L’ appuntamento Wine Agenda, organizzato da Federvini ha aperto gli eventi alla Milano Wine Week.
di Camilla Rocca
Due i panel: “ Vino e Internazionalizzazione: Strumenti per il Progresso” a cui hanno partecipato Denis Pantini, Responsabile Agroalimentare – Nomisma; Oriana Romeo, Senior Sector Specialist – Area Studi Mediobanca; Brunella Saccone, Dirigente Ufficio Agroalimentare e Vini – Agenzia ICE; Amedeo Teti, Direttore Generale per la tutela della proprietà industriale, Ufficio italiano Marchi e Brevetti; Ettore Nicoletto, President & Ceo Angelini Wines and Estates e “Vino: Storia, Cultura, e Sfide Contemporanee
Prospettive per il Settore Vitivinicolo Italiano” con la partecipazione di Barbara Mutti, Consultant – Tradelab; Andrea Poli, Presidente Nutrition Foundation of Italy; Ignacio Sanchez Recarte, Segretario Generale Comité Vins; Raffaele Nevi, Capogruppo FI in Commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati, Responsabile Agricoltura e Portavoce di FI, moderato dalla giornalista Fernanda Roggero.
Le prospettive e le sfide per il vino italiano nel quadro dell’internazionalizzazione ed il ruolo che riveste nella cultura e nella società sono stati al centro dell’incontro.
L’analisi presentata dall’Area Studi di Mediobanca evidenzia come nel 2022 l’inflazione abbia spinto i fatturati del settore, pur spiegando solo i tre quarti della crescita delle imprese vinicole, che ha fatto segnare complessivamente un +9,1%, concentrandosi in particolare sul canale Ho.Re.Ca. (+19,9%) e sulle fasce premium (+13,7%). A tale andamento è corrisposta però una contrazione dell’Ebit margin (margine operativo netto), passato dal 5,8% (valore medio 2015 – 2019) al 4,6% (2022). La fotografia tracciata da Mediobanca evidenzia buoni valori di solidità patrimoniale per le imprese vinicole e migliori prospettive di crescita, in particolare sui mercati internazionali, per quelle di maggiori dimensioni.
Comparto export
Nel 2022 il vino italiano ha segnato un valore in export pari a 8 miliardi di euro, con una crescita pari al 12% rispetto all’anno precedente, mentre per il primo semestre del 2023 la stima è di circa 3,7 miliardi euro.
L’internazionalizzazione continua a registrare ottime performance e si conferma una priorità strategica. Questo perché se si registra un trend ormai da anni: tutti i Paesi produttori perdono quote di mercato di consumo nel mondo vino. E l’Italia in particolare, dove il consumo prevalentemente si colloca in una fascia di età alta, nel tempo sarà sempre minore. Ecco perché quindi puntare sull’esportazione, che vede forte quote di mercato occupate da spumanti e di vino in bottiglia, mentre fortunatamente perde quote di mercato il vino sfuso, con un trend che vede il valore del vino esportato in forte crescita. Rimane forte però il divario con la Francia, soprattutto per quanto riguarda il comparto champagne.
Come evidenziano i dati di Nomisma, il vino è sempre più un prodotto globalizzato. Apertosi negli ultimi vent’anni a nuovi mercati e soluzioni e trovatosi ad affrontare nuovi paesi esportatori e competitor, il settore vinicolo italiano è oggi sempre più chiamato alla sfida della crescita. E soprattutto ad aprirsi ad altri mercati, diversi da quelli standard: una sfida che ha colto in mano sempre più ICE- Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Si tratta di un affollamento competitivo su poche categorie: Prosecco e Pinot grigio, prevalentemente, e il conflitto competitivo spesso si inasprisce e si gioca al ribasso.
La solidità delle aziende vinicole
Tuttavia è proprio dal contesto internazionale che provengono i segnali di maggiore criticità. Pesano le dinamiche inflazionistiche, seguite dall’innalzamento dei tassi di interesse da parte della BCE e da un rallentamento dell’economia globale e in particolare dell’eurozona. Un quadro caratterizzato da maggiori difficoltà di accesso al credito e a strumenti finanziari.
Le imprese del vino hanno una maggiore disponibilità liquida rispetto alla manifattura (circa il 42% in più) perché la dimensione sia a livello di distretto, che di azienda è solitamente più strutturata, e la maggiore incidenza di debiti a lungo termine abbatte il problema della variazione di tassi di interesse nel breve, rendendole più solide.
Nuovo proibizionismo
Il dibattito si conclude con la discussione della tendenza di un approccio proibizionista che ha già visto fughe in avanti sconsiderate, si guardi al caso irlandese, e rispetto al quale l’Italia invece ha molto da poter dire e facilmente dimostrare, grazie alla sua cultura del bere moderato. “Le nuove leggi quasi al limite del proibizionismo, c’è un sentimento quasi di demonizzazione del vino, no safe level, ovvero “nessun consumo è un buon consumo” chiosa la giornalista Fernanda Roggero.
“Si sta equiparando sempre più il vino al tabacco” risponde Ignacio Sanchez Recarte.
“Il vino è un patrimonio umano che rappresenta un portato di storia, cultura e tradizioni millenarie. Oggi assistiamo a livello internazionale ad un attacco proibizionista che viene brandito pericolosamente e che rischia di danneggiare una filiera strategica per la nostra industria agroalimentare” ha commentato Micaela Pallini, Presidente di Federvini. “Credo che la nostra risposta debba essere fondamentalmente culturale, promuovendo lo stile di vita mediterraneo, declinato al principio della moderazione e del consumo conviviale del vino e in generale delle bevande spiritose”.
L’Italia può e deve essere testa di ponte nel contrastare la deriva proibizionista in atto e le istituzioni possono fare molto per prevenire provvedimenti che colpiranno asset strategici della cultura italiana.
La sfida per il futuro
“Abbiamo di fronte a noi sfide globali considerevoli che interessano in modo diretto l’operato delle nostre imprese, i nostri territori, la nostra cultura e il nostro modo di vivere la socialità – ha dichiarato Ettore Nicoletto, Vicepresidente del Gruppo Vini di Federvini e President & Ceo di Angelini Wines and Estates – Il vino italiano è un’eccellenza che nel mondo è riconosciuta ed apprezzata: suscita l’emozione dell’empatia territoriale ed è connessa ad un lifestyle incentrato sulla cultura del bere di qualità. Va tutelata in tutte le sedi con fermezza, continuità e con il supporto delle istituzioni”.
Occorre far sentire forte e chiara la distintività del nostro Paese, promuovendolo come modello di riferimento al quale guardare, ribadendo con chiarezza la centralità dell’approccio al consumo moderato che costituisce, come rivela l’indagine sulle abitudini di consumo degli italiani presentata da TradeLab, un valore sociale e di promozione dell’economia e dei territori e un’esperienza largamente diffusa in Italia, con l’86% del campione che fa un uso moderato di vino e il 78% che sempre o quasi lo accompagna al cibo e lo associa a momenti di convivialità.
Foto crediti: Loris Scalzo