Marco Spanu: “Vi racconto la magia del vino di Cipro”

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Il restaurant manager sardo lavora a Limassol: “In soli 7 anni abbiamo trasformato un mondo inesistente in una realtà enologica all’avanguardia”

di Camilla Rocca

Cipro, terra di sole e di mare, ma anche di montagne che superano i 1800 metri. Un’isola che sta vivendo una piccola rinascita enoica, sospesa tra la tradizione contadina e il desiderio di modernità. A raccontarcelo è Marco Spanu, classe 1987, originario di Domus Novas, in Sardegna, oggi restaurant manager del ristorante Locatelli all’interno dell’Amara Hotel di Limassol.

“Quando sono arrivato qui nel 2019, racconta, non ero un grande fan dei vini ciprioti. Le vigne erano lasciate quasi allo stato brado, senza irrigazione, ma col tempo ho capito che proprio quella rusticità nascondeva un patrimonio straordinario”.

Nella carta del ristorante figurano 320 etichette: circa 30 cipriote, 150 italiane e poi una selezione francese, greca, spagnola, americana e sudamericana. “Negli ultimi dieci anni la qualità dei vini ciprioti è cresciuta enormemente. Sono sempre di più i produttori che scelgono la via biologica, con vigne prefillossera e vigneti secolari che resistono in condizioni estreme, senza acqua e senza scorciatoie”.

Un territorio verticale

Il paesaggio viticolo di Cipro è sorprendente: dal mare fino alle alture dei monti Troodos, dove si trovano alcuni dei vigneti più alti d’Europa. Qui il clima cambia bruscamente da nord a sud, creando micro-terroir capaci di esprimere identità molto diverse.

“La materia prima è eccezionale – spiega Spanu – ma ciò che manca ancora è una cultura del tempo. Le cantine non fanno verticali e raramente investono sull’invecchiamento. Sarebbe bello vedere più vini locali affinarsi in bottiglia o entrare in blend coraggiosi”

Tra i vitigni autoctoni che più entusiasmano Spanu ci sono il Maratheftiko, che ricorda un Syrah per il suo profilo fruttato e ricco; il Lefkada, un rosso rotondo e di carattere, vicino per spirito al Barbera; e lo Spourtiko, un bianco erbaceo che “ricorda il Quartz di Terlano per freschezza e tensione”. Più diffuso e “commerciale” è invece lo Xynisteri, spesso usato in purezza: “Potrebbe diventare molto più interessante se si osasse con i blend o con l’affinamento in bottiglia”, osserva Spanu.

Cantine da scoprire

Tra le realtà più autentiche c’è Vouni Panayia, verso i monti Troodos: “È la cantina che consiglierei di visitare – dice Spanu – per capire la vera anima del vino cipriota. Coltivano le vigne in stato brado, non tagliano l’erba, e sostengono che la pianta debba combattere per dare il meglio. Hanno anche un piccolo ristorante interno, e la raccolta è tutta manuale, su terrazzamenti spettacolari”.

Più accessibile e contemporanea è Makarounas, con vini puliti ma non “easy drink”, prodotti in alta quota. Tsiakkas rappresenta invece un approccio più moderno, con vini dal taglio internazionale e immediato. Geralamos, infine, propone un ottimo Maratheftiko rosato, fruttato e pieno, che Spanu paragona allo Scalabrone di Antinori.

Cipro, patria mitologica di Dioniso, sembra pronta a riscoprire la propria vocazione più profonda. “I produttori devono continuare a osare – conclude Spanu –. Servono più blend, più sperimentazione con le macerazioni e magari anche qualche bollicina metodo classico. Ma soprattutto serve una voce comune, un consorzio che promuova il vino cipriota nel mondo. La direzione è giusta: ora bisogna crederci fino in fondo”. Cipro oggi è un laboratorio del Mediterraneo, dove la storia antichissima del vino incontra una nuova generazione di vignaioli determinati a scrivere il prossimo capitolo.

Immagine di Camilla Rocca

Camilla Rocca

Una passione per il mondo del vino che parte dalle origini, si è allargata all’enoturismo e ai racconti delle persone, di quei volti, quelle mani, delle storie che sono dietro alla vigna

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