Crisi o non crisi la Borgogna continua a crescere

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Dall’inizio del 2022 i vini di Borgogna hanno rappresentato a valore il 28,8% degli scambi su Liv-ex: sorpassata Bordeaux.

di Giovanna Romeo

L’ascesa della Borgogna sul mercato secondario dei fine wines è stata particolarmente evidente negli ultimi anni. Una regione vitivinicola che ha registrato un volume di scambi elevati e che come riferisce Matthew O’Connell, CEO di LiveTrade, la piattaforma di trading online di Bordeaux Index focalizzata principalmente sulla fascia alta del mercato, con il 20-30 “blu- chips” indirizzato a un numero sempre più ampio di collezionisti ultra ricchi.

Ottimi risultati in parte guidati dalla richiesta di rarissimi vini di Borgogna, aumentati del +26% in termini di prezzo, ben al di sopra dell’impressionante 10% del mercato secondario complessivo, sottolinea O’Connell. La domanda di etichette come Leroy e Domaine Armand Rousseau e alcune cuvée di Dujac e Mugnier, diventate veri e propri oggetto di culto, esattamente come Arnoux-Lachaux e Jean-Yves Bizot, ha letteralmente fatto volare gli scambi sul mercato secondario.

I vini di Borgogna hanno rappresentato a valore il 28,8% degli scambi sul Liv-ex – l’indice di riferimento del mercato secondario dei vini da investimento – contro il 25,7% dei vini di Bordeaux. Anche il numero delle etichette scambiate ha toccato un nuovo record: 4.084.

Alcuni dei nomi più performanti del mercato nel 2022 includono proprio Arnoux Lachaux Nuits St Georges Poisets 2009, che ha visto un sorprendente aumento del 152% nel 2022 da inizio anno, seguito da Leflaive Chevalier Montrachet 2010, in crescita dell’87%, davanti a De Vogue Mussigny 2005, +56%, e Meo Camuzet Cros Parantoux 2017, +51%. Lo slancio si è prolungato anche nel terzo trimestre con un interesse particolarmente marcato per le annate 2019 e 2020. Cresciuta anche la Borgogna bianca che sta attraversando una fase particolarmente forte, con i dati del Bordeaux Index che mostrano come Coche Dury, Leflaive, Raveneau e Ramonet hanno visto un apprezzamento dei prezzi particolarmente degno di nota. Segnale tangibile di come, oggi, a puntare sulla Borgogna non sia più solo una cerchia ristretta di importanti investitori ma anche migliaia di piccoli investitori.

Come sottolinea O’Connell, è naturale assistere a un periodo di consolidamento dopo una crescita così impressionante; dopotutto la Borgogna è su una traiettoria ascendente dal 2015”.Ma questa volta potrebbe non essere esattamente così: “I repentini movimenti al rialzo dei prezzi possono spesso essere seguiti da periodi di stabilità mentre il mercato si adegua ai nuovi livelli di prezzo, prima di riprendere potenzialmente i guadagni, indicando un consolidamento dei prezzi del 2019 dopo i sostanziali guadagni del 2018”.

Una delle ragioni principali invece per cui i prezzi della Borgogna continuano a salire è l’incapacità di sostituire la Borgogna con altre regioni vitivinicole“I collezionisti che acquistano questi nomi non vogliono cercare altrove” riferisce O’Connell. La domanda rimane così molto forte.

In caso di minore interesse verso vini “di culto”, Oregon e Nuova Zelanda sono pronte a trarne vantaggio.

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