fanno la differenza nell’accoglienza in

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Navigando- Marzo 2026

L’estetica del vino protagonista al “Vinitaly Desing Award” con il maestro Michelangelo Pistoletto – Vine news – 26 Marzo Il successo di un vino dipende

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Navigando- Febbraio 2026

Cantina Kaltern dà il via all’8°edizione del concorso kunst.stück L’etichetta vincitrice vestirà una cuvée di Cabernet e il Merlot, vendemmia 2022 COMUNICATO STAMPA – 19

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L’Oltrepò Pavese, terra del Pinot Nero, e casa della nuova community “Visione Vino” di Teha – winenews – 21 Gennaio Tra grandi difficoltà ancora non

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Milano Wine Week 2025: il vino protagonista d'autunno - 1 Ottobre

Quest’anno la manifestazione cambia casa e si sposta al Milan Marriott Hotel di via Washington, che ospiterà talk, tasting e il Grand Tasting di Wine List Italia, la guida curata da 100 top sommelier italiani. Tra i Paesi ospiti spiccano Sudafrica e Georgia, protagonisti di eventi dedicati.

Il programma apre con il Brindisi all’Arco della Pace (4 ottobre) e prosegue con appuntamenti ormai iconici come Wine List Italia (5-6 ottobre), i MWW Awards, il convegno su biodiversità e sostenibilità, e i grandi walk-around tasting. Non mancano le masterclass, tra cui la verticale di Solaia con Renzo Cotarella e l’antologia guidata da Riccardo Cotarella.

Cuore giovane e vibrante sarà l’Enoteca ai Dazi di Piazza Sempione, aperta fino a notte fonda con centinaia di etichette servite dai sistemi WineEmotion, dj set e format serali. Grande novità anche il progetto Franciacorta on Tour, che offre la possibilità di visitare le cantine in modalità “car free”, con bus e navette dedicate.

Il vino incontra altri linguaggi: dall’arte della Fondazione Arnaldo Pomodoro al dialogo con l’architettura grazie all’Osteria dell’Architetto. Torna anche il Carrefour Day con oltre 55 produttori e cresce l’impegno per l’innovazione con Wine in Action. Slow Food debutta con una settimana di incontri e cene a tema sostenibilità.

Anche nel 2025 Milano Wine Week conferma la collaborazione con la Fondazione Francesca Rava – NPH Italia ETS, Charity Partner dell’evento, unendo il mondo del vino a progetti solidali.

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