Barone Pizzini, 25 anni di Viti&CulturaBio

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Il grande lavoro sulla sostenibilità, il successo dell’Erbamat, il + 25% dei ricavi rispetto all’anno record 2019. Barone Pizzini segna nuovi successi.

di Giovanna Romeo

Per comprendere il grande lavoro svolto da Barone Pizzini negli ultimi 25 anni siamo andati a Provaglio d’Iseo, in Franciacorta, nel luogo in cui tutto è cominciato.

Cinquantaquattro ettari di proprietà suddivisi in ventinove differenti vigneti collocati su varie tipologie di suolo – la Franciacorta conta ben 8 unità vocazionali – ; la parcellizzazione per singolo vigneto rievocata in ogni cuvée; la vendemmia rigorosamente manuale con la selezione in vigna dei grappoli migliori; la raccolta in cassette; la pressatura soffice in presse a polmone, la decantazione statica a freddo del mosto fiore, la vinificazione e l’affinamento. Sei le etichette prodotte, circa 300mila bottiglie di Metodo Franciacorta, tra cui due cuvée non millesimate (Barone Pizzini Franciacorta Golf e Animante).

La più importante peculiarità di Barone Pizzini, tra le più antiche cantine della Franciacorta, è la lunga tradizione di viticoltura biologica, un percorso che inizia nel 1997 e che oggi racconta 25 anni di Viti&CulturaBio. In quegli anni il modello di agricoltura con diserbanti e prodotti sistemici era stato messo in discussione. Nel 1998 le prime prove in biologico con un’attività di sperimentazione che si concluderà nel 2001 e l’avvio delle procedure di certificazione.

Nel 2004 la nascita del primo Franciacorta Barone Pizzini da uve totalmente bio: “Chi lavora la vigna non può che volerla respirare, non può che gioire guardando i fiori che crescono, il manto erboso che ospita una significativa biodiversità” – sottolinea Silvano Brescianini. “Il prestigioso concorso di Londra International Wine Challenge nella quale una Giuria internazionale attribuiva premi ai migliori vini consacrò, per la categoria Bio, il nostro Franciacorta Rosè vendemmia 2008, come il numero uno al mondo. Un riscontro inatteso, ma così importante che ci proiettò improvvisamente ancor di più sotto i riflettori permettendoci di chiudere l’equazione secondo la quale il vino Bio poteva raggiungere vette qualitative assolute” raccontano Ugo Colombo, Presidente della Barone Pizzini, e Silvano Brescianini.

Dalla vigna alla cantina, conformatasi nel tempo ai dettami del rispetto per l’ambiente e la natura. Inaugurata nel 2007, è stata progettata secondo i criteri di bioedilizia, con fitodepurazione e fotovoltaico.

Cantina Barone Pizzini

A comporre l’ennesimo tassello di questo immane puzzle di attenzione alle persone, all’ambiente, al territorio, c’è il grande lavoro sull’Erbamat, antico vitigno autoctono bresciano tutt’altro che facile, ma dalle grandi potenzialità di adattamento rispetto al cambiamento climatico.

La sperimentazione inizia nel 2008, il cambio di passo vero e proprio avviene solo nel 2012. Sfide complesse e sempre con molteplici imprevisti, perché in fondo non è una questione di mera preparazione, di sapere o di conoscenza, ma soprattutto di mentalità.

Il 2021 segna definitivamente il traguardo con la produzione di Barone Pizzini Animante, il primo Franciacorta con Erbamat. Ed è proprio dall’assaggio delle basi vendemmia 2021, suddivise in quattro batterie con quattro vini base della medesima varietà e stessa modalità di vinificazione, ma provenienti da unità vocazionali differenti (l’ultima batteria include un rosato e un vino base di annata precedente), che ci si può cimentare nella lettura del percorso di sostenibilità, di come la vigna in questi anni abbia ben risposto alle pratiche agronomiche sostenute da una cantina ad alta efficienza, con monitoraggio delle emissioni di anidride carbonica nello svolgimento del processo produttivo e con persone responsabili del loro operato.

 

Silvano Brescianini Barone Pizzini
Silvano Brescianini

Grandi traguardi che non possono prescindere dalla vigna, dalla sua osservazione, dall’uva, da un equilibrio stabilito non solo da dati analitici ma dall’assaggio di acini e mosti – affermano Silvano Brescianini e Leonardo Valenti, Ricercatore del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano – Il punto fondamentale per noi che abbiamo un’esperienza ventennale sulla sostenibilità e di un grande lavoro sulla piena funzionalità dei suoli – continua –, è osservare la risposta dei vigneti che, dopo 20 anni in biologico, hanno accresciuto la loro sostanza organica di oltre un punto percentuale; un’enormità! Vede, il suolo più fertile ha più vita, è più soffice, soffre meno la siccità, è più drenato, oltre ad essere abitato da un’infinità di microorganismi. Ma soprattutto porta l’equilibrio, quello necessario alla vigna per una produzione di qualità”.

I primi 25 anni di Viti&CulturaBio sono stati festeggiati con il raggiungimento del più prolifico bilancio della storia della dinamica Azienda di Provaglio d’Iseo. L’Azienda, condotta dal Presidente Ugo Colombo e dal CEO Silvano Brescianini, nel 2021 supera con grandi soddisfazioni gli ultimi due difficilissimi anni di pandemia, con un significativo +25% nei ricavi rispetto al 2019 (precedente anno record) raggiungendo quota 7,16 mln grazie alla vendita di 356mila bottiglie di Franciacorta, che assieme alle 163mila di Pievalta (Castelli di Jesi – Marche) e a quelle di Poderi di Ghiaccioforte (Maremma – Toscana) e del Montenetto di Brescia hanno complessivamente raggiunto la ragguardevole vetta di 700mila unità.

 

“Non solo aumento di bottiglie, ma soprattutto del valore di ciascuna: questo è il segno che i nostri prodotti, indistintamente dalla Tenuta di provenienza, sono apprezzati dal mercato sia nazionale che estero dove oggi totalizziamo il 15% del fatturato distribuendo vini in 35 Paesi” commenta il Presidente Ugo Colombo.

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