A Noto è tutto pronto per la nuova stagione in vigna: musica, convivialità e arte trasformano la tenuta in un luogo da vivere al tramonto
di Fabrizio De Angelis Puglisi
Ma chi lo ha detto che le cantine non possano trasformarsi in luoghi di aggregazione sociale, di convivialità e di relax in cui il vino non è al centro dei riflettori ma si mischia con musica, arte e intrattenimento?
Deve essere suonata più o meno così la domanda che si è posta Luigia Sergio che, insieme alla sorella Angela, ha trasformato la loro azienda vitivinicola di famiglia, Barone Sergio, nel territorio di Noto, in un luogo di ritrovo per giovani e non, dove fra aperitivi al tramonto, eventi “a bordo vigna” e le note della musica del collettivo Ràriki si è costruito un vero e proprio cult: Il Baronetto. “Tutto è nato in modo molto casuale perché questo spazio della tenuta è lo stesso dove facciamo le vendemmie”, spiega Luigia Sergio, anima del progetto. “Quindi prima era tutto terra e fango ed era chiuso da una siepe. Un giorno il mio collaboratore, giustamente, mi ha fatto notare che potevamo ripulire meglio questo spazio e una volta tolto il fango, è venuta fuori una terrazza che al tramonto mi ha trasmesso un’immagine di relax e di pace e da lì abbiamo deciso di iniziare”.
In modo casuale, dunque, è nato Il Baronetto, che da qualche anno monopolizza la scena delle serate primaverili ed estive nel cuore del Val di Noto, un territorio dove il Nero d’Avola e il Moscato raccontano una storia importante della Sicilia.
E a proposito di vino, l’iniziativa rappresenta simbolicamente una visione ben precisa del mondo di Bacco: “Il vino è e resta senza dubbio al centro dei nostri pensieri, perché ci piace e perché da sempre in famiglia è così. Però secondo me quando si parla di vino, di eventi di vino, c’è una concentrazione eccessiva che non fa bene né alla comunicazione del vino né tantomeno a chi ne potrebbe fruirne”, spiega Luigia, che dallo scorso anno ha anche prodotto un’etichetta dedicata proprio al progetto: mille bottiglie di Grillo, fresco e piacevole. Ed è pronto anche un rosso che aspetta solo di essere stappato a breve.



Cosa è quindi Il Baronetto? “Si tratta di un aperitivo al tramonto accompagnato dalla musica di Ràriki, dei ragazzi di Pachino fantastici. Ma la cosa di cui io vado più fiera è che è anche un incontro tra tante tipologie di persone diverse a cui piace la stessa cosa: il vino, la musica, il relax”, continua Luigia Sergio.
Ma perché si svolge il giovedì? “Perché era il mio giorno preferito quando vivevo a Milano, perché è l’inizio del weekend. Cioè, ancora non è weekend ma ci sei quasi. Ti dà la potenza e la leggerezza di essere arrivato all’ultimo giorno di lavoro prima di staccare”, racconta.
Va detto che il progetto risponde a una linea di comunicazione ben precisa, che trova coerenza tanto con il tipo di eventi pensati da Luigia quanto con i murales presenti in alcune facciate della tenuta, “una forma di arte democratica, fruibile facilmente anche dalla strada, semplicemente passando da qui, che può diventare, se vogliamo, un plus per questo territorio, quello del Val di Noto, dove l’arte e la cultura sono la principale attrazione turistica”.
In questo contesto il vino non è marginalizzato, anzi: avvolge ogni idea e progetto di Barone Sergio. Ed è proprio quello prodotto dall’azienda che parla la stessa lingua del Baronetto e dei murales, con vitigni monovarietali di beva semplice ma elegante, che raccontano un’altra faccia del territorio del Val di Noto vinicolo. Una faccia che comunica vivacità e determinazione. E soprattutto modernità: “Il vino è un prodotto importante dal punto di vista storico e culturale. Ma non bisogna esagerare con i tecnicismi e una comunicazione seriosa. Il vino deve dare prima di tutto allegria e piacere e se vogliamo arrivare a ciò dobbiamo capire poterlo trasmettere alle persone. Sennò poi si parla di crisi del vino senza sapere veramente come proporre oggi questo meraviglioso prodotto”, dice Luigia, che evidenzia a tal proposito un particolare delle bottiglie della linea dedicata: “dietro l’etichetta del Grillo abbiamo indicato la posologia, cioè come se fosse un medicinale, dove si invita a berlo insieme, cioè bisogna divertirsi e non prendersi esageratamente sul serio. È un modo per stare insieme, per parlare di qualcosa ed è un modo per assaggiare ovviamente il vino, senza tutte quelle sovrastrutture a cui siamo abituati e che spesso allontanano le persone”.

