Aspettando Aperitivo Festival: il vino nei cocktail ha scritto la storia

Tempo di lettura: 4 minuti

Viaggio tra idee e sbagli (giustissimi…) che hanno plasmato l’identità del rito più amato dagli italiani

di Mattia Marzola

Ci siamo quasi, venerdì 15 si aprirà la tre giorni di Aperitivo Festival, in programma fino al 17 maggio 2026 al Milano Certosa District: un appuntamento che mette al centro cocktail, mixology e masterclass per celebrare quello che, senza troppi giri di parole, è il più iconico dei riti made in Italy. E qui viene quasi naturale dirlo, come potremmo noi di Vendemmie non rendere giustizia a questo rito se non passando proprio da lì, dai cocktail che, per motivi diversi, storie spesso imprevedibili, intuizioni felici o errori diventati stile, hanno costruito la grammatica dell’aperitivo moderno? Soprattutto quando dentro c’è il vino, che non è un dettaglio ma l’origine stessa del discorso.
Perché l’aperitivo, prima di essere un momento “social”, è una forma culturale antica. Il vino accompagna l’Italia da sempre: dai banchetti romani dove veniva corretto e diluito, fino alle tradizioni contadine in cui un bicchiere segnava l’inizio della convivialità. Poi tra ‘800 e ‘900 il gesto si codifica, diventa urbano, entra nei caffè e nei bar delle città del Nord.

Spritz

Lo Spritz nasce nel Nord-Est ottocentesco, quando i soldati dell’Impero austriaco iniziano a “correggere” i vini locali con acqua frizzante. Un gesto semplice, quasi pratico, che diventa linguaggio. Il nome deriva da spritzen, “spruzzare”, e racconta già tutto: l’idea di un vino alleggerito, reso più scorrevole, più quotidiano. Nel tempo attraversa il Veneto e diventa uno dei simboli assoluti dell’aperitivo contemporaneo.

Ricetta:

  • 6 cl Prosecco
  • 4 cl bitter (Aperol o Campari)
  • soda a completare
    Guarnizione: fetta d’arancia
    Bicchiere: tumbler con ghiaccio

Kir Royale

Il Kir nasce in Borgogna e prende il nome da Félix Kir, sindaco di Digione, che lo propone nei ricevimenti ufficiali. È vino bianco e crème de cassis, quindi dolcezza e acidità in equilibrio. La versione Royale sostituisce il vino con Champagne: non cambia la struttura, cambia il tono. Diventa più celebrativo, più festivo, quasi istituzionale.

Ricetta:

  • 9 cl Champagne
  • 1 cl crème de cassis
    Bicchiere: flute

Bellini

Il Bellini è Venezia nel bicchiere. Nasce nel 1948 all’Harry’s Bar da Giuseppe Cipriani, e prende il nome dal pittore Giovanni Bellini per la sua palette cromatica. Pesca bianca e Prosecco: un’idea semplice, ma perfetta. È uno di quei casi in cui il vino spumante non accompagna, ma costruisce l’identità stessa del drink.

Ricetta:

  • 10 cl Prosecco
  • 5 cl purea di pesca bianca
    Bicchiere: flute

New York Sour

Il New York Sour nasce tra fine Ottocento e inizio Novecento nel mondo dei whiskey sour americani, probabilmente a Chicago. Ma è a New York che trova la sua forma definitiva: whiskey, limone, zucchero e una “firma” di vino rosso in superficie. Quel livello di vino non è solo estetico: è una sovrapposizione culturale, quasi un ponte tra due mondi.

Ricetta:

  • 6 cl whiskey
  • 3 cl succo di limone
  • 2 cl sciroppo di zucchero
  • 1–2 cl vino rosso in float
    Guarnizione: scorza di limone o arancia
    Bicchiere: tumbler basso

Tinto de Verano

In Spagna, a Cordova, nei primi del Novecento, il bartender Federico Vargas Madero mescola vino rosso e soda per creare qualcosa di immediato, dissetante, estivo. Nasce così il Tinto de Verano: meno complesso della sangria, più diretto, più popolare. È il vino che si fa bevanda quotidiana.

