Edoardo Peduto: “L’aperitivo è il biglietto da visita del nostro vino, lo esaltiamo con i tramonti e le tipicità del Garda”

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Il direttore del Consorzio Tutela Lugana non ha dubbi: “Il momento migliore per comunicare il territorio è prima di cena, ma stiamo lavorando per offrire ai giovani esperienze in cantina particolari”

di R.V.

Prosegue il viaggio tra i Consorzi Lombardi che partecipano al progetto “Aperitivo Made in Lombardia”. Oggi parliamo del Lugana, una delle più importanti denominazioni che portano il vino bianco italiano nel mondo. Un vino che nasce intorno al Lago di Garda in un contesto turistico tra i più importanti del nostro Paese. Ne parliamo con il Direttore del Consorzio Tutela Lugana DOC Edoardo Peduto.

Lugana partecipa al progetto Aperitivo Made in Lombardia con gli altri 12 Consorzi lombardi aderenti ad Ascovilo: quanto è importante l’occasione di consumo dell’aperitivo per la vostra denominazione?

L’aperitivo è un momento fondamentale per la nostra denominazione: basti pensare che ogni anno sono commercializzate 28.000.000 di bottiglie dell’annata: vini di facile beva, perfetti per i momenti conviviali. Dobbiamo puntare su una comunicazione che renda il momento dell’aperitivo un’occasione per raccontare i nostri vini e il nostro territorio. E’ evidente che l’occasione di consumo dell’aperitivo abbia un grandissimo potenziale di sviluppo sia nel mercato domestico che in quelli internazionali.

E chi viene a visitare il nostro territorio può vivere una delle più straordinarie esperienze di aperitivo: un calice di Lugana al tramonto, abbinato a un assaggio di uno dei prodotti alimentari del territorio, di fronte ai panorami unici del nostro Lago di Garda.

La produzione del Lugana, sia nel versante lombardo che in quello veneto, è realizzata intorno al Lago di Garda. Come si inserisce l’offerta di esperienze enoturistiche in un territorio ricco di esperienze e contenuti come il Garda?

Sicuramente rispetto alla gran parte dei territori del vino abbiamo il grande vantaggio competitivo di un territorio frequentato e amato da decine di milioni di persone ogni anno: i turisti che arrivano sul Lago di Garda sono 28 milioni all’anno, proprio come le bottiglie dell’annata che ogni anno i nostri produttori mettono sul mercato.

Il tema non è quindi la quantità di esperienze da fornire, ma la qualità delle stesse: l’enoturismo è un asset molto importante per la comunicazione e la vendita del nostro prodotto. Le nostre cantine sono molto frequentate da turisti e consumatori che vengono a vivere momenti di degustazione sempre più esperienziali. La qualità delle esperienze e dei wine store delle cantine permette di trasformare questi servizi in risultati di vendita in “filiera corta” straordinari: le nostre aziende vendono in cantina in media il 28% della loro produzione, quasi il doppio del dato medio nazionale.

Sicuramente – e questo è un tema che riguarda la gran parte dei territori vinicoli italiani – serve fare sempre più rete tra enti per rafforzare la promozione del territorio in tutto il corso dell’anno.

Le esperienze in cantina sembrano riscuotere un successo crescente sulla Gen Z.

Il Lugana piace molto alla Gen Z e le nostre cantine stanno costruendo progetti esperienziali sempre più attrattivi per i più giovani: non dobbiamo pensare solo ai winelovers ma estendere il target creando momenti di degustazione collegati ad attività che avvicinino al vino target diversi. Dalla degustazione in barca sul Lago allo yoga in vigna, alla passeggiata a cavallo con degustazione a seguire. Unire le passioni significa allargare la platea alla quale ci rivolgiamo e ci permette di avvicinare al vino anche giovani che non lo pongono al vertice dei propri interessi.

Il mondo del vino è schiavo di una comunicazione autoreferenziale, per coinvolgere i target di consumo più giovani serve tradurre un messaggio di spensieratezza e piacere creando esperienze che colpiscano le persone e generino ricordi.

Un altro tema che ha che fare con le nuove generazioni è quello della formazione delle nuove leve del servizio di sala. Una professione in crisi vocazionale e spesso caratterizzata da una forte dequalificazione. Cosa può fare il mondo del vino per supportare la formazione di figure cosi importanti per il servizio e la comunicazione del vino?

Credo che il tema della dequalificazione del personale di sala sia sotto gli occhi di ciascuno di noi. Purtroppo la maggior parte delle persone che svolgono questa professione non hanno ricevuto un’adeguata formazione. Molto spesso, anche nelle zone di produzione, dove si presupporrebbe una conoscenza di base dei prodotti del territorio, ci si imbatte in errori di comunicazione davvero impensabili.

Noi Consorzi possiamo certamente favorire la creazione di giornate esperienziali sui nostri territori dedicate non solo ai titolari e ai direttori dei locali, ma a tutto il personale di sala. Dall’esperienza e dalla conoscenza del territorio non può che nascere un’affezione per il territorio stesso e le sue produzioni oltre ad un minimo background di informazioni da dare al pubblico finale: bastano poche informazioni di base corrette per migliorare l’esperienza del cliente.

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