All’Enoteca Regionale l’anteprima della nuova vendemmia: produttori ed esperti raccontano una stagione “in contropiede” che segna un esame di maturità per la Langa e restituisce un vino identitario
di Daniele Alessandrini
“L’annata che verrà” non è il titolo di un film ma un auspicio e una consapevolezza, trattandosi del Barolo 2022. I produttori delle Langhe sono stati in grado di gestire una stagione durissima – temperature elevate (+ 20% rispetto alla media storica), scarsità di piogge (meno della metà della media) e vendemmia precocissima – che persino ai più giovani di loro ha ricordato la torrida annata 2003, climaticamente simile ma affrontata senza l’aiuto della scienza e della tecnologia, che assieme all’esperienza oggi fanno la differenza. Nel dicembre scorso, nei locali del Castello che ospitano l’Enoteca Regionale del Barolo, esperti del settore vinicolo e viticoltori hanno commentato in anteprima il nuovo Barolo in commercio dal 1° gennaio 2026, come previsto dal disciplinare della DOCG. Peraltro, attualmente non trovate sul mercato tutte le etichette perché molte aziende preferiscono prolungare l’affinamento nelle proprie cantine.
Un’annata dai tratti distintivi
La direttrice dell’Enoteca Cristiana Grimaldi ha fatto gli onori di casa moderando gli interventi di Ian D’Agata, esperto e divulgatore in videocollegamento da Shanghai, Sergio Germano, presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, Federico Spanna, dirigente agronomo della Regione Piemonte, Luca Rostagno, enotecnico e viticoltore appassionato di meteorologia, e Michele Longo, critico enologico e giornalista. D’Agata, ricordando come tutto sia iniziato per lui con un Barolo del 1971, ha osservato che nei 2022, accanto ad alcolicità e dolcezza, emerge una buona acidità, figlia delle piogge di agosto; una lettura che si intreccia con quella di Longo, convinto che l’annata permetterà di distinguere con chiarezza le firme dei diversi Comuni e delle singole MGA.
Su un altro piano si è mosso Spanna che, pur ammettendo di non aver mai visto nulla di simile in quarant’anni, ha spostato l’attenzione sul “sistema pianta”: non solo la siccità del suolo, ma una vera trasformazione della fisiologia della vite, con il caldo notturno e la scarsa escursione termica estiva a interferire con la maturazione e a incidere sugli antociani, naturali protettori dai raggi solari. E proprio da qui è arrivata la sua immagine più efficace: “Nonostante tutto, la vite è riuscita a fare ancora il miracolo perché ripete una cultura mediterranea”.
A fare da eco, le parole di Rostagno, che ha definito la 2022 un vero esame di maturità per i produttori, chiamati a garantire la sopravvivenza delle piante con risorse minime, misurando competenza e sensibilità in condizioni estreme.
La natura che sorprende
Nutrita la rappresentanza di viticoltori, ottimisti circa i Barolo 2022: Fracassi (Cherasco), Bruna Grimaldi (Roddi), Poderi Marcarini (La Morra), Diego Morra (Verduno), Bric Cenciurio (Barolo), Le Strette (Novello), Roccheviberti (Castiglione Falletto), Bricco Maiolica (Diano d’Alba), Ettore Germano (Serralunga d’Alba) e Diego Conterno (Monforte d’Alba).
Tutti hanno palesato la sorpresa nel constatare l’equilibrio nei vini nonostante un’annata “in contropiede”, da ascoltare e interpretare. Ormai vi è la necessità di un cambio di visione per gestire in contemporanea i diversi vigneti – anzi le vigne, come loro amano chiamarle. Germano, parlando a nome del Consorzio che conta seicento soci, ha tirato le somme sul Barolo 2022 in termini numerici: 11 Comuni, 171 MGA, 2.250 ettari vitati, 416 aziende, la metà non arrivano a diecimila bottiglie l’anno, e 15% in meno di produzione rispetto alla media: circa 14 milioni di unità. Dopo il blocco dei nuovi impianti negli ultimi anni, si è deciso di consentire dal 2025 un incremento annuo dell’1% (circa 22 ettari) seguendo rigidi criteri, per dare la possibilità ad alcune aziende di riorganizzare la propria attività. A proposito del cambiamento climatico, si va nella direzione dell’utilizzo di reti ombreggianti per difendere i vigneti dall’irraggiamento solare. Dopo aver presentato il progetto di filiera corta “Local is Tasty 2.0”, iniziativa della Regione Piemonte per valorizzare la cooperazione e le produzioni rurali nel settore alimentare che nel 2026 coinvolgerà undici aziende del territorio di Langa e si svilupperà con incontri, degustazioni e laboratori, Cristiana Grimaldi ha dato appuntamento al 5 dicembre 2026 per la prossima “annata che verrà”, quella del Barolo 2023. La giornata si è conclusa con gli assaggi dei Barolo 2021 e dei prodotti delle aziende coinvolte in Local is Tasty: Associazione Produttori Nas-cëtta, Aziende agricole Luigi Vico, Marcello Gatto, L’Cravé, La Riva, Paolo Bove, La Botalla; Apicoltura Avìe, Cooperativa Lou Porti e Società Agricola Cooperativa Corilanga.
Daniele Alessandrini
Torinese apolide, sommelier in cerca d'autore, operatore dell'informazione enogastronomica se dietro bottiglie o piatti c'è un'anima nobile da svelare