La visione pionieristica di Rita de Bernart: “Facevamo enoturismo quando ancora non esisteva”

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La responsabile della comunicazione di Cantina Coppola racconta lo spirito d’avanguardia che guida l’azienda salentina: “Vinificare il Negroamaro in bianco sembrava un azzardo, oggi è il simbolo della nostra identità e del nostro metodo classico”

di Nello Gatti

Nel cuore del Salento, una piccola realtà vitivinicola sfida le convenzioni producendo bollicine con un protagonista inaspettato: il Negroamaro. Da pionieri dello spumante, un viaggio che unisce il mare, il clima caldo e la passione per l’enoturismo.

Produrre bollicine in una regione famosa per i suoi rossi robusti potrebbe sembrare una scommessa rischiosa. Eppure, per questa cantina salentina, è stata una naturale evoluzione che affonda le radici nel territorio, nella ricerca e nella sperimentazione. Dal 2004, con l’intuizione di vinificare il Negroamaro in bianco, fino alla creazione di un metodo classico che racconta la storia e il carattere di questa terra, il progetto si sviluppa tra il mare e il cambiamento climatico, offrendo anche un’esperienza enoturistica che immerge i visitatori nel mondo delle bollicine. In questa intervista, la responsabile comunicazione di Cantina Coppola, Rita de Bernart, ci racconta la visione e il percorso che ha portato il Salento a emergere nel mondo delle bollicine.

Cosa vi ha spinto a scommettere sulle bollicine in una regione con una tradizione vinicola così diversa? È stata una sfida o una naturale evoluzione per voi?

Una sfida frutto di una naturale evoluzione che parte da lontano. Nel 2004 una bufera di vento ha allettato il nostro impianto di Vermentino. Non avendo un vitigno a bacca bianca abbiamo deciso di utilizzare una piccola parte delle uve Negroamaro per fare una vinificazione in bianco, al fine di garantire esclusivamente la richiesta di vino bianco della clientela del ramo turistico dell’azienda. Il risultato, però, è stato molto interessante, tanto da indurci a continuare e sperimentare. Così abbiamo iniziato a produrre questo nuovo vino: il Rocci, migliorando ogni anno il risultato finale. La svolta poi c’è stata nel 2013 quando nel corso di una degustazione verticale di 7 annate del nostro Rocci, Negroamaro vinificato in bianco, ci ha regalato una inaspettata valutazione da parte dei degustatori, dal momento che tutti i presenti apprezzavano maggiormente il vino al terzo/quarto anno dalla vendemmia. Questa valutazione ha stimolato la nostra innata predisposizione all’innovazione e ci ha incoraggiati nel portare avanti una produzione di bollicine da Negroamaro, proprio puntando sulla grande potenzialità di affinamento di questa vinificazione.

La vostra linea di bollicine ha sicuramente un’impronta unica. Ci raccontate qualcosa di più su come scegliete le uve e su come applicate le tecniche di viticoltura in una regione tanto calda e soleggiata? Come bilanciate il clima mediterraneo con le esigenze di una spumantizzazione di qualità?

I nostri vigneti sono tutti coltivati in riva al mare o nelle immediate vicinanze. È necessario lavorare essenzialmente in vigna, selezionando le uve più adatte, nei vigneti più esposti alla brezza del mare Jonio, garantendo un’adeguata copertura dei grappoli attraverso un attento e mirato lavoro di defogliatura. Il Negroamaro destinato alla produzione del metodo classico viene raccolto, generalmente, nella prima settimana di agosto, quando le uve non sono completamente mature ma garantiscono il giusto equilibrio di acidità e gradazione zuccherina. Questo mix ideale tra condizioni climatiche e terroir, la straordinaria versatilità del Negroamaro e la sapiente passione del nostro enologo, sono la dimostrazione evidente che si possono produrre “bollicine di mare” senza alcun complesso di inferiorità.

Parlando di tendenze di mercato, le bollicine stanno vivendo un boom. Cosa pensate che renda le vostre bollicine salentine unalternativa interessante per i consumatori alla ricerca di metodo classico da altre regioni?

L’Italia ha una grande tradizione vinicola e non è certamente inferiore a nessuno nella produzione degli spumanti metodo classico, dalla montagna al mare. Le nuove tendenze di mercato a favore delle bollicine rappresentano un vantaggio proprio perchè aprono spazi di curiosità verso nuovi prodotti e verso la sperimentazione e la scoperta di cose sempre nuove mantenendo alta la qualità. Il nostro territorio inoltre ha il grande vantaggio che deriva dall’appeal turistico della destinazione Puglia che ci porta a confrontarci con milioni di persone in cerca di prodotti autoctoni che parlino e raccontino la Terra in cui scelgono di trascorrere le vacanze.