Ricetta:

  • 1 parte vino rosso
  • 1 parte soda o limonata
    Guarnizione: fetta di limone
    Bicchiere: tumbler alto

Kalimotxo

Nel 1972, nei Paesi Baschi, durante una festa ad Algorta, del vino rosso non perfetto viene miscelato con cola. Nasce il Kalimotxo, da “Kali” e “motxo”. È un cocktail che non nasce per essere elegante, ma per essere salvato. E proprio per questo diventa identitario: la prova che anche l’errore può diventare cultura.

Ricetta:

  • 1 parte vino rosso
  • 1 parte cola
    Guarnizione: lime (facoltativo)
    Bicchiere: tumbler con ghiaccio

Bicicletta

Tutta italiana, tutta anni Venti. Il Bicicletta è vino bianco, bitter e soda. Il nome è già racconto: leggero al punto da sembrare innocente, ma abbastanza insidioso da rendere complicato il ritorno a casa pedalando. È l’aperitivo estivo per eccellenza, quello che sta tra semplicità e carattere.

Ricetta:

  • 5 cl vino bianco secco
  • 3 cl bitter
  • soda a completare
    Guarnizione: fetta d’arancia
    Bicchiere: tumbler con ghiaccio

Giostra d’Alcol (Caroselle d’Alcool)

Qui il vino entra nel futurismo. Siamo negli anni Trenta, all’interno delle sperimentazioni di Filippo Tommaso Marinetti e della cucina futurista. La Caroselle d’Alcool, presentata anche all’Esposizione Coloniale di Parigi del 1931, unisce Barbera d’Asti, Campari e cedrata. Non è solo un cocktail: è un’idea di esperienza, quasi un piccolo rito provocatorio soprattutto grazie alla contrapposizione di cioccolato e formaggio che non solo accompagnano ma sono ingrediente essenziale del cocktail

Ricetta:

  • 4 cl Barbera d’Asti
  • 3 cl Campari
  • 4 cl cedrata
    Guarnizione: cioccolato e formaggio
  • Bicchiere: tumbler

Champagne Cocktail

Uno dei grandi classici della miscelazione ottocentesca. Compare nel manuale di Jerry Thomas del 1862 e viene citato anche da Mark Twain. Lo Champagne Cocktail è essenzialmente un brindisi strutturato: zucchero, bitter, Champagne. È il vino spumante che diventa celebrazione codificata.

Ricetta:

  • 9 cl Champagne
  • 1 zolletta di zucchero
  • 2 dash Angostura
    Guarnizione: scorza d’arancia
    Bicchiere: flute

Death in the Afternoon

Creato da Ernest Hemingway negli anni Trenta, Assenzio e Champagne: due estremi che si incontrano. Nato nella Parigi della Rive Gauche, è un cocktail letterario prima ancora che tecnico. Qui il vino non è solo ingrediente, ma contrappunto a una visione del mondo.

Ricetta:

  • 9 cl Champagne
  • 3 cl assenzio
    Guarnizione: nessuna
    Bicchiere: flute

Negroni Sbagliato

Una menzione speciale, però, non può che andare a uno dei re silenziosi dell’aperitivo contemporaneo, nato proprio nella città che ospiterà Aperitivo Festival: Milano.
Qui, dove il rito dell’aperitivo ha trovato le sue capitali più riconoscibili, prende forma anche uno dei cocktail più raccontati (e più milanesi) di sempre.
La storia è ormai entrata nella piccola mitologia della mixology. Siamo negli anni Settanta, al Bar Basso, quando Mirko Stocchetto, dietro al bancone, commette quello che, a tutti gli effetti, è un errore: al posto del gin, per distrazione o intuizione, versa vino spumante. Non un distillato quindi, ma bollicina. Il risultato è un Negroni “sbagliato”, che però sbagliato non è affatto.
Anzi, proprio quella sostituzione ribalta l’equilibrio del classico cocktail italiano: più leggero, più immediato, più aperitivo. Il bitter e il vermouth restano, ma è il vino a cambiare tutto.

Ricetta:

  • 3 cl vermouth rosso
  • 3 cl bitter Campari
  • 3 cl spumante brut
    Guarnizione: fetta d’arancia
    Bicchiere: tumbler con ghiaccio
Immagine di Mattia Marzola

Mattia Marzola

Giocoliere di parole, voracissimo lettore, buona forchetta (e buon bicchiere) ha deciso di unire le sue inclinazioni, diventando così appassionato docente di lettere ed entusiasta giornalista enogastronomico, anche se poi scrive di tutto.

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