25 anni 2018, Montefalco Sagrantino DOCG, Arnaldo Caprai

25 anni 2018, Montefalco Sagrantino DOCG, Arnaldo Caprai

Tempo di lettura: 2 minuti

di Clara Maria Iachini

La storia

L’azienda nasce nel 1971 grazie ad Arnaldo Caprai che realizza il suo sogno, quello di condurre un’azienda vitivinicola dopo il successo come imprenditore tessile, acquistando i primi 45 ettari. Nel 1988 subentra il figlio Marco Caprai, che con dedizione trasforma e dà la svolta decisiva all’azienda. La tenuta si allarga e i terreni adiacenti vengono trasformati in innumerevoli filari di Sagrantino, vitigno autoctono umbro. Marco Caprai investe molto sulla ricerca enologica e agronomica, riuscendo a introdurre la più avanzata tecnologia in vigna e in cantina, impiegando collaboratori e studiosi nella ricerca dei migliori cloni di Sagrantino. È addirittura il primo a vinificarlo secco e l’apripista della produzione di un vino che fino agli anni ‘90 era conosciuto solo come passito. Sebbene il Sagrantino di Montefalco sia un vitigno antichissimo le cui prime fonti scritte risalgono al XVI secolo, solo nel 1979 si ha il riconoscimento della DOC. La DOCG arriverà nel 1992.

Il vino 

Abbiamo nel calice un Sagrantino che proviene da una selezione accurata delle migliori uve. Il lungo affinamento in barrique per circa 24 mesi a cui segue quasi un anno di bottiglia (il Sagrantino è un vino che ha bisogno di tempo per potersi esprimere al massimo) lo rende complesso, ampio e di grande struttura. Prodotto per la prima volta con l’annata 1993 per celebrare i 25 anni dell’azienda, ne porta nel tempo il nome. Colore impenetrabile, al naso si apre a sentori di frutta matura, spezie dolci, per lasciare poi spazio alla balsamicità. In bocca è velluto. Elegante e sontuoso l’indomabile tannino che lascia al palato tanta freschezza e una lunga persistenza.

Lo consigliamo a chi

Desidera un vino complesso e corposo dai tannini importanti. Lo suggeriamo in abbinamento a piatti di carne come l’Anatra al forno con pancetta, il Brasato al Sagrantino o un abbinamento più specificatamente territoriale come l’Agnello alla brace con tartufo. Può essere anche degustato dopo cena come vino da meditazione con un tocco di cioccolato fondente.

Costo 65 euro circa, Arnaldo Caprai

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