Ma quale crisi! I consumi crescono e i vini vulcanici continuano a conquistare

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Masterclass, confronto sul mercato e nuove traiettorie. Contrade dell’Etna 2026 accende idee “eruttive”: dal focus sull’intelligenza artificiale alle incursioni nell’olio extravergine, il territorio si rafforza

di Fabrizio De Angelis Puglisi

Si chiude con numeri straordinari la XVII edizione di Contrade dell’Etna, un appuntamento fisso ormai che da anni mette insieme i produttori di tutti i versanti del vulcano attivo più alto d’Europa: circa 3.000 bottiglie stappate, per un totale di oltre 45.000 assaggi, quasi 100 cantine partecipanti, 60 giornalisti tra stampa nazionale, estera e locale, e una grande presenza di operatori del settore Horeca.

Numeri che testimoniano come i vini dell’Etna continuano a riscuotere molto entusiasmo e interesse, tanto culturale quanto commerciale e che la trasformazione in atto nel territorio e la crisi dei consumi non intaccano l’appeal per i “vulcan wines”.

L’edizione 2026, svoltasi al Sikania Garden Village di Randazzo il 19 e 20 aprile, ha visto un programma fitto di appuntamento fra masterclass, talk e gli immancabili banchi d’assaggio.

“Il vino non è in crisi, ma attraversa una fase di trasformazione profonda”. Potrebbe essere il sunto di quanto discusso durante il talk di apertura del 19 aprile dal titolo “L’arte di vendere il vino”, moderato dal direttore del giornale online di enogastronomia Cronache di Gusto Fabrizio Carrera, che ha visto il confronto tra il presidente del Consorzio Etna Doc Francesco Cambria, il CEO di Signorvino Federico Veronesi, il presidente di Coldiretti Sicilia Francesco Ferreri, il presidente dell’associazione Vinarius Giuliano Rossi, la founder di Prezzemolo & Vitale Giusy Vitale, il direttore dell’Irvo Vito Bentivegna e il presidente di Assoenologi Sicilia Giuseppe Figlioli.

Per restare competitivi sul mercato in un periodo instabile come quello attuale, in base a quanto emerso dal dibattito, è necessario semplificare la comunicazione senza perdere autenticità, rafforzare il legame con il territorio e puntare sul valore più che sui volumi.

Fra le iniziative a cui si intende lavorare si segnala il lancio di un contest internazionale dedicato ai vini dell’Etna, su proposta di Assoenologi Sicilia, come leva strategica per valorizzare ulteriormente il territorio, stimolare il confronto tra produttori e rafforzare la presenza sui mercati esteri.

Fra gli eventi proposti un incontro dal titolo “il vino nell’era dell’intelligenza artificiale”, dedicato all’impatto dei dati e delle nuove tecnologie nella gestione delle cantine, e gli approfondimenti tecnici sulla nuova frontiera enologica. Alla luce dei mutamenti della società, compreso il mercato del vino, appare importante iniziare a comprendere con maggiore precisione in quale direzione si sta andando e come l’intelligenza artificiale possa legarsi al mondo della produzione enologica

Contrade dell’Etna è stata anche l’occasione per mettere al fianco del vino un altro grande prodotto della terra, l’olio, con Coldiretti Sicilia che ha organizzato e promosso le masterclass sull’olio extravergine di oliva in collaborazione con la Fondazione Evoo School.
Quella dell’olio è senz’altro la prossima frontiera su cui bisogna puntare, in termini di comunicazione, per il territorio dell’Etna e di tutta la Sicilia, considerata la crescente richiesta di olioturismo e di attenzione dei consumi di questo prodotto, sempre più consigliato per la salute delle persone.

Un aspetto rilevante di questa edizione 2026 di Contrade dell’Etna è che si sta radicando sempre più la coesione e la coesistenza fra diverse tipologie di aziende, che vanno a collaborare attivamente alla promozione autentica di un territorio che dopo il boom iniziale dei primi anni si pensava dovesse perdersi fra i vari cambiamenti del gusto e del mercato.

Non è così, anzi, la realtà ci dice l’esatto contrario. Nonostante la crisi dei mercati e i problemi che si susseguono negli ultimi anni, compresi quelli del climate change, si producono ogni anno mediamente oltre 6 milioni di bottiglie.

L’Etna si mostra anche particolarmente “adattabile” alle richieste di mercato oltre che di grande ascolto nei confronti della storia del territorio. Un esempio è dato dalla sempre maggiore rilevanza dell’Etna Bianco: le caratteristiche del Carricante, vitigno base della Doc Etna Bianco, hanno spinto sempre più produttori a puntare su questa varietà di uva, che oltre a dare mineralità e freschezza ai vini, due dei punti focali della richiesta dei mercati, si è dimostrato di saper evolversi nel tempo con risultati eccezionali, che potrebbero relegarlo ad uno dei bianchi più iconici italiani.

La testimonianza di quanto scritto si trova anche negli ultimi dati certificati dall’Istituto regionale del Vino e dell’Olio, a fine 2025, con il sorpasso della produzione di Etna Bianco rispetto all’Etna Rosso.

 

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