“Pasta, carne rossa e vino bianco: la mia dieta rivoluzionaria”

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Carlo Di Rienzo, nutrizionista clinico dei vip: “Dimagrimento e salute devono viaggiare a braccetto. Molte credenze o suggestioni vanno rimosse: quando la qualità di vita migliora, aumentano le concessioni”

di Luca Serafini

È nato a Caserta e compirà 43 anni il 6 febbraio, Carlo Di Rienzo. La sua vita è legata alla medicina: dall’istinto iniziale di seguire le orme familiari nell’odontoiatria, fino alla virata sulle biotecnologie mediche con la specializzazione in nutrizione clinica.

Com’è avvenuto il cambio di indirizzo?

Nel percorso di studi ho affrontato la deviazione. L’odontoiatria era un’alternativa, ma il mio fine è sempre stato quello della salute e dopo 20 anni da quella scelta posso dire di essere appagato. Quello di voler seguire le orme dei genitori talvolta è un errore: la priorità dev’essere quella di seguire le proprie attitudini, la predisposizione personale. Ho sempre avuto chiaro il concetto del benessere, che mi ha portato a fare valutazione anche sugli sbocchi lavorativi. La nutrizione clinica mi affascinava, dal post laurea mi sono concentrato sul voler avere che fare con patologie dove si possa intervenire e risolvere il problema.

Quello del dimagrimento, ad esempio?

Sì, ma non solo. È vero che su Google una delle parole più cliccate in assoluto è ‘dieta’, ma la perdita di peso va associata anche a disturbi. Per esempio, le condizioni diabetiche sono una piaga della sanità nazionale: il diabete di tipo 2 è risolvibile attraverso l’alimentazione, tanto per cominciare.

Dopo un master post laurea sulla nutrizione clinica, alla seconda Università degli studi di Napoli, Carlo apre il suo primo studi a Santa Maria Capua Vetere, dopo di che una prima svolta inaspettata.

“Non so perché, venni contattato da Mediaset per  la trasmissione ‘Sai cosa mangi?’ di Emanuela Folliero, dove si parlava di alimentazione e salute (era il 2015). Partecipai a 7-8 puntate, ebbi grande visibilità e iniziai a diversificare la mia professione. Divenni relatore su ricerche scientifiche per aziende farmaceutiche, nutrizionista per aziende mediche come la ‘Penta Medical Diet’ e aprii un secondo studio a Teano, poi un terzo a Milano dove ho avuto che fare con molti esponenti del mondo dello spettacolo e dello sport: Beppe Sculli, Bobo Vieri, Andrea Pucci, Carolina Stramare prima e dopo che venisse eletta Miss Italia, l’altra Miss Italia Claudia Andreatti, Christian Bucchi, Marco Motta (ex calciatore di Juventus, Roma e Genoa) e tanti altri.

Non si è fermato qui, comunque

Assolutamente. Ho vinto un concorso all’Asl  di Caserta come dirigente nutrizionista, iniziando un lavoro straordinario con la diabetologia dell’ospedale Marcianise. Purtroppo l’inefficienza delle strutture pubbliche non lascia spazio a chi ha voglia di fare. Pubblico e privato sono in netta antitesi: l’enorme qualità che si dà nel privato non si può dare nel pubblico. Non ci sono né autonomia né cultura. Non potevo accettare di avere una giornata di lavoro con linee guida mediocri alla mattina e nettamente superiori al pomeriggio: aspiro a un rendimento equilibrato e di alto livello, quindi ho lasciato.

Parliamo dei suoi metodi

La dieta mediterranea è il mio principio. Mi sono trovato a operare nella Terra dei Fuochi, un’area della Campania caratterizzata da un inquinamento ambientale grave a causa di roghi, di rifiuti tossici e discariche abusive. Questo fenomeno ha portato a un aumento significativo di malattie come leucemie e tumori, specialmente nelle aree colpite. I comuni coinvolti sono 90, di cui 56 nella provincia di Napoli e 34 nella provincia di Caserta. Il Governo ha attuato misure di bonifica e rimozione dei rifiuti, con un’importante spesa di 15 milioni di euro per il 2025 per affrontare questa emergenza ambientale e sanitaria. Ora anche la Lombardia può essere definita Terra dei Fuochi. La media italiana è di una neoplasia in ogni nucleo familiare, e questa è solo una delle molteplici patologie che affliggono l’essere umano… La dieta mediterranea consente di alcalinizzare il corpo, rendendolo ostile alla modificazione delle cellule. Un ambiente acido è gradito a una forma tumorale, un ambiente basico determina il suicidio di una cellula neoplastica. Questo modello è così consolidato che il mondo orientale si è avvicinato enormemente al principio dell’alimentazione attraverso la dieta mediterranea”

Cioè?

