Maicol ed Emanuele Izzo: “Vino senza confini dagli Usa alla Nuova Zelanda”

Tempo di lettura: 2 minuti

Chef e sommelier figli d’arte raccontano una cucina evocativa e tecnica: “I vini arrivano da tutto il mondo per costruire un racconto senza confini. Il calice apre un nuovo menu, da vivere anche da soli…”

di Alessandra Meldolesi

Figli d’arte, Maicol ed Emanuele Izzo hanno raccolto l’eredità di famiglia trasformandola in qualcosa di molto più ambizioso. Quella che i genitori avevano aperto a Castellammare di Stabia come pizzeria-braceria, Piazzetta Milù, è diventata, insieme al fratello Valerio in sala, un progetto di fine dining capace di conquistare la doppia stella Michelin nel 2023.

Maicol, diplomato odontotecnico, ha scelto presto la cucina, formandosi con Gennarino Esposito e Albert Adrià da Tickets – dove ha preso parte anche alla fase creativa – prima delle esperienze al Mirazur e al Noma. Emanuele invece, laureato in Giurisprudenza e inizialmente astemio, ha cambiato rotta dopo una folgorazione improvvisa: sostituendo il padre a una lezione AIS ha scoperto il vino e lasciato i tribunali senza rimpianti.

Maicol: Il mio rapporto con il vino è di grandissima curiosità. Sono sempre stato affascinato da questa materia, soprattutto dalle varie sensazioni e dai profumi che si possono sviluppare al palato. Quindi l’interesse per il legame che si crea con ciò che esprimono un alimento o un piatto finito, che possono ricordare quelle note nel bicchiere. Sono sempre stato affascinato da questo e con l’aiuto di mio fratello, che chiaramente è molto più esperto, ho iniziato i corsi da sommelier.

Emanuele: I vini che meglio si abbinano alla cucina di Maicol devono avere complessità, note intense ma al contempo sussurrate, con tante sensazioni palatali e profumi importanti. Vini ricercati e intensi, perché è molto alto il livello tecnico e di sapore dei piatti. Si possono prestare anche altre bevande come cocktail, birre, infusi, liquori artigianali, sake e tè. Serviamo grandissimi vini, ma non solo.

Maicol: Spesso capita che mio fratello mi faccia assaggiare vari vini e per me è sempre una scoperta. Poi vengono studiati abbinamenti per alcuni piatti, quindi c’è uno stimolo continuo. Spesso facciamo assaggiare anche ai miei collaboratori in cucina, perché avere un’apertura palatale, mentale e culturale in materia è fondamentale per arrivare a nuovi livelli di gusto.

Emanuele: L’abbinamento è come se sbloccasse un nuovo menu, che cammina parallelamente a quello della cucina, con bevande che vengono servite non solo quando arriva il piatto, ma subito prima, dopo o da sole. Un’avventura nell’avventura che si scopre solo vivendo, perché non sveliamo né il nome dei piatti nel menu né cosa andiamo ad abbinare. Attingiamo da una carta che si basa su tanta ricerca, con i vini che mi hanno più entusiasmato e che magari ho conosciuto durante i miei viaggi all’estero, nei grandi territori di Francia, Italia, Spagna e Nuovo Mondo, come Argentina, Stati Uniti, Nuova Zelanda e Australia. Cerchiamo di ottenere il meglio da ogni parte del pianeta. Per chi beve poco, c’è una grande scelta al calice molto dinamica, che spazia da Champagne, bianchi o rossi nazionali e non, spesso serviti al Coravin. Mentre chi proprio non beve, trova bevande analcoliche e vini dealcolati. C’è tanta scelta.

Scopri l'abbinamento

Carciofo: Via Schito 42
Immagine di Alessandra Meldolesi

Alessandra Meldolesi

Nata a Perugia, Alessandra Meldolesi dopo gli studi e uno stage alla Comunità Europea ha scelto la cucina, diplomandosi alla scuola Lenôtre di Parigi e lavorando brevemente come cuoca presso ristoranti stellati. È sommelier, autrice di numerosi libri, traduttrice e giornalista specializzata da oltre vent'anni.

Facebook
Twitter
LinkedIn
TS Poll - Loading poll ...