“Il vino italiano deve imparare le lingue”

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Parla Achille Boroli, titolare della Locanda del Pilone ad Alba (Cuneo): “Dobbiamo promuovere meglio all’estero le nostre eccellenze, Langhe comprese. I dazi? Non influiranno più di tanto”

di Luca D.F.

Achille Boroli è un imprenditore che lavora nel settore dell’ospitalità e che produce vino richiesto in varie parti del mondo. Ad Alba (Cuneo) possiede la “Locanda del pilone”, un resort con ristorante stellato e bistrot pensato per chi ama rilassarsi in un territorio di spettacolare bellezza come le Langhe, gustando la cucina locale e bevendo il vino piemontese. Alla “Locanda del pilone” si va per passare qualche giorno lontano dalla frenesia cittadina e per scoprire un territorio che non è famoso quanto altri luoghi della penisola italiana. Gli stranieri, in particolar modo, ma anche gli italiani conoscono meglio altre regioni, forse perché i media ne scrivono molto di più e sono spesso scelte come location di film e serie televisive.

Signor Boroli, chi ha avuto l’idea di aprire la “Locanda del Pilone”?

“I miei genitori Silvano ed Elena volevano un’attività che valorizzasse il nostro territorio e che offrisse prodotti di livello. Per loro era fondamentale che la qualità del lavoro fosse premiata. Io sono della loro stessa idea e la trasmetto ai miei collaboratori che danno il massimo ogni giorno. I miei genitori hanno ristrutturato un edificio e nel 1999 lo hanno aperto al pubblico con questo nome. All’inizio pensavano che i clienti sarebbero stati gli addetti ai lavori del settore che venivano ad acquistare il nostro vino, poi hanno constatato che il resort piaceva a tutti. Fin dall’inizio il resort ha avuto il ristorante al suo interno: lo chef era Maurizio Quaranta che proponeva cucina piemontese ed ha ottenuto la stella Michelin nel 2001. Dopo il primo lockdown abbiamo aggiunto il bistrot La Terrazza che propone piatti leggeri. Abbiamo anche deciso di puntare sulla pasticceria con Mattia Sabatini, che ha vinto il campionato del mondo per pasticceri svoltosi l’anno scorso a Singapore. Il nostro resort oggi ha 8 stanze tra suite, junior suite e double room.  Dal 2019 abbiamo anche una piscina, aperta da maggio a settembre, con una fantastica vista sulle Langhe. Il prezzo di ogni stanza comprende la prima colazione. Chi si ferma un paio di giorni mangia al nostro ristorante o al bistrot”.

Il ristorante continua a offrire piatti della tradizione piemontese?

“Si, il nostro chef attuale è Federico Gallo che celebra i prodotti locali con creatività esaltando i sapori autentici delle Langhe con particolare attenzione al tartufo. Dopo che Maurizio Quaranta ci ha lasciato, abbiamo iniziato una collaborazione con Antonino Cannavacciuolo che all’epoca non era ancora diventato un personaggio televisivo, ma aveva due stelle Michelin. Ci portava i suoi collaboratori che lavoravano nella nostra cucina, lui supervisionava tutto. Poi gli impegni dello chef Cannavacciuolo si sono moltiplicati e le nostre strade si sono separate”.

In alcuni ristoranti stellati le porzioni non si possono definire abbondanti.  Qual è la sua idea al riguardo?

“La mia idea è che i clienti devono essere felici dopo aver mangiato da noi. Finora non si è mai lamentato nessuno della quantità di cibo nel piatto. Se lo avessero fatto ne avrei parlato con lo chef. Io sono il primo a valutare il cibo che offriamo e questa valutazione include la quantità”.

Da dove vengono i clienti della Locanda del Pilone?

“Dalla Lombardia, ma anche dalla Svizzera, dalla Francia e dal Nord Europa. La bellezza delle Langhe è indiscutibile e non teme confronti. Il nostro problema è che il Piemonte non è conosciuto quanto altre regioni italiane. Un esempio: il mondo intero conosce il Lago di Como. Secondo me, il Lago Maggiore con al suo interno le Isole Borromee è altrettanto bello, ma non è conosciuto nemmeno dalla maggior parte degli italiani. Si dovrebbe fare più pubblicità e comunicare meglio a livello giornalistico utilizzando tutti i media sia cartacei che online”.

Il vino che producete si vende bene all’estero?

“Si, lo vendiamo soprattutto negli Stati Uniti, in Svizzera, in Inghilterra, in Danimarca e in Australia. Noi produciamo il Barolo DOCG, il Barolo Brunella, il Barolo Cerequio, il Barolo Villero, il Barolo Castiglione Falletto, il Langhe Nebbiolo 1661 e il Langhe Chardonnay Bel Ami. La nostra azienda vinicola è a Castiglione Falletto (Cuneo)”.  

Quali sono i principali concorrenti dei vostri vini?

“Non abbiamo concorrenti perché i nostri vini sono un’espressione del nostro territorio, che è unico nel suo genere. Le Langhe non temono confronti”. 

I dazi imposti da Donald Trump potrebbero danneggiare le vendite del vino italiano negli Stati Uniti?

“I dazi non dovrebbero cambiare la situazione più di tanto perché il prezzo di ogni bottiglia è determinato da una filiera diversa rispetto all’Italia: l’importatore, il distributore e il retailer (l’enoteca oppure il supermercato) devono avere un profitto e quindi il prezzo aumenta ad ogni passaggio. Negli Stati Uniti, chi compra una bottiglia di vino prodotta all’estero sa che spenderà molti soldi. I dazi sono solo un costo in più”.

Immagine di Luca D.F.

Luca D.F.

Giornalista poliedrico ma specializzato in sport e spettacolo, collabora con quotidiani, periodici e riviste online vantando una lunga milizia radiotelevisiva. Ha scritto per Corriere della Sera, Il Giornale, Controcampo, Men's Health Italia, Guerin Sportivo, Jack e Progress.

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