Il volto della next generation di Teanum racconta una visione che unisce le famiglie De Maio e De Matteo con 42 paesi esteri: “Ogni bottiglia è un ponte tra la nostra terra e il mondo”
di Camilla Rocca
Per Andrea De Maio, volto della nuova generazione di Teanum, il vino è molto più di un prodotto, è il risultato dell’incontro tra territorio, tradizione, competenza e passione. Un racconto che nasce dalla terra e arriva fino alla tavola, attraverso un percorso fatto di cura, conoscenza e valorizzazione delle materie prime.
Dopo gli studi in Economia e il conseguimento di un Master in Food & Beverage, Andrea affianca, ormai da anni, il padre Domenico, enologo e agronomo, nella gestione delle aziende, contribuendo allo sviluppo di una realtà capace di unire conoscenza del territorio, innovazione e attenzione alla qualità.
Che cosa significa per te la “next generation” nel mondo del vino e dell’olio all’interno di Teanum?
Significa avere il coraggio di portare avanti una storia aziendale senza restare fermi. Teanum, nasce nel 2000 ed è un progetto condiviso tra due famiglie, la famiglia De Maio e la famiglia De Matteo. Oggi Teanum produce circa 2 milioni di bottiglie l’anno ed è presente in 42 Paesi. Questo risultato non è un punto di arrivo, ma una responsabilità. Essere nuova generazione vuol dire rispettare la terra, il lavoro di chi è venuto prima di noi e, allo stesso tempo, guardare avanti: innovare, comunicare meglio, aprirsi ai mercati internazionali e raccontare la Puglia con un linguaggio più contemporaneo.
Perché pensi che oggi il tema del ricambio generazionale nel settore agroalimentare sia così forte, soprattutto in Puglia?
Perché oggi il settore agroalimentare non può più vivere solo di tradizione. La tradizione resta il punto di partenza, ma ha bisogno di persone capaci di darle una direzione nuova. In Puglia abbiamo territori, vitigni, oliveti, prodotti e storie fortissime. Però oggi non basta più produrre bene: bisogna saper dare valore a quello che si produce, posizionarlo, raccontarlo, esportarlo e renderlo riconoscibile.
Il ricambio generazionale è importante perché permette alle aziende di non perdere il legame con le proprie radici, ma di cambiare passo. Noi giovani abbiamo il compito di trasformare quello che abbiamo ereditato in qualcosa che possa parlare al mondo di oggi.
Quanto conta la sostenibilità per la next generation, e in che modo Teanum la integra nel proprio lavoro?
La sostenibilità oggi conta tantissimo, ma secondo me va raccontata nel modo giusto. Non è sostenibilità mettere due pannelli solari e pensare di aver risolto tutto. La sostenibilità, per noi, è soprattutto una questione di tempo. Significa rispettare i tempi della terra, i tempi della vite, dell’ulivo, della produzione e anche delle persone che lavorano ogni giorno in azienda. Vuol dire non forzare, non consumare tutto subito, ma costruire qualcosa che possa durare. Per la next generation la sostenibilità è questo: avere una visione lunga. Fare scelte oggi pensando non solo al risultato immediato, ma a quello che lasceremo domani.
Quanto è importante oggi avere un volto giovane che rappresenti il brand Teanum?
È molto importante, anche perché oggi Teanum è un’azienda in cui tutti i ruoli chiave sono ricoperti da persone under 40. Questo cambia il modo di lavorare, di comunicare e anche di relazionarsi con l’esterno. Oggi le persone non vogliono conoscere solo il prodotto, ma anche chi c’è dietro: chi prende le decisioni, chi rappresenta l’azienda, chi porta avanti una visione. Un volto giovane permette di creare un dialogo più diretto con il pubblico, con i buyer, con i ristoratori e con i mercati esteri.
Metterci la faccia, però, non significa solo apparire. Significa assumersi una responsabilità: raccontare Teanum come azienda familiare, territoriale e contemporanea, nata dall’unione di due famiglie, Demaio e De Matteo, che lavorano insieme e condividono la stessa visione.
Ti riconosci come volto della next generation di Teanum? In quali ambiti stai portando innovazione?
Sì, mi riconosco in questo ruolo, ma lo vivo con grande senso di responsabilità. Per me innovare non significa cancellare quello che è stato fatto prima, ma valorizzarlo con strumenti nuovi. L’innovazione oggi passa dal prodotto, ma anche dalla comunicazione, dal mercato, dalle relazioni e dalla visione internazionale. Sto cercando di contribuire a un racconto più moderno di Teanum, capace di parlare sia agli operatori del settore sia ai consumatori finali. L’obiettivo è far percepire il vino e l’olio pugliesi non solo come prodotti legati alla tradizione, ma come eccellenze contemporanee, capaci di stare nei mercati internazionali con identità, qualità e visione.
Ci sono stati momenti di confronto o scontro generazionale? Come li state trasformando in crescita?
Sì, il confronto generazionale esiste sempre, soprattutto in un’azienda familiare. Chi ha costruito tanto tende giustamente a proteggere ciò che ha creato. Chi arriva dopo, invece, sente il bisogno di cambiare linguaggio, strumenti, velocità e prospettive. A volte questo può creare confronto, ma credo sia una cosa sana. L’importante è non viverlo come uno scontro, ma come un passaggio necessario. L’esperienza dà solidità, la nuova generazione porta energia, visione e capacità di leggere il presente. Quando queste due cose si incontrano, l’azienda non perde la sua identità: diventa più forte.
Un consiglio ai produttori di vino e olio? Qualcosa su cui il settore potrebbe migliorare?
Più che un consiglio, credo che oggi serva il coraggio di fare scelte diverse. Noi stiamo cercando di percorrere una strada che non sempre è stata quella più comune nel nostro territorio: investire sul brand, sulla presenza internazionale, sulla comunicazione, sulla qualità percepita e su una visione aziendale più strutturata. Spero che i risultati concreti possano portare anche altre aziende ad accodarsi verso una strada comune, perché il settore può crescere davvero solo se cresce tutto il territorio. Possiamo migliorare nella capacità di fare sistema, di presentarci all’estero con più consapevolezza e di costruire brand forti. Non basta dire che un prodotto è buono: bisogna spiegare perché è unico, da dove viene, chi lo produce e quale visione porta con sé.
Ti è capitato che la tua giovane età influenzasse la percezione di importatori o distributori? E all’estero come vi vedono?
Sì, può capitare che la giovane età venga inizialmente osservata con un po’ di diffidenza. In alcuni contesti devi dimostrare subito di essere preparato, di conoscere il prodotto, il mercato, i numeri e la visione dell’azienda. Però, quando questo accade, la giovane età diventa un punto di forza. All’estero c’è molta attenzione verso le nuove generazioni del vino italiano. Il fatto che Teanum sia presente in 42 Paesi ci permette di confrontarci ogni giorno con mercati diversi, mentalità diverse e richieste diverse. Fuori dall’Italia apprezzano molto le aziende familiari che sanno evolversi senza perdere autenticità. E credo che questo sia uno dei nostri punti più forti.
Qual è il prodotto che rappresenta meglio la next generation di Teanum?
Credo che la next generation di Teanum non sia rappresentata da un solo prodotto, ma da una visione. È il modo in cui oggi vogliamo portare la Puglia nel mondo: attraverso vini e oli capaci di raccontare territorio, identità e contemporaneità.
Sicuramente le nostre linee più riconoscibili esprimono bene questo percorso: prodotti che nascono da una terra forte, autentica, ma che parlano un linguaggio moderno. Per noi ogni bottiglia deve essere un ponte tra la storia delle famiglie De Maio e De Matteo, la forza della Puglia e il futuro che vogliamo costruire insieme.
Camilla Rocca
Una passione per il mondo del vino che parte dalle origini, si è allargata all’enoturismo e ai racconti delle persone, di quei volti, quelle mani, delle storie che sono dietro alla vigna