Le due sorelle, formate nel marketing e votate all’enologia, raccontano evoluzione e prospettive dello Ziller47 tra ritorno alle origini e futuro dei disciplinari
di Francesco Annibali
Due sorelle, Annamaria e Clara Sala, sono le anime della Tenuta Gorghi Tondi che sorge nelle campagne di Mazara del Vallo in un luogo unico, vicino al mare e a due laghetti, riserva naturale WWF, per una storia che affonda le sue radici alla fine dell’800, quando la loro famiglia acquistò la tenuta.
L’opera di valorizzazione del territorio portata avanti da Annamaria e Clara fu inaugurata dal compianto padre Michele Sala, grande uomo del vino siciliano, per lungo tempo amministratore delegato della Cantina Pellegrino.
Oggi Annamaria e Clara sono alla guida di una delle più rilevanti aziende della Sicilia occidentale.
Annamaria, come sei arrivata al vino?
La mia storia professionale nasce a Marsala, ma mi sono è formata anche fuori dalla Sicilia. Dopo la maturità classica, ho scelto di studiare Economia e Commercio a Urbino, laureandomi in Marketing e Comunicazione d’azienda. A Milano ho avuto esperienze importanti nel mondo del marketing e della consulenza, ma il richiamo della mia terra è stato più forte. Così, nel 2006, sono tornata a Marsala per dedicarmi al progetto di Tenuta Gorghi Tondi, iniziato l’anno prima, e da allora non mi sono più spostata. In azienda mi occupo di marketing e comunicazione, due ambiti che mi permettono di unire rigore e creatività, con passioni personali come la moda e il design che spesso si riflettono nelle nostre etichette e nel packaging.
Mia sorella Clara, invece, ha un percorso internazionale: dopo la laurea in Economia e Marketing internazionale, ha scelto la Francia per approfondire la conoscenza del vino e del marketing, e al rientro in Italia ha portato quell’esperienza in azienda. Oggi si occupa dell’Amministrazione aziendale. Lavoriamo insieme, con ruoli diversi ma complementari, unite dall’amore per la nostra terra e per il lavoro che la nostra famiglia porta avanti da quattro generazioni.
In questo momento nella zona dello Sherry c’è una rinnovata attenzione per gli ossidativi non fortificati. Vi state rapportando anche a quella esperienza?
C’è senza dubbio una convergenza culturale e storica.
Marsala, la nostra città di origine, conserva tante testimonianze della permanenza spagnola nel territorio. L’idea di produrre ossidativi naturali, non fortificati, che nascono solo dalla forza dell’uva, dal lavoro in vigna e da precise condizioni microclimatiche, è alla base dello Ziller47. La Sicilia, e in particolare la costa di Mazara, offre un microclima straordinario: sole, escursioni termiche, ventilazione marina. Sono elementi che permettono maturazioni avanzate e sostengono un processo ossidativo naturale. In Spagna la DO Jerez ha già aperto a queste tipologie nel 2021, includendo i non fortificati: è un segnale importante, che dimostra come la tradizione possa dialogare con una visione più ampia e contemporanea.
Come nasce lo Ziller47?
Si tratta di un ossidativo non fortificato che nasce da un vigneto a tendone degli anni Settanta, che col tempo ha assunto la forma di un “alberello alto”, con ceppi che raggiungono i 2 metri. Il vigneto è situato all’interno della zona più restrittiva della Riserva naturale integrale “Lago Preola e Gorghi Tondi”, ed è pertanto intoccabile: in questa zona non è possibile modificare quasi nulla, compresi i sistemi di allevamento, che rimangono così cristallizzati.
Si tratta di una parcella ben esposta al sole e costantemente ventilata, dove selezioniamo grappoli di Grillo dalla buccia spessa e perfettamente sana. La raccolta è leggermente tardiva, intorno alla metà di settembre, per ottenere maggiore maturità fenolica e zuccherina. La resa per ettaro è volutamente bassa, circa 50 quintali, così da concentrare aromi e struttura. In alcune annate, questa concentrazione è stata coadiuvata con qualche giorno di appassimento in fruttaio.
In cantina si procede con una macerazione pre-fermentativa e successiva fermentazione spontanea con lieviti indigeni in acciaio, dove il vino rimane per circa due mesi. Viene poi trasferito in botti scolme da 20 hl, a contatto diretto con l’ossigeno. In questa fase non è necessario aggiungere solforosa: sia per la gradazione alcolica naturalmente sviluppata, tra 16 e 17% vol., sia per permettere al vino di evolversi in modo naturale.
