Grappoli: L’Etna chiama, il Mediterraneo risponde

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La quinta edizione della rassegna di Belpasso segna un nuovo record con oltre 1000 visitatori e porta in Sicilia il confronto tra i grandi territori vulcanici del vino

di Fabrizio De Angelis Puglisi

Dall’Etna a Santorini, passando per l’entroterra campano. La manifestazione “Grappoli”, giunta alla quinta edizione, si è svolta a Belpasso, in provincia di Catania, sabato 4 luglio, con un focus dedicato ai vini vulcanici del mediterraneo.

Una serata in cui i vini etnei si sono confrontati con quelli delle isole greche e delle Azzorre, ponendo le basi per un gemellaggio che arricchisce tanto la produzione dei vini del vulcano attivo più alto d’Europa, tanto i vini greci e portoghesi che raccontano il “sapore vulcanico” in modo autentico, senza dimenticare le produzioni enologiche campane, anch’esse protagoniste della rassegna.

La manifestazione si è svolta presso il Parco Urbano della città ed ha visto la partecipazione di oltre 90 cantine, dove accanto alle eccellenze delle produzioni etnee, il pubblico ha potuto conoscere una selezionata rappresentanza di vini provenienti dall’entroterra campano, oltre che dall’isola greca di Santorini.

Masterclass e premi

La prima delle due masterclass in programma è stata dedicata alle contaminazioni vulcaniche dell’Aglianico nell’entroterra campano – “Taburno e Taurasi” – guidata dai relatori Simone Feoli e Danilo Trapanotto, rispettivamente Onav Campania e Onav Catania.

La serata è proseguita con un percorso di degustazione, condotto dal direttore esecutivo di Grappoli Sergio Bellissimo, dedicata ai bianchi vulcanici delle isole del Mediterraneo, “Da Santorini alle Azzorre”. Ad accompagnare Bellissimo nel racconto e commento dei vini Vittorio Cardaci e Camillo Privitera.

A margine della manifestazione si è svolta anche la seconda edizione del Premio Internazionale Grappoli, curato dal noto comunicatore social Mattia Asperti (“Il Sommelier Divino”) e da Sergio Bellissimo. Il premio, articolato in cinque categorie, ha voluto dare un riconoscimento alle aziende partecipanti. Ecco tutti i premiati:

Il Premio “Piacevolezza” è stato assegnato alla cantina azzorriana Dimas Adega con il vino bianco “Rosa de Setembro” annata 2024; Il Premio “Batticuore” conferito alle Cantine Tora per l’etichetta “Kissos” 2018 Vintage Collection. Per quanto riguarda invece il Premio “Innovazione”, è stata selezionata l’azienda etnea Cantoneri con il vino “Bene di Famiglia” Orange 2019, eletta come proposta più originale. Il Premio “Territorio” è andato alla cantina Nicola Gumina per il “Filici” Metodo Classico Etna DOC mentre il Premio “Storytelling” è stato assegnato all’azienda Mikra Thira per il vino “Terrasea”.

Sergio Bellissimo, direttore esecutivo della manifestazione, ha tracciato il bilancio finale proiettandosi già al futuro: “È grande la soddisfazione a valle di questa quinta edizione. I primi dati confermano che abbiamo di gran lunga superato le 1000 presenze, senza considerare ovviamente espositori e accreditati. Ciò vuol dire che la manifestazione raccoglie interesse e non soltanto a livello cittadino. Le istituzioni, i partner, gli sponsor, i ragazzi di Verde Basico, le associazioni e tutti gli indispensabili produttori che ci supportano attivamente hanno collaborato in uno sforzo comune per una meravigliosa riuscita. Ancora grazie a tutti e vi aspettiamo a Grappoli 2027.

La giornalista Valeria Lopis, ideatrice del tema e curatrice dei talk della manifestazione, che in queste settimane sta promovendo il suo libro “La Sicilia delle donne e del vino – Figlie di una Doc minore”, ha commentato: “Vedere l’evoluzione di un’idea nata due anni fa trasformarsi in un confronto internazionale così partecipato è un’emozione immensa. Con i talk sul palco abbiamo voluto dare voce non solo al vino come prodotto, ma alle storie, alla cultura e alle identità dei territori vulcanici. Il dialogo tra l’Etna, la Campania e Santorini ha dimostrato che il vino è un linguaggio universale che unisce i popoli”.

I vini vulcanici: dalla mineralità alle infinite sfumature di verticalità e ampiezza

Il successo dei vini dell’Etna è senz’altro riconducibile a diversi fattori, sia direttamente legati al vino che indirettamente legati alla promozione del territorio etneo, che da circa 20 anni facendo leva sul vigneto etneo ha costruito un’immagine riconoscibile.

Quello che è emerso con forza però, specialmente durante la masterclass dedicata ai bianchi del Mediterraneo, è la prerogativa che possiedono i vini prodotti sui suoli vulcanici: con il concetto di mineralità sempre più messo in discussione dalla maggior parte degli esperti, perché designerebbe un orizzonte di sensazioni gusto-olfattive troppo ampie, quelli che sono gli aspetti di terroir e di filosofia produttiva sembrano essere decisivi per interpretare e comprendere i vini vulcanici. Senza dimenticare ovviamente anche le prerogative dei vitigni utilizzati.

Verticalità e acidità rappresentano senz’altro sensazioni ricorrenti e fortemente marcanti ma anche ampiezza e persistenza, caratteristiche che spesso sono passate in secondo piano nel racconto di questa tipologia di vini, giocano un ruolo importante.

I vini del Mediterraneo di matrice vulcanica rappresentano un esempio nitido di come l’idea dell’uomo e del suo rapporto con il gusto e il territorio possano regalare sfumature potenzialmente infinite.

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