Antonio Rallo: ricerca e promozione per i vini siciliani

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Intervista al Presidente del Consorzio DOC Sicilia, Antonio Rallo

di Giovanna Romeo

 

Il Consorzio chiude il 2021 con una produzione di oltre 96 milioni di bottiglie. Grillo, Nero d’Avola, Lucido e rosati siciliani: sono numerosi i segnali di attenzione verso una realtà vitivinicola di primo piano nello scenario internazionale.

“Abbiamo 3000 anni di storia e oggi abbiamo messo in campo tutte le nostre energie per rilanciare questa nostra bellissima terra. Ovviamente tremila anni di storia ci hanno portato un importante biodiversità vinicola. In Sicilia abbiamo più di 70 varietà, alcune di queste quasi completamente perdute nel secolo scorso, in Italia nel dopoguerra c’era una grandissima domanda di vino e ci si concentrava sui volumi. Per fortuna successivamente abbiamo fatto il percorso inverso, abbiamo iniziato a recuperare varietà, biotipi e cloni, individuando quelle che potessero fare il miglior vino. Un lavoro incredibile che prosegue da vent’anni, una ricerca a 360 gradi su tutto il nostro patrimonio vinicolo”.

Un patrimonio inesauribile, dicevamo, con alcune varietà reliquie.

“Abbiamo ritrovato numerose varietà abbandonate, vere e proprie reliquie presenti, in alcuni casi, in solo due tre esemplari, e oggi conservate in uno specifico vigneto. La ricerca prosegue e si concentra sui singoli biotipi, sul grande lavoro di sperimentazione per provare a identificare le piante più idonee per i nuovi impianti”.

Da una vostra recente ricerca emerge che il percepito “Sicilia” è pari all’80%. Otto persone su dieci conoscono il territorio e apprezzano i vini. Come si sta muovendo il consorzio per sviluppare l’enoturismo?

“Sappiamo che in Francia il business dell’enoturismo vale più di 5 miliardi. In Italia sebbene ci siano molti enoturisti, il business vale poco più di due miliardi, quasi tre. Sicuramente dobbiamo fare un importante lavoro per dare il giusto peso alla nostra offerta. La Sicilia ha circa il 58% di presenze straniere, e gli ultimi due anni, grazie anche alla pandemia, hanno dato un grande slancio al nostro territorio portando sull’isola tantissimi italiani ma anche francesi e tedeschi. Da un’indagine di Assovini svolta sui 90 soci emerge che il 40% delle cantine ha la possibilità di offrire ospitalità e ristorazione; tutte le cantine degustazioni e percorsi abbinamento cibo- vino. È un business importante, una voce significativa per il nostro Pil”.

Da un punto di vista della crisi geopolitica, in che modo il Consorzio sta cercando di tutelare la filiera vinicola dai costi in rialzo?

“Quello che abbiamo fatto negli ultimi anni è far crescere la domanda di vino siciliano sfruttando il grande trend del Grillo, lavorando sul Nero d’Avola migliorandone il posizionamento, portando maggiore reddito nelle tasche dei nostri viticoltori. Oggi abbiamo il grave problema dell’aumento dei costi in agricoltura e in viticoltura. Il Consorzio sta facendo prima di tutto un lavoro di monitoraggio, informando costantemente i soci ma anche il mercato. Nel caso in cui gli aumenti si dovessero rendere definitivi, con incrementi dal 30 al 50% su bottiglie, cartoni, tappi, carta, etichette, energia, e se la situazione non dovesse in poco tempo migliorare, saremo obbligati a comunicare al mercato i rialzi definitivi. D’altronde essere sostenibili sul mercato significa fare i conti con la realtà in cui si vive. Il Consorzio si farà portavoce delle istanze dei produttori, e informerà che l’aumento dei listini significa rientrare di una parte dei costi, che poi sono sotto gli occhi di tutti”.

Il suo obiettivo come Presidente del Consorzio.

“Come Presidente l’obiettivo è quello di portare la Sicilia ad essere sempre più conosciuta per poter valorizzare al meglio le nostre produzioni; questo grazie ad un lavoro importante di promozione su tutti i mercati del mondo, ma anche grazie alla ricerca, necessaria per migliorare sempre di più la nostra qualità”.

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