In alcune annate abbiamo anche osservato la formazione di un sottile velo di lieviti filmogeni, la flor, fenomeno non comune ma possibile in questa tipologia di vini. L’affinamento è lungo e statico: lo Ziller47 è infatti il risultato di un blend di 3 o 4 annate diverse, non un perpetuo, ma un vino “stravecchio” che rispecchia la grande tradizione contadina, quella di mettere da parte i migliori vini per occasioni speciali come una nascita o un matrimonio, regalando poi la botte ai destinatari dopo almeno 30 anni.
La nostra cantina di affinamento è a temperatura e umidità controllata, quindi non subisce le variazioni stagionali tipiche della produzione del marsala: questo consente un’ossidazione lenta e delicata, con un’evaporazione contenuta. Il risultato è un vino autentico, diretto, che porta in tavola lo stile ossidativo con un gusto contemporaneo, accessibile anche a chi non è abituato a questo genere di vini.
Trenta anni fa la Sicilia uscì dall’oscurità mediatica con una comunicazione incentrata sul sole, il calore, il Mediterraneo. Di recente l’Etna ha avuto successo parlando di mineralità. La zona di Marsala risponderà con il sale?
La Sicilia è terra di contrasti e di identità molteplici. Se i “vini del Sole” hanno raccontato la potenza e l’intensità, e l’Etna oggi rappresenta la mineralità vulcanica, il nostro territorio può esprimere il mare. Sale, vento, aerosol marino: sono i tratti distintivi delle vigne costiere tra Mazara e Marsala, dove i terreni derivano da antichi fondali marini. Qui l’alberello e l’aridocoltura sono soluzioni storiche per difendere la vite da vento e salsedine. È un’eredità che arriva da Greci e Fenici e che oggi possiamo valorizzare con varietà autoctone come Grillo e Catarratto. I nostri vini portano in sé questa impronta salina, autentica e riconoscibile, che può diventare il tratto distintivo della Sicilia occidentale. Crediamo che la comunicazione sul vino siciliano debba restituire centralità anche a queste zone storiche, senza limitarsi all’1% della produzione che oggi catalizza l’attenzione.
Il Marsala vergine è un vino straordinario ma penalizzato da un passato in cui sono stati commessi errori giganteschi. Ha senso allargare la DOC Marsala anche agli ossidativi non fortificati come lo Ziller47?
Il Marsala Vergine è un vino straordinario, con una profondità che nulla ha da invidiare agli altri grandi ossidativi del mondo. Purtroppo, errori di comunicazione e scelte commerciali sbagliate lo hanno relegato a un’immagine ingiusta. Eppure, se andiamo alle origini, scopriamo che prima dell’arrivo degli Inglesi e della fortificazione, nelle campagne tra Marsala, Mazara e Trapani già si producevano ossidativi naturali, con metodo perpetuo e non. Lo Ziller47 non è quindi un esperimento “moderno”, ma un ritorno alle radici di questo territorio.
Allargare la DOC Marsala anche agli ossidativi non fortificati significherebbe restituire completezza storica, riconoscere un’eredità autentica e arricchire l’identità del vino di questa zona. Non si tratta di snaturare il Marsala classico, ma di ampliarne il racconto. Sarebbe, in un certo senso, un atto di verità: riportare nel disciplinare ciò che da sempre appartiene alla tradizione. Del resto, non sarebbe una novità assoluta: diversi disciplinari italiani già prevedono la categoria “Storico” per valorizzare le tipologie di vino più antiche e identitarie.

IL VINO - Vino Bianco Ziller 47 Seconda Edizione
Da uve grillo. Oro ambrato, ha un impatto inaspettatamente aromatico, agrumato, con arancio candito e pera in confettura, il tutto ampliato e definito da una acidità volatile molto misurata e piacevole. A seguire mandorla dolce, confetto, brezza marina. L’attacco di bocca è quasi abboccato, centro bocca salino su note di noccioline, la persistenza è di mandorle e torba, con un tocco di caramella mou. L’aspetto che maggiormente colpisce sono la definizione e l’alcolicità che resta sempre inglobata. Un fuoriclasse da abbinare ad una pasta con sarde, uva passa e finocchietto, tonno arrosto, frutta secca. Bevetelo freddo in bicchieri di medie dimesioni. € 45.