Vino e nobilità: le casate che portano avanti la tradizione

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Toscana e Sicilia sono le regioni dove la nobiltà è ancora molto radicata, sia a livello concettuale che come proprietà: generazioni di dignitari e proprietari terrieri ancora oggi gestiscono e fanno prosperare cantine di nomi altisonanti.

di Camilla Rocca

Blasonati, potremmo dire. E anche se i titoli aristocratici non hanno più valore giuridico dal 1948, il che significa che, solo per la loro detenzione (per il sangue) non danno più privilegi (anche pecuniari) sanciti per legge, certo i patrimoni, anche vinicoli, spesso sono rimasti inalterati nel tempo. Grazie anche a politiche matrimoniali conservative. Esiste anche un “Libro d’oro della nobiltà italiana” che sancisce 5.856 famiglie, per un totale di 150mila persone nobili in Italia, ovvero lo 0,2 per cento della popolazione. Nello specifico un 30 percento vanta il titolo di conte, il 20 va ai marchesi, il 10 percento ai baroni, 4 e 5 per cento se li dividono rispettivamente duchi e principi. Poi figurano un 24 per cento di semplici nobili, il primo gradino del riconoscimento, e un 6 per cento di patrizi (legati soprattutto alla Repubblica di Venezia). Esiste anche un’associazione, Vini Nobili d’Italia, branca di Assocastelli,  creata per promuovere il patrimonio vinicolo italiano e la sua storia, capitanata da Vittorio Invernizzi, che possiede l’azienda vinicola Borgo Monterosso e di Villa Ottolenghi Wedekind di Acqui Terme (Alessandria). 

Da nord a sud ecco le famiglie nobili che fanno il vino (spesso da generazioni)

In Trentino la Tenuta San Leonardo, o meglio il borgo, sono dei Marchesi Guerrieri Gonzaga dal XVIII secolo, ma già prima dell’anno mille San Leonardo in Sarnis, era conosciuto come luogo dove prosperava la coltivazione della vite. Sotto la guida dei Frati Crociferi l’arte della vinificazione, nel tempo, si è affinata fino ad essere apprezzata alla corte dell’impero austro-ungarico a Vienna. La tenuta di oggi, con i suoi 300 ettari, occupa perfettamente il perimetro del feudo di un tempo. A Caldaro un’altra grande Tenuta, Manincor, ha origini nobiliari: gli edifici storici  furono costruiti nel 1608 da Hieronymus Manincor che, per i servigi resi all’Austria, aveva ricevuto dall’Imperatore un titolo nobiliare e alcuni terreni sul Lago di Caldaro. Fu lo stesso Hyeronimus a integrare nello stemma di famiglia, ancora visibile sulla facciata della casa, i simboli della mano e del cuore (“Man-in-cor”).Dal 1764 la famiglia ha il titolo di conte. 

In Piemonte i marchesi Cisa Asinari di Gresy con la loro tenuta Martinenga a Barbaresco, con ben 45 ettari tra le colline delle Langhe e del Monferrato. 

In Friuli i conti d’Attimis Maniago sono viticoltori dal 1525 in quel di Buttrio, nel comprensorio DOC Friuli Colli Orientali.

In Lombardia, nell’Oltrepò Pavese troviamo la cantina dei Conti Vistarino, Tenuta Rocca de’ Giorgi. Questa è la culla enologica in Lombardia. Nel 1850 il Conte Augusto Giorgi di Vistarino piantò per primo il Pinot Nero in Oltrepò, importando le barbatelle direttamente dalla Francia e dando così origine alla grande tradizione spumantistica dell’Oltrepò Pavese. 

