Buttafuoco Storico: 30 anni di storia, ma la parola d’ordine è futuro

Tempo di lettura: 4 minuti

Un 2026 di celebrazioni e degustazioni per il rosso dello Sperone di Stradella: disciplinare severo, rese basse e la leggenda di un vino che… sconfisse le armi

di Raffaello De Crescenzo

È nelle pieghe più profonde dell’animo umano che, molto spesso, si ritrova il seme della grandezza ed è proprio da queste pieghe che inizia un viaggio verso un mondo, quello del Buttafuoco, che vede il suo inizio esattamente trent’anni fa.

Un vino che più di altri racconta cosa significhi prendere posizione senza inseguire mode, senza piegarsi ai numeri, ma scegliendo la strada – spesso impervia – dell’identità. Il Buttafuoco Storico nasce esattamente così: come atto consapevole, collettivo e profondamente territoriale. Trent’anni dopo, quel gesto iniziale, compiuto nel 1996 da undici vignaioli dell’Oltrepò Pavese, non solo ha resistito, ma è diventato modello, riferimento e – oggi più che mai – progetto di futuro.

Il Club del Buttafuoco Storico viene fondato il 7 febbraio 1996 da Bruno Barbieri, Davide Brambilla, Giuseppe e Valter Calvi, Claudio Colombi, Ambrogio Fiamberti, Stefano Magrotti, Franco Pellegrini, Andrea Picchioni, Umberto Quaquarini e Paolo Verdi. Undici giovani viticoltori animati da una visione radicale: recuperare l’identità originaria del Buttafuoco, vino rosso potente e austero ottenuto da Croatina, Barbera, Uva Rara e Ughetta di Canneto, attraverso lo studio delle fonti storiche, la selezione delle vigne più vocate e una vinificazione rigorosamente congiunta. Un’idea quasi testarda, soprattutto in un Oltrepò allora orientato ai volumi e alla spumantizzazione, dove la qualità era spesso misurata dalla compattezza della spuma più che dalla profondità di un vino fermo.

Nasce così un patto: produrre meno, abbassare le rese, diradare i grappoli, sottoporsi al giudizio di una commissione interna, accettare regole severe. Il 5 marzo 1996 viene registrato lo statuto del Club, che ancora oggi vincola i soci a un disciplinare interno più stringente rispetto alla DOC. È l’inizio di un percorso che ha trainato un territorio intero, dimostrando che anche nello Sperone di Stradella – quella prima collina dell’Oltrepò Pavese protesa sulla Pianura Padana, come la prua di un veliero – si possono produrre grandi vini rossi, eleganti, longevi e profondamente identitari.

Il Buttafuoco Storico nasce, infatti, in una zona piccolissima e preziosa: 22 ettari complessivi, compresi tra i torrenti Versa e Scuropasso, distribuiti nei comuni di Broni, Canneto Pavese, Castana, Cigognola, Montescano, Stradella e Pietra de’ Giorgi. Un mosaico geologico di rara complessità, dove ghiaie, arenarie e argille convivono, dando vita a vigne uniche, ciascuna con un carattere irripetibile. Non a caso, ogni Buttafuoco Storico riporta in etichetta il nome della vigna di provenienza: Badalucca, Montarzolo, Costera, Fràch, Pianlong e molte altre. Un vino che non parla genericamente di territorio, ma di suolo, esposizione, profondità radicale, microclima.

Il marchio stesso è un vero e proprio manifesto culturale: l’ovale richiama il ciüf, la botte tipica dell’Oltrepò, i due nastri rossi rappresentano proprio i torrenti Versa e Scuropasso, mentre al centro campeggia il veliero dalle vele infuocate. Un simbolo che rimanda alla leggenda da cui il vino prende nome: quella di una compagnia di marinai imperiali austro-ungarici che, impegnati sul Po e poi sulle colline pavesi durante la Seconda guerra d’indipendenza, trovarono nel vino locale un’attrazione più forte della battaglia stessa. Una guerra mai combattuta, vinta dal vino.

A trent’anni dalla fondazione, il Club del Buttafuoco Storico conta oggi 18 produttori, una produzione annua di circa 70.000 bottiglie – con un potenziale che supera le 200.000 – e un valore economico e simbolico che lo pone accanto al Metodo Classico come colonna portante dell’Oltrepò Pavese. Dal 2024 è attiva anche la nuova Casa del Buttafuoco Storico a Canneto Pavese: enoteca, luogo di degustazione, presidio culturale e punto di incontro, capace in due anni di generare un fatturato di circa 200.000 euro.

In questo contesto si inserisce la degustazione, tenutasi a fine gennaio, dedicata a tre annate chiave della cuvée consortile “I Vignaioli del Buttafuoco Storico”, il vino che dal 2011 rappresenta l’ingresso al mondo del Club. Una cuvée unica, prodotta ogni anno con l’assemblaggio dei Buttafuoco Storici delle diverse vigne, affidata a un enologo diverso a ogni vendemmia: un esercizio di equilibrio, sintesi e visione.

Nel bicchiere, la 2020 firmata da Marco Bertelegni racconta un’annata calda, ma sorprendentemente equilibrata: 15% vol., freschezza evidente, ciliegia e amarena tipiche della Croatina, spezie ben integrate e un tannino già armonico. Un vino “dritto”, energico, pensato per il tempo ma già godibile. La 2016, interpretata da Marco Calatroni, è forse l’esempio più compiuto di equilibrio: cuoio, tabacco, cioccolato al naso, una nota mentolata che allunga il sorso e conferma la straordinaria capacità di evoluzione del Buttafuoco Storico. La 2012, firmata da Aldo Venco, figlia di un’annata più siccitosa, gioca su concentrazione e complessità: spezie dominanti, tabacco e cuoio finissimi, bocca ricca e stratificata, di grande eleganza.

Tre vini, tre mani diverse, un’unica identità. La forza della Croatina, l’eleganza della Barbera, l’aromaticità di Uva Rara e Ughetta di Canneto si fondono in un uvaggio che è tutt’altro che semplice, soprattutto per la necessità di maturazioni coeve. Come ricorda Giulio Fiamberti: “È proprio questa complessità a rendere il Buttafuoco Storico un vino “pensato”, frutto di conoscenza agronomica e sensibilità enologica”.

Il 2026 è l’anno delle celebrazioni: dal rito del Patto del Fuoco del 7 febbraio, con la creazione di una mathusalem comune, fino a un calendario fitto di eventi, degustazioni e momenti di confronto che coinvolgeranno produttori, ristoratori, enoteche e scuole del territorio. Non un anniversario autoreferenziale, ma un’occasione per ribadire che fare sistema è l’unica strada possibile.

Il Buttafuoco Storico, oggi, non è solo un grande vino. È la dimostrazione che un progetto nato dal basso, fondato su disciplina, condivisione e visione, può diventare patrimonio collettivo. Un fuoco che non brucia, ma scalda, continuando ad illuminare la strada del buon vino.

 

Immagine di Raffaello De Crescenzo

Raffaello De Crescenzo

Analista sensoriale laureato in Tecnologie Alimentari e in Viticoltura ed Enologia. Missionario del gusto con la passione per la divulgazione scientifica. Collabora con Vendemmie dal 2025, occupandosi soprattutto di interviste ed approfondimenti di settore

Facebook
Twitter
LinkedIn
TS Poll - Loading poll ...