Da un oceano all’altro, storia di grappoli e vigne secolari: dove e perché si produce un vino unico
di Camilla Rocca
Il Sudafrica è oggi una delle realtà vinicole più interessanti del panorama internazionale, capace di coniugare una lunga tradizione storica con uno stile produttivo moderno e riconoscibile. La viticoltura sudafricana nasce all’inizio del Settecento, quando i coloni europei iniziarono a coltivare la vite nelle fertili vallate attorno a Cape Town, dando origine a un sistema agricolo che nel tempo si è evoluto fino a raggiungere standard di eccellenza riconosciuti a livello mondiale.
Il cuore storico di questa produzione si sviluppa attorno a Cape Town e alle celebri regioni di Constantia, Stellenbosch, Paarl e Franschhoek, note come “l’angolo dei francesi”, dove gli ugonotti portarono tecniche e vitigni europei che ancora oggi influenzano profondamente lo stile dei vini locali, nonostante questa fosse storicamente una colonia olandese.
Da oceano ad oceano i luoghi del vino sudafricano
La zona di Constantia rappresenta una delle aree vitivinicole più antiche del Paese. Qui i vigneti convivono sorprendentemente con la città di Cape Town, estendendosi sulle colline che guardano l’oceano. Il clima è mitigato dalle correnti marine e caratterizzato da estati calde ma secche, condizioni ideali per la produzione di grandi vini bianchi, in particolare Sauvignon Blanc e Chenin Blanc. Alcune delle cantine più meridionali dell’intero continente africano si trovano proprio in quest’area, compresa la suggestiva Cape Point Vineyards.
Procedendo verso l’interno si raggiunge Stellenbosch, considerata la capitale del vino sudafricano. Qui si producono i rossi più strutturati e longevi del Paese, con una particolare attenzione al Pinotage, vitigno simbolo del Sudafrica nato dall’incrocio tra Pinot Noir e Hermitage (Cinsault). Le vigne sono spesso allevate basse, con il tradizionale sistema “a spalletta”, per proteggere i grappoli dal vento e dal sole intenso.
Non lontano sorgono Paarl e Franschhoek, territori storicamente legati alla presenza francese, dove la viticoltura ha assunto fin dal Settecento un ruolo centrale nello sviluppo economico e culturale della regione.
Il paesaggio del Capo è profondamente influenzato dall’incontro tra due oceani: l’Oceano Indiano, con la corrente calda proveniente dal Mozambico, e l’Oceano Atlantico, alimentato dalle acque fredde che risalgono dall’Antartide verso la Namibia. Questo incrocio di correnti rende il clima complesso e talvolta estremo, ma allo stesso tempo straordinariamente favorevole alla viticoltura di qualità.
Non a caso il promontorio fu inizialmente chiamato “Capo delle Tempeste” dagli esploratori portoghesi. Fu poi il re del Portogallo a ribattezzarlo Capo di Buona Speranza, sottolineandone il valore strategico per il commercio con l’Asia.




Muratie Estate, una cantina fuori dal tempo
Nel cuore di Stellenbosch si trova Muratie Wine Estate, una delle cantine più antiche del Sudafrica, fondata nel 1685. Visitare Muratie significa entrare in un luogo dove la storia è ancora palpabile: edifici originali, vecchie botti, opere d’arte e racconti di personaggi che hanno segnato la vita della tenuta nei secoli.
La proprietà appartenne a Laurens Campher, soldato tedesco al servizio della Compagnia Olandese delle Indie Orientali, e alla moglie Ansela, una donna schiava destinata inizialmente al Brasile. La loro unione, proibita all’epoca, rappresenta uno dei primi esempi documentati di coppia mista legalmente riconosciuta al Capo. A ricordarli, ancora oggi, un grande albero piantato in occasione del loro matrimonio.
Dal Settecento Muratie è legata alla famiglia Melck, che ne custodisce la tradizione e ne ha preservato lo stile autentico. La scelta è caduta tramite tour dedicato attraverso Gattinoni Travel, con programmi su misura che includono visite guidate alle cantine, degustazioni, esperienze gastronomiche e soggiorni nelle principali regioni vinicole del Capo.
Le degustazioni: identità e longevità
La visita a Muratie si completa con una degustazione che mette in luce il carattere distintivo dei suoi vini. Tra i bianchi spicca l’Isabella Chardonnay 2023, affinato dieci mesi in rovere francese nuovo, un vino di grande struttura e potenziale di invecchiamento fino a dieci anni. Il Chenin Blanc 2024, affinato in botti molto vecchie con un uso delicato del legno, colpisce per eleganza e freschezza, con una longevità stimata fino a otto anni.
Tra i rossi, l’Hercules du Preez Cabernet Franc 2022 rappresenta una rarità nel panorama sudafricano: un Cabernet Franc in purezza, affinato sedici mesi in barrique francesi, capace di evolvere per oltre quindici anni. Il Ronnie Melck Syrah 2020, dedicato dal figlio al padre ormai scomparso, è un vino di grande acidità e tensione, con una prospettiva di invecchiamento che può superare i vent’anni.
Il simbolo della cantina resta l’Ansela van de Caab, considerato il miglior rosso di Muratie: un blend dominato dal Cabernet Franc, completato da Merlot, Petit Verdot e Malbec. Chiude la gamma il Martin Melck Cabernet Sauvignon 2022, affinato complessivamente trenta mesi in rovere francese, vino di grande profondità e struttura.
Camilla Rocca
Una passione per il mondo del vino che parte dalle origini, si è allargata all’enoturismo e ai racconti delle persone, di quei volti, quelle mani, delle storie che sono dietro alla vigna