Marzia Monico: “I dealcolati? Non li bevo e non mi interessano, il futuro sono gli orange della Georgia”

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Sommelier, instancabile viaggiatrice con idee chiare su cosa funziona e cosa no: “I vini californiani hanno ancora strada da fare. I cileni non vanno più di moda e il Cava spagnolo costa poco, la qualità è un’altra cosa…”

di Luca D.F.

Sommelier per passione, gira il mondo alla ricerca di vini poco conosciuti ma dal grande potenziale. È stata nella Napa Valley, Marzia Monico ha assaggiato i miglior vini californiani ed è convinta che non siano ancora allo stesso livello dei vini italiani e francesi. Intanto, la concorrenza sta arrivando da dove nessuno se la aspetta: la Georgia con i suoi vini orange.

Marzia è da sempre nel mondo del vino come appassionata, ma da qualche anno è anche una sommelier diplomata dalla Fondazione Italiana Sommelier e gira il mondo alla ricerca di vini nuovi che non si vendono oppure è molto difficile trovare in Italia. Appena ha un week-end libero va agli eventi del settore vinicolo in Italia e quando ha almeno una decina di giorni di vacanza si reca all’estero, anche in California, per assaggiare vini rinomati o per scoprire quelli meno conosciuti. Quando parla di vino si nota subito la sua grande passione ed è per questo che abbiamo voluto intervistarla per Vendemmie.

Marzia, secondo te, quali sono i vini che potrebbero diventare popolari anche da noi nel prossimo futuro?

I vini orange della Georgia, che non sono bianchi, rossi o rosati, ma dal colore simile all’arancione. Sono vini conservati nelle anfore interrate e che hanno un gusto unico che secondo me potrebbe piacere anche a noi italiani. In Georgia la produzione di vino risale a migliaia di anni fa, esistono oltre 500 uve autoctone, l’unico limite è che all’estero i vini georgiani non sono molto conosciuti.

Sei stata nella Napa Valley. Come giudichi la qualità del vino californiano?

Nella Napa Valley ho visitato aziende che puntavano sulla quantità più che sulla qualità. Lo ammettono loro stessi senza problemi. Per questo mi sono convinta che è difficile che le aziende californiane, raggiungano il livello di quelle italiane o francesi. In una scala da uno a dieci, se le ultime due valgono 8, le aziende californiane valgono 7. Se parliamo di bollicine, lo champagne vale 9, lo spumante vale 8, il vino californiano nemmeno si avvicina agli altri due. Mi riferisco agli spumanti di Alta Langa, Franciacorta e Trento Doc che a mio giudizio sono i migliori in Italia. In Spagna producono un buon Cava, ma non lo considero all’altezza di champagne e spumante.

Eppure il Cava è sempre più popolare, anche fuori dalla Spagna, perfino in Francia.

Credo che la popolarità del Cava dipenda dal prezzo,  è più economico rispetto allo champagne. Diciamo la verità: la maggior parte della gente non vuole spendere 40 o 50 euro per una bottiglia di bollicine o di vino in generale. Un buon vino, per avere un grande successo di vendite deve bilanciare la qualità e il prezzo tenendo conto delle esigenze del grande pubblico. È anche fondamentale trovare un’identità precisa per il proprio vino, in modo che non venga confuso con altri vini dal gusto simile. 

E il vino cileno? Anni fa, in Italia, si trovava ovunque mentre ora solo in alcuni supermercati. Secondo te, per quale motivo?

Secondo me, il vino cileno è semplicemente passato di moda in Italia. I vari marchi di vino cileno facevano tutti un vino dal gusto molto simile, sembrava una produzione standardizzata, ma negli ultimi tempi hanno iniziato a migliorare ed a produrre dei vini dal gusto più deciso, più caratteristico. Fino ai primi anni duemila, in Cile e in altri paesi sudamericani, si faceva largo uso del barrique in legno di rovere e questo influiva parecchio sul gusto del vino. In seguito i produttori di vino hanno iniziato ad usare anche altri tipi di botti.

In Italia, quale vino andrebbe pubblicizzato meglio?

Il vino Gaglioppo calabrese. È un ottimo vino che, se fosse più noto al grande pubblico, sarebbe di certo più popolare. Lo stesso vale per il Perricone prodotto in Sicilia e per il Sagrantino dell’Umbria, che secondo me si abbina benissimo alla carne rossa.  Specificare ‘secondo me’ è fondamentale perché quello che piace a me non è detto che piaccia a qualcun altro. Quando mi chiedono qual è il miglior vino rispondo sempre: ‘quello che ti piace’. Spesso il gusto non combacia con il prezzo: quando frequentavo il corso di sommelier venivano organizzate degustazioni alla ceca, dovevamo dare un voto da zero a cento e quando il vino era superiore alla media il voto partiva da ottanta. Una volta abbiamo dato 80 ad un vino che con nostra grande sorpresa costava meno di dieci euro. Il corso della Fondazione Italiana Sommelier mi è servito moltissimo anche perché in classe eravamo tra i 20 e i 25 allievi e quindi gli insegnanti ci seguivano nel modo giusto. Un corso organizzato da un ‘altra associazione prestigiosa, invece, prevedeva classi con 80 allievi e questo mi ha indotto a non iscrivermi. Il corso della FIS si svolgeva al Principe di Savoia di Milano e gli iscritti avevano in maggioranza tra i 30 e i 40 anni (io ne avevo 38) e anche questo mi ha convinto a frequentarlo.

E i vini che piacciono a te, quali caratteristiche devono avere?

A me piacciono i vini rossi tannici, sono lontana anni luce dai vini fruttati, anche se alcuni vini fruttati hanno una grande reputazione a livello internazionale come il Gewurztraminer tedesco. Lo producono anche in Italia e in Francia, ma quello prodotto in Germania è più rinomato.

Cosa pensi del vino senza alcol?

Che è un’ottima idea per vendere vino anche a chi non può bere alcolici o non li beve per motivi religiosi. Detto questo: non ho mai assaggiato il vino analcolico e non avverto l’esigenza di assaggiarlo. Magari, in futuro, lo proverò.

Immagine di Luca D.F.

Luca D.F.

Giornalista poliedrico ma specializzato in sport e spettacolo, collabora con quotidiani, periodici e riviste online vantando una lunga milizia radiotelevisiva. Ha scritto per Corriere della Sera, Il Giornale, Controcampo, Men's Health Italia, Guerin Sportivo, Jack e Progress.

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