Il futuro della Sicilia? Il ritorno alle radici

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A Erice la 18esima edizione di Sicilia en Primeur: al centro del convegno i cambiamenti climatici e la sostenibilità

 

Torna in presenza Sicilia en Primeur, l’evento organizzato da Assovini Sicilia per la presentazione delle nuove annate dei vini dell’isola più grande del Mediterraneo alla stampa nazionale e internazionale.

Giunta alla sua 18esima edizione, la rassegna ha scelto la città di Erice, in provincia di Trapani, per presentare le etichette dell’ultima vendemmia.

Nell’auditorium del centro congressi Ettore Majorana – famoso centro internazionale di studi scientifici ideato dallo scienziato Antonio Zichichi – si è svolto il convegno “Back to the roots, la Sicilia che vive il futuro”. Moderata dal giornalista Massimo Giletti, la tavola rotonda ha posto al centro della mattinata i temi della sostenibilità e dei cambiamenti climatici in atto, portando la Sicilia del vino come un modello attuale e pioniere di futuribilità della vitivinicoltura.

Un modello che molto deve alla compattezza di intenti dei suoi attori come ha sottolineato il presidente Assovini Sicilia Laurent Bernard de la Gatinais: “tutti i soci di Assovini rappresentano il 94 per cento della produzione vitivinicola isolana e sappiamo di avere avuto grandi maestri. Nostro compito oggi è quello di trasferire il modo di lavorare che abbiamo appreso alle generazioni successive. Ecco l’importanza delle radici, che non significa un ritorno al passato, bensì una ricerca di essenzialità e lo diciamo proprio qui, in un santuario della scienza come il centro Majorana”.

Un vigneto, quello siciliano, che rimane il più grande d’Italia con i suoi 97 mila ettari, di cui 26mila in biologico, che rappresentano il 30 per cento della superficie italiana coltivata green. A queste cifre il presidente della Doc Sicilia, Antonio Rallo, ne aggiunge un’altra: “Se ai dati del biologico sommiamo anche quelli del vigneto condotto in lotta integrata arriviamo a 42mila ettari, oltre il 40 per cento del vigneto dell’intera isola”.

Ma come è andata la vendemmia 2021 presente ai banchi di assaggio? È l’enologo Mattia Filippi a dare indicazioni sull’andamento: “Come dicono i francesi direi un’annata diversa, che è un modo raffinato per dire non eccezionale ma con belle sorprese.  Abbiamo avuto una primavera fresca e un’estate calda con una generale anticipo di raccolta che ha significato uve di Perricone e Syrah molto belle in Sicilia occidentale; ottimi risultato per Inzolia e Nero d’Avola nella zona del centro-sud e un importante anticipo per il Moscato Bianco nella zona sud-orientale. Vendemmia anticipata anche sull’Etna con vini da Nerello Mascalese che daranno calici piuttosto potenti e pieni. La cosa più interessante tuttavia è cogliere il livello costante di produzione in Sicilia che,  nonostante i cambiamenti climatici, riesce ad avere rese abbastanza stabili. Il che vuol dire che c’è costanza e qualità”. Anche il professore Marco Mariondo dell’Istituto di Bioeconomia del CNR di Firenze parla di rese più basse ma con decrementi costanti: “più è alta la temperatura più la fase fenologica è anticipata e con essa anche l’invaiatura e la maturazione. La produzioni quindi vanno verso una contrazione ma aree morfologicamente complesse come la Sicilia hanno la capacità di fornire una base per l’adattamento, sfruttando quote ed esposizioni che al momento possono non essere favorevoli alla coltivazione.

In fatto di buone pratiche per non penalizzare la qualità della viticoltura, il protocollo Sostain – il programma di sostenibilità nato in Sicilia e dedicato alla vitivinicoltura isolana – giocherà sempre più un ruolo fondamentale tra le aziende. Ne è convinto Alberto Tasca, presidente della Fondazione no profit che fa capo al progetto: “Ricordo una ricerca condotta dal sociologo Giampaolo Fabris nel 1993 sul percepito dei vini siciliani: il dato che emerse era avvilente, non ci conosceva nessuno e non eravamo sinonimo di qualità. A distanza di 30 anni è cambiato tutto. Il passo successivo è ben rappresentato da Sostain i cui obiettivi sono mettere insieme lo sviluppo etico con gli strumenti di misurazione degli impatti ambientali e sociali, agevolare la condivisione, rendere operativi tavoli tecnici in cui emergano problematiche poste poi all’attenzione del mondo accademico. In tanti ci chiedono perché non facciamo confluire questo protocollo in normative nazionali ed europee. Io rispondo che è necessario intraprendere azioni locali, concentrarci sulle peculiarità ed è quello che sta facendo un gruppo di lavoro molto eterogeneo al suo interno dove operano imprenditori, tecnici, professori universitari. Tra le prime azioni concrete messe in campo c’è la nascita di una bottiglia “made in Sicily” prodotta da una vetreria locale, con materiale totalmente riciclato e dal peso leggero; un indice che calcola la redditività minima di un ettaro coltivato con metodi sostenibili; un lavoro di digitalizzazione delle imprese fatto con Deloitte. Inoltre come Fondazione siamo stati ascoltati in un audit per dare un parere sulla nascita di impianto fotovoltaico nel comune di Noto”.

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