“Chi pensa che i campioni dello sport e altri grandi personaggi siano arroganti, si sbaglia: perfino Mike Tyson e Roberto ‘Mani di pietra’ Duran sono uomini semplici, con cui si parla come si chiacchera con amici e colleghi”. Parola di Fabio Bozzani, il fotografo dei grandi eventi sportivi
di Luca D.F.
Tra i fotografi italiani che seguono i più importanti eventi sportivi, uno dei più conosciuti all’estero è senz’altro il novarese Fabio Bozzani. Da sempre attivo a Milano, dove ha realizzato grandi servizi fotografici per La Gazzetta dello Sport, Fabio Bozzani ha anche girato il mondo seguendo moltissime edizioni delle Olimpiadi, dei campionati europei e mondiali di calcio, le finali di Champions League ed Europa League e numerosi eventi privati organizzati dalla UEFA e dalla FIFA. Ha fotografato innumerevoli campioni, ma la fotografia che lo ha fatto diventare noto anche all’estero è quella che ha scattato a Silvio Berlusconi. Lasciamo che sia Fabio a raccontarci come è andata.
Fabio, come è nata la famosa foto di Silvio Berlusconi con i trofei vinti dal Milan?
“Il Milan aveva appena vinto la coppa Intercontinentale e La Gazzetta dello Sport mi dice di andare a scattare una foto alla coppa nella stanza dei trofei nella sede del Milan che in quel momento si trovava in Via Turati a Milano. Arrivato alla sede del Milan, mi dicono che sta per arrivare il presidente Berlusconi. Allora telefono alla Gazzetta e dico che vado a prendere le luci e un telo rosso che faccia da sfondo per allestire un set fotografico. Una volta arrivato Silvio Berlusconi, gli dico come intendo scattare la foto e lui accetta con entusiasmo. Questa è una caratteristica che ho trovato in tanti fuoriclasse di tutti gli sport: l’entusiasmo per il loro lavoro unita alla semplicità nei rapporti personali. Quando Silvio Berlusconi è venuto a mancare, tantissimi quotidiani online in diverse parti del mondo hanno pubblicato la foto che gli ho scattato con i trofei del Milan. Quella foto ha fatto conoscere il mio nome al mondo dell’editoria due volte: quando l’ho scattata e quando Silvio Berlusconi è deceduto”.
Tra i grandi campioni che hai conosciuto, quali ti sono rimasti nella memoria?
“Principalmente i campioni di pugilato, sport per cui nutro una grande passione. Collaboro da anni con la Federazione Pugilistica Italiana e quindi ho seguito i più importanti eventi nazionali ed internazionali come le Olimpiadi. Ho conosciuto due campioni leggendari: Mike Tyson e Roberto ‘Mani di pietra’ Duran, considerato da molti addetti ai lavori il peso leggero più forte di tutti i tempi. Perfino Mike Tyson e Roberto Duran si sono dimostrati uomini alla mano con i quali ho discusso come discuto tutti i giorni con i miei colleghi ed amici. Roberto Duran ha un merito di cui non scrive nessuno: ha fatto tanta beneficenza. Lui viene dalla povertà e quando ha guadagnato milioni di dollari ha voluto aiutare i meno fortunati. L’ho saputo da persone che lo conoscono bene, lui non ne parla. Con Roberto Duran ho avuto una piacevolissima conversazione in spagnolo. Un altro grande campione che mi ha impressionato per la sua cultura e la sua disponibilità a parlare con tutti è stato il compianto Nino Benvenuti. Tengo a dire questa cosa: i fuoriclasse del pugilato non rifiutano mai una foto con i loro tifosi, sono e rimangono sempre persone umili. In altri sport, invece, i campioni non sono altrettanto umili e disponibili. So bene che alcuni campioni di pugilato fanno notizia perché litigano per strada con degli sconosciuti, ma nessuno scrive mai che la maggioranza dei campioni di pugilato sono persone tranquille”.
E tra i fuoriclasse del calcio?
“Più che i calciatori, mi sono rimasti nella memoria gli allenatori: Arrigo Sacchi, Fabio Capello, Antonio Conte e Simone Inzaghi. Dopo la sconfitta contro il Paris Saint German nella finale di Champions League, in tanti hanno dato la colpa a Simone dimenticando che in campo ci vanno i giocatori e che arrivare in finale due volte in tre edizioni è già una grande impresa. Con Simone ho un rapporto molto cordiale. Su Antonio Conte dico solo che ha vinto lo scudetto con una squadra che l’anno scorso non era mai stata in lotta per lo scudetto ed aveva terminato il campionato al decimo posto con 41 punti di distacco dall’Inter. Nel mondo del calcio ho un ottimo rapporto anche con il presidente della FIFA Gianni Infantino che conosco da moltissimi anni. Nel corso di un evento privato a cui ho lavorato come fotografo ha detto ‘Non iniziamo se non arriva Bozzani’. Per quindici anni, ho lavorato per la European Club Association il cui Chairman era Karl Heinz Rumenigge ed ho conosciuto lui e altri grandi personaggi come Florentino Perez, presidente del Real Madrid”.
Nei grandi eventi non può mancare il buon vino. Qual è il tuo vino preferito?
“Sono piemontese e quindi preferisco i vini della mia regione, soprattutto il Barolo che bevo sempre quando mangio la carne. Quando, invece, bevo un aperitivo la mia preferenza va al Prosecco. Mio padre era ligure e da lui ho imparato ad apprezzare il Vermentino. In ogni caso, mi fermo al primo bicchiere”.
Secondo te, qual è il punto di forza dei vini piemontesi?
“La passione che mettono i viticoltori nel loro lavoro. La maggior parte sono piccoli produttori che hanno terreni di modeste dimensioni. I padri passano la mano ai figli e questi ultimi fanno lo stesso con i loro figli. Più che un lavoro è un’attività di famiglia svolta con tanta passione. Questo contribuisce moltissimo alla qualità del prodotto che è sempre di alto livello”.
Il Piemonte è anche meta di turismo enogastronomico, anche se non se ne parla molto. C’è un posto che preferisci per una gita fuori porta?
“Si, un albergo di proprietà di una famiglia novarese che conosco bene: i Boroli. All’interno hanno anche un ristorante con una stella Michelin. Si chiama ‘La locanda del pilone’ e si trova ad Alba. Il loro menu propone la tradizionale cucina piemontese. La posizione del ristorante offre una bellissima vista sulle Langhe”.
Luca D.F
Giornalista poliedrico ma specializzato in sport e spettacolo, collabora con quotidiani, periodici e riviste online vantando una lunga milizia radiotelevisiva. Ha scritto per Corriere della Sera, Il Giornale, Controcampo, Men's Health Italia, Guerin Sportivo, Jack e Progress.