In che modo gestite la vostra strategia commerciale? Siete più orientati verso un approccio tradizionale nel rapporto con ristoratori e distributori o state esplorando nuove forme di marketing, come le collaborazioni sui social, eventi pop-up o esperienze enoturistiche più “immersive”?

Nel 1965, quando mio nonno Niccolò ha realizzato la prima struttura turistica ricettiva all’aria aperta della Puglia, all’ingresso dell’Azienda aveva scritto: “Campeggio La Vecchia Torre. Organizzazione turistica dell’azienda agricola ing. Niccolò Coppola”. Nel 1972 il primo invito a soggiornare in campeggio nel periodo della vendemmia. Facciamo enoturismo da quando non esisteva questo vocabolo oggi tanto di moda, e continuiamo a farlo ancora oggi nella nuova cantina progettata e realizzata per implementare questo segmento che al momento rappresenta dunque lo strumento principale della strategia commerciale basata su un approccio assolutamente “immersivo”. Non crediamo tanto nei creator sui social quanto in collaborazioni prestigiose con professionisti del settore che sposino il nostro progetto e i nostri valori. A tal proposito è un grande orgoglio, per una piccola realtà produttiva quale è la nostra, essere entrati nel catalogo di Première Italia come novità dell’anno 2025.

Il cambiamento climatico è una sfida enorme per il settore vitivinicolo, e il Salento non è certo immune. Come affrontate il problema a livello di gestione agricola? Avete introdotto nuove pratiche sostenibili o tecniche innovative per adattarvi a un clima che cambia sempre più rapidamente?

Gli eventi climatici estremi rappresentano la principale preoccupazione dei viticoltori. Per contrastarlo, più che introdurre pratiche agronomiche innovative in senso stretto, ci avvaliamo piuttosto di pratiche “antiche” quali sovescio, ombreggiatura dei grappoli, utilizzo di rame e zolfo che sono certamente un efficace strumento per arginare i problemi dovuti ai cambiamenti climatici. L’innovazione è anche fare un passo indietro verso quelle prassi che nel tempo si è scelto di abbandonare per inseguire la produzione intensiva e a tutti i costi.

In un mondo sempre più “experience-driven, lenoturismo sta diventando un pilastro fondamentale per molte cantine. Come vi state preparando per attrarre visitatori nel Salento e quale tipo di esperienza cercate di offrire per far vivere al meglio il vostro mondo delle bollicine?

Come già detto per noi l’enoturismo è una realtà da oltre 50 anni. Negli anni 2000, quando si scelse di trasferire la vecchia sede da Alezio a Gallipoli, abbiamo realizzato la prima cantina ospitale in Puglia, mentre la nuova sede inaugurata nel 2018 è stata costruita nella Tenuta Patitari, esattamente al centro dei due villaggi turistici di proprietà della famiglia Coppola, circondata dai vigneti. L’offerta ricettiva si completa inoltre con Tenuta Doxi, a soli due chilometri dalla Cantina in un casale ristrutturato immerso nei vigneti di Negroamaro e Malvasia nera. Abbiamo organizzato da qualche anno un’offerta strutturata di Wine tour che va dalla degustazione più semplice ad una particolarissima ed unica sul mercato: “Tutti i colori del negroamaro” che propone in assaggio 5 diverse declinazioni del più importante vitigno salentino. C’è poi la possibilità di fare degustazioni con aperitivo o pranzo, e ancora percorsi di sole bollicine o esperienze in vigna. L’ospite è sempre accompagnato dai nostri addetti in un tour attraverso i luoghi di produzione e la storia secolare dell’azienda.  Si può cenare in cantina o nel ristorante “Al Vigneto” con menù alla carta o partecipare agli “Aperitivi in vigna” organizzati tra i filari ammirando gli incantevoli tramonti gallipolini. Oppure, per gli appassionati del grande schermo, è a disposizione “La terrazza del Cinema”, sempre in compagnia di un calice di bollicine. 

Immagine di Nello Gatti

Nello Gatti

Vendemmia tardiva 1989, poliglotta, una laurea in Economia e Management tra Salerno e Vienna, una penna sempre pronta a scrivere ed un calice mezzo tra mille viaggi, soggiorni ed esperienze all'estero. Insolito blend di Lacryma Christi nato in DOCG irpina e cresciuto nella Lambrusco Valley, tutto il resto è una WINE FICTION.

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