Consiste nel consumo di carboidrati complessi (pasta e pane), assolutamente non deleteri come si pensa, ma che svolgono invece un ruolo importante sulle condizioni glicemiche del corpo. Poi frutta e verdura. Anche e soprattutto carne rossa: non è assolutamente un elemento che favorisce la forma tumorale.

Il problema della carne è conoscerne la provenienza: l’allevamento, la macellazione, le sofisticazioni spaventano il consumatore.

Non c’è dubbio. E’ verissimo. Dall’asilo ci insegnano come l’uomo usciva dalla caverna con la clava e andava a cacciare bisonti, manzi, vitelli… La qualità della carne è fondamentale: serve avere fiducia nel rivenditore. Per il resto, diversi studi condotti sui tumori hanno determinato che sono di carattere ormonale (come quelli mammari): alimenti come il pollo che si trova su grandissima scala, sono animali che nascono e crescono alla velocità della luce, alimentati con estrogeni (ormoni femminili) e sono i maggiori responsabili di quelle forme”

Un indirizzo rivoluzionario rispetto alle credenze o alle suggestioni, non trova?

Nei miei studi ho realizzato protocolli alimentari anche chetogenici, abbracciando la cultura alimentare orientale dove vivono popoli longevi, senza aumentare la quota proteica che determina danni renali. Qual è il concetto di lealtà? Quello della grande distribuzione, per esempio: al supermercato il pesce di allevamento ha un prezzo, quello pescato ne ha un altro. Chiunque può distinguere, e scegliere. Anche sul pesce alcune informazioni sono troppo contraddittorie: il salmone, per esempio, è ricco di Omega 3 che rappresenta forme grasse, ma ha effetti straordinari sul colesterolo. Si preferisce taglia medio piccola sul pesce per il massimo delle proprietà organolettiche e anche perché quelli più grossi hanno più difficoltà a smaltire le molte tossine dovute all’inquinamento delle acque”

Non mi dica che nella sua dieta consente anche il vino…

Ma certo, perché no? Qui la teoria è semplicissima, sia sul soggetto sano che su quello afflitto da una patologia: dipende tutto dalla frequenza e dalle dosi. La morigeratezza non è mai un problema. Se il consumo è occasionale e non abituale, non ci sono controindicazioni ma solo qualche osservazione. Certo, in una fase iniziale della dieta si tende a predisporre il corpo a una condizione di benessere. Il vino è un prodotto di fermentazione e se stiamo cercando di limitare l’immissione di zuccheri nel corpo, nella prima fase si limita o si annulla del tutto. E’ pur vero che un percorso di dimagrimento mira a far riutilizzare tanti elementi che in una forma di obesità rappresentano un pericolo, mentre in una situazione di salute destano meno preoccupazione. E poi naturalmente bisogna puntare alla qualità. Ci sono degli studi affascinanti sui quali mi sono soffermato: riguardano i congeneri, ovvero prodotti naturali della fermentazione (come tanniti e metanolo) che determinano il sapore e l’aroma. Quando la sbornia è facile, significa che sono presenti in quantità superiori e il corpo non riesce a sintetizzarli. Sono un amante del vino rosso, lo ammetto, ma è vero che l’alcol bianco (vino, gin, grappe) hanno congeneri più bassi. Anche qui, come del macellaio e del pescatore, bisogna fidarsi dell’enologo e del viticoltore…

E’ quindi una questione di conoscenza, di cultura

Come in tutte le cose, del resto. La qualità di vita migliora dopo il dimagrimento, quindi con un bicchierino si può certamente festeggiare al risultato dei propri sforzi. Quando si sta finalmente bene, le concessioni aumentano, non diminuiscono, ma i pericoli si sono ridotti.

Immagine di Luca Serafini

Luca Serafini

Dal 1° febbraio 2024 direttore responsabile di Vendemmie, giornalista e scrittore, ha una lunga carriera televisiva alle spalle ed è tuttora opinionista sportivo tra i più apprezzati. Ha pubblicato saggi e romanzi, con “Il cuore di un uomo” (Rizzoli, 2022) ha vinto il premio letterario “Zanibelli Sanofi, la parola che cura”.

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