In Toscana la famiglia dei marchesi Antinori è legata al vino fin dal 1385, quando Giovanni di Piero Antinori entrò a far parte dell’ Arte Fiorentina dei Vinattieri, tra i più longevi in Italia, con 26 generazioni di gestione diretta. Oggi il marchese Piero gestisce otto tenute in Toscana e Umbria. Anche Frescobaldi vantano una storia dal 1300, oggi con numerose tenute come Castello Nipozzano e Castello Pomino, Tenuta Ammiraglia, Tenuta Castelgiocondo, Tenuta Castiglioni e Tenuta Perano. La famiglia, inoltre, annovera tra i suoi antenati illustri letterati, esploratori, musicisti, banchieri, vescovi ed uomini politici. Nel XV e nel XVI secolo, la casata fiorentina forniva i vini alla Corte d’Inghilterra e di molti paesi Europei fra cui anche quella Papale. Ancor prima i Frescobaldi intrattenevano rapporti e contatti commerciali con le botteghe di vari artisti famosi tra cui Donatello, Michelozzo Michelozzi, Filippo Brunelleschi. A Greve in Chianti si trova la tenuta dei Conti Capponi – Villa Calcinaia, dal 1524 è il cuore della famiglia con i suoi 30 ettari considerata da sempre tra le roccaforti del partito Guelfo. A Montespertoli, sulle colline del Chianti, si erge un castello che fa parte della rete Dimore Storiche, di proprietà del barone Alessandro e della baronessa Caterina de Renzis Sonnino. Qui si trova l’archivio storico dello statista Sidney Sonnino e 40 ettari di vigneto. La famiglia Ricasoli figura già tra i nobili dignitari feudali dell’Impero di Carlo Magno ed è legata al mondo del vino dal 1141, in quell’anno il Castello di Brolio era già in possesso della famiglia e l’albero genealogico dei Ricasoli, riprodotto in una stampa del 1584, è una delle prime immagini del Chianti. Bettino Ricasoli, il “Barone di ferro”, ha ricoperto la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri per due mandati nell’Italia unita del dopo Cavour. Proprio lui nel 1872 conia la formula vincente del Chianti come entità vinicola, l’attuale Chianti Classico. Sempre in Toscana nasce anche il Casato Prime Donne di Montalcino, la prima cantina italiana gestita interamente da donne che ha raggiunto il successo internazionale grazie alla qualità dei suoi Brunello. Fautrice del progetto, la nobile Donatella Cinelli Colombini, che possiede anche la Fattoria del Colle di Trequanda. La famiglia la detiene da fine 1500 e oggi la tenuta ammonta a 336 ettari. E ancora la Toscana ha tanta storia, ancora attuale: come Tenuta Bossi, splendido palazzo rinascimentale, proprietà dei marchesi Gondi dal 1592 che oggi conta 315 ettari nel cuore del Chianti Rufina. E non dimentichiamo il conte Francesco Marone Cinzano, proprietario della Tenuta Col d’Orcia, una delle cantine storiche di Montalcino. I Marone ed i Cinzano si unirono in un’influente famiglia alla fine dell’Ottocento attraverso il matrimonio di Alberto Marone (agiato personaggio di origine meridionale) con l’ultima dei Cinzano, Paolina. I Cinzano acquistarono notorietà dal 1757 con l’azienda alimentare produttrice di vini e spumanti. Hanno anche parenti reali: il primo conte Enrico Eugenio sposò la quartogenita dell’esiliato (a Roma) re di Spagna Alfonso XIII.  

 Nel Lazio, anzi, proprio nel territorio romano, situata a ridosso dell’Appia Antica e dell’aeroporto di Ciampino , si trova la Tenuta di Fiorano dei Boncompagni Ludovisi. Oggi il 

Principe Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi è alla guida di una tenuta di circa 200 ettari di terreni comprendente vigneti, uliveti, terreni seminativi e pascoli e nella sua stirpe può vantare un Papa di grande importanza:  Ugo Boncompagni,il potente Gregorio XIII. Sono stati anche signori di Piombino per matrimonio. 

In Puglia Palazzo Ducale Guarini nasce come molti dei castelli “baronali” di Terra d’Otranto, in epoca Normanna, una fortezza con lo scopo di controllare e assicurare l’amministrazione del feudo. Nel castello vissero Filippo d’Angiò e il principe di Taranto Raimondello Orsini Del Balzo che sposò la contessa di Lecce Maria D’Enghien, fino a Teresa Frisari duchessa di Scorrano e principessa di Tarsia, l’ultima erede di questa famiglia, che sposò nel 1894 Carlo Guarini duca di Poggiardo, portando il palazzo e i titoli nominali nella famiglia Guarini. Oggi le cantine Duca Carlo Guarini compiono 1000 anni nelle mani della stessa famiglia, quando Riccardo Guarini, Conte di Valesio, nel 1114 già coltivava la sua vigna nella Tenuta Pìutri affacciata sul mare Adriatico tra Lecce e Brindisi. Oggi le cantine possono contare su 700 ettari di proprietà tra tenute e masserie nel Salento, di cui 70 a vigneto nel feudo di Torchiarolo.

Planeta
Planeta

In Sicilia, otto generazioni e 5 tenute, 200 anni di storia solo nel mondo del vino. I Tasca d’Almerita sono la Famiglia nobile con la F maiuscola per antonomasia nella regione. Le tenute di Capofaro, a Salina, Tascante sull’Etna, la storica Tenuta Whitaker nell’antica isola di Mozia e Sallier de La Tour, a Monreale, hanno fatto (e fanno) parte della storia del vino siciliano. Fu Lucio Mastrogiovanni Tasca, marito di Beatrice Lanza e Branciforte, il primo a ricevere il titolo di Conte di Almerita, concesso con Real Diploma nel 1846. I Planeta, Baroni di Santa Cecilia, località vicino a Menfi e Sambuca di Sicilia, dove tutt’oggi hanno la sede della loro cantina, hanno dedicato proprio a Santa Cecilia, il loro vino di punta, un Nero d’Avola con lo stemma di famiglia. Una curiosità: sulla facciata di Palazzo Planeta è esposto un cimelio della Seconda Guerra Mondiale, testimonianza dei bombardamenti che nel 1943 distrussero gran parte della dimora di famiglia; durante la ricostruzione fu Vito Planeta a voler conservare questo severo monito contro gli orrori della guerra, per tramandarlo nella memoria collettiva. Sempre nella Sicilia occidentale, cantine Firriato portano il nome di Federico Lombardo di Monte Iato, dal 1359 nobile di Messina, Palermo, Sutera, Marsala e Taormina oggi detiene sette tenute, oltre alla sede principale in provincia di Trapani.

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