Nel laboratorio di Cascina Croce Piaggi si fa impresa trasformado frutta e verdura del territorio per costruire, autonomia e vero lavoro per persone con autismo e disabilità intellettive
di Mattia Marzola
A Milano, e non solo, tutti conoscono la Banda dell’Ortica cantata da Enzo Jannacci, quella del palo sfortunato che, in una delle sue storie surreali, finiva per farli prendere tutti. Quella che forse in molti ancora non conoscono, ma che meriterebbe di diventare altrettanto nota, è una nuova Banda dell’Ortica, impegnata in attività decisamente più nobili: trasformare la frutta e le verdure del territorio in composte, conserve, succhi e sciroppi e, nel farlo, costruire percorsi di autonomia e competenze professionali per persone con autismo e disabilità intellettive, attraverso un lavoro vero, inserito in una filiera produttiva.
Il nome è lo stesso, ma qui la storia è tutta un’altra. Perché La Banda dell’Ortica non è soltanto un progetto sociale né un’attività pensata per occupare il tempo: è una vera filiera produttiva, costruita intorno alla formazione e all’inclusione lavorativa di persone con autismo e disabilità intellettive, ma anche alla ricerca della qualità. I prodotti vengono realizzati artigianalmente nel laboratorio di Cascina Croce Piaggi, nell’Oltrepò Pavese, e sono destinati non solo alla vendita diretta, ma anche a ristoranti, pasticcerie, aziende agricole e altre realtà del mondo enogastronomico, con la possibilità di sviluppare ricette e produzioni personalizzate.
Una storia in cui il valore sociale non è separato da quello produttivo, ma diventa parte integrante di una filiera che punta a portare sul mercato prodotti buoni, curati e riconoscibili. Ne abbiamo parlato con Emanuela Corda, referente del progetto, per capire come è nato, come funziona il laboratorio e cosa c’è davvero dietro ogni vasetto.
Abbiamo così scoperto una storia che comincia prima ancora che arrivino i vasetti, le etichette e le ricette. Comincia dall’idea di accompagnare questi ragazzi, che prima erano bambini e oggi si affacciano all’età adulta, verso un’autonomia possibile, costruendo competenze che possano accompagnarli nel tempo e dare concretezza a quel “dopo di noi” che rappresenta uno dei grandi interrogativi per le loro famiglie.
Il progetto nasce all’interno dell’Associazione l’Ortica, fondata nel 2010, punto di riferimento per l’abilitazione e l’inclusione delle persone con autismo e disabilità intellettive. Attraverso percorsi mirati, l’associazione accoglie persone con ogni livello di funzionamento e promuove il “fare” come occasione di crescita. Un impegno riconosciuto anche dal Comune di Milano, che nel 2022 ha conferito all’Associazione la Civica Benemerenza, l’Ambrogino d’Oro.
La trasformazione alimentare diventa presto uno strumento attraverso cui lavorare sulla manualità, sull’attenzione e sulla capacità di seguire una sequenza di operazioni, ma anche un modo per osservare capacità che nel tempo iniziano a emergere con maggiore chiarezza. I ragazzi imparano a misurarsi con tempi e procedure, seguono le diverse fasi della lavorazione e acquisiscono una familiarità crescente con il lavoro. È proprio osservando questo percorso che l’esperienza comincia a prendere una direzione diversa.
L’attenzione migliora, la manualità viene fuori in maniera spontanea, il gesto si fa più preciso e il lavoro acquista una dimensione concreta. Da qui nasce la decisione, condivisa dai due enti, di investire nel laboratorio e trasformare quell’esperienza in un’attività produttiva vera e propria, costruita a partire dalle caratteristiche dei ragazzi e dalle competenze che possono sviluppare. La Banda dell’Ortica diventa così un laboratorio imprenditoriale che mette insieme formazione e produzione e che trova nel cibo uno strumento particolarmente efficace per costruire autonomia. Alla base c’è un cambio di prospettiva. Il limite, invece di segnare un punto di arrivo, diventa un punto di partenza: si lavora sulle possibilità della persona, si cercano le attività nelle quali può esprimersi meglio e si costruisce intorno a quelle capacità un percorso progressivo. È un principio che riguarda il lavoro quotidiano e che assume un significato più ampio quando si guarda al futuro dei ragazzi, perché ogni competenza acquisita può diventare un piccolo passo verso una maggiore autonomia.





A questo percorso si affianca la Fondazione Oltre il Blu ETS, che presso gli spazi di Cascina Croce Piaggi rappresenta la cornice per i progetti di residenzialità legati al “Dopo di Noi”. La Fondazione nasce con l’obiettivo di costruire per i giovani con autismo e disabilità intellettive una prospettiva di vita futura, offrendo un ambiente nel quale possano trovare continuità i percorsi di autonomia, formazione e lavoro. È qui che le diverse anime del progetto si incontrano: l’Associazione l’Ortica lavora sulle competenze e sull’inclusione, la Fondazione costruisce una prospettiva abitativa e di vita per il futuro, La Banda dell’Ortica porta queste competenze dentro una vera attività produttiva.
La Banda dell’Ortica arriva così alla sua dimensione attuale, con un laboratorio professionale organizzato secondo gli adempimