Fotovoltaico, pro e contro: è questione di conti più che di estetica

Tempo di lettura: 4 minuti

Valutando variabili chiave come investimento, operatività, ricavi generati dalla produzione di uva e dall’energia solare, le ricerche sottolineano la non sostenibilità a causa di costi di installazione elevati e profitti insufficienti

di Paolo Caruso 

Il dibattito sull’opportunità di installare pannelli foto o agrivoltaici su terreni agricoli è più che mai aperto. Ci si interroga se è possibile coniugare in modo sostenibile le ragioni della produzione agricola con la necessità di affrancarsi progressivamente dalle fonti fossili.

Al netto della deturpazione del paesaggio, che viene palesemente ferito dalla presenza dei pannelli soprattutto in territori incontaminati, ci si pone il quesito se il conto economico che contempla costi di installazione, energia prodotta e differenza di rese agricole, sia sostenibile.

Una recente pubblicazione dal titolo “Assessing the economic performance of agrivoltaic systems in vineyards” (Strub et al., 2024), analizza la fattibilità economica dei sistemi agrivoltaici nei vigneti, con particolare attenzione alle condizioni climatiche e geografiche di Geisenheim, Germania. L’obiettivo principale della ricerca ha riguardato la valutazione dei fattori che influenzano la redditività dell’integrazione tra pannelli fotovoltaici e pratiche vitivinicole, evidenziando i potenziali benefici sinergici. Lo studio è stato sviluppato valutando scenari simulati basati su variabili chiave come i costi di investimento, i costi operativi e i ricavi generati dalla produzione di uva e dall’energia solare ottenuta.

I risultati della ricerca sottolineano la non sostenibilità economica attuale, a causa di costi di installazione elevati e ricavi insufficienti generati dalla combinazione di produzione di uva ed energia su un periodo di 20 anni. I fattori critici che determinano una scarsa redditività sono da imputare ai costi di installazioni e ai prezzi dell’energia, mentre i costi e i ricavi legati alla viticoltura hanno un impatto minore.

La situazione potrebbe avere esiti diversi se, per ipotesi, i prezzi dell’energia risultassero più alti, accoppiandoli a tariffe incentivanti e strategie di autoconsumo. A parere degli autori solo questo combinato disposto potrebbe rendere il sistema economicamente sostenibile.

Un altro aspetto meritevole di attenzione riguarda anche auspicabili innovazioni tecnologiche atte a migliorare l’efficienza dei pannelli. Lo studio rileva che gli impianti agrivoltaici offrono benefici ambientali significativi, come la protezione delle viti da eventi climatici estremi (siccità, grandine, gelo), oltre a potenziali risparmi sui costi di irrigazione. Tuttavia, senza miglioramenti economici significativi, la loro adozione su larga scala rimane difficile.

Per quanto riguarda le sperimentazioni condotte sui nostri vigneti, la ricerca dal titolo “Effect of shading determined by photovoltaic panels installed above the vines on the performance of cv. Corvina (Vitis vinifera L.) (Ferrara, 2023), esamina il rapporto tra pannelli fotovoltaici e vigneti, durante un triennio di sperimentazioni condotte in un’azienda del nord Italia. In questo caso i risultati mostrano che la produzione è stata sistematicamente e negativamente condizionata dalla presenza dei pannelli agrivoltaici, che hanno causato una significativa diminuzione della resa soprattutto negli ultimi 2 anni di coltivazione.

Ma ci sono degli aspetti, come le ricadute sulla biodiversità e la deturpazione del paesaggio causata dall’installazione di questi impianti, che non vengono presi in considerazione da nessuno studio scientifico, ma per un Paese come l’Italia dalla bellezza paesaggistica unica, condita dalla presenza di una biodiversità straordinaria, è una questione particolarmente grave.

Tutti elementi che contribuiscono ad infervorare il dibattito nel nostro Paese. Recenti report di Reuters, National Geografic e McKinsey fanno il punto su questa questione. Secondo il rapporto di McKinsey & Company, chi realizza questi impianti è costretto a ricercare, rapidamente e costantemente, nuovi terreni, a causa della ridotta disponibilità di appezzamenti idonei allo scopo.

L’ analisi di Reuters, “Insight: As solar capacity grows, some of America’s most productive farmland is at risk”, realizzata utilizzando una imponente quantità di dati, ha sostanzialmente confermato questa tesi, evidenziando che il boom delle energie rinnovabili, tra cui il fotovoltaico, rischia di danneggiare alcuni dei suoli agricoli più fertili degli Stati Uniti. Mentre il National Geographic con l’articolo “Why soil matters (and what we can do to save it)” afferma perentoriamente che “…ci vogliono migliaia di anni per creare un centimetro di terriccio fertile che può essere distrutto in pochi minuti”.

Allora, in considerazione dell’esigua superfice necessaria e forti delle considerazioni di questi studi, ci si chiede come mai prima di occupare i terreni agricoli non si prendono in considerazione, come superfici utili, i tetti, le aree industriali, i parcheggi, le aree dismesse, le aree contigue alla rete autostradale…?

Purtroppo le economie di scala e i risparmi sui costi di impianto impongono di invadere i terreni agricoli. E non si fa distinzione tra terreni fertili e terreni marginali, anzi. Siamo diretti testimoni di un’occupazione indiscriminata di terreni fertili con pannelli a terra. Di agrivoltaico in Sicilia non si vede ancora traccia, se non in pochissimi casi.

Posto che gli agricoltori, piegati da esasperazione e difficoltà economiche, non possono certo essere criticati per la loro eventuale scelta di conferire in affitto o vendere i propri terreni, colpisce la leggerezza con cui si spiana la strada all’abdicazione della produzione alimentare nel suo luogo di elezione naturale, ovvero i terreni agricoli: un bene infungibile.

Il risultato più eclatante di questa strategia sarebbe la completa dipendenza da paesi esteri o dai laboratori per il nostro approvvigionamento di cibo. Non siamo così ottusi da non riconoscere che l’adozione di fonti energetiche rinnovabili è cruciale per affrontare le sfide ambientali, ma non si possono altresì trascurare sicurezza alimentare, presidio del territorio, tutela del paesaggio e della biodiversità: ne va della nostra stessa sopravvivenza.

È quanto mai necessario adottare un approccio equilibrato che tenga conto delle esigenze energetiche ed alimentari, evitando di sacrificare l’una per l’altra. La scienza può fornire informazioni cruciali per il decisore, a condizione che vengano adeguatamente considerati il contesto locale e le esigenze delle comunità.

In ogni caso, occorrerebbe sempre ricordare che la sicurezza alimentare è il pilastro della libertà di ognuno di noi. Non dimentichiamolo, anche se questo parametro non rientra nel bilancio di molti.

 

Immagine di Paolo Caruso

Paolo Caruso

Creatore del progetto di comunicazione "Foodiverso" (Instagram, LinkedIn, Facebook), Paolo Caruso è agronomo, consulente per il "Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente" dell'Università di Catania e consulente di numerose aziende agroalimentari. È considerato uno dei maggiori esperti di agrobiodiversità

Facebook
Twitter
LinkedIn
TS Poll - Loading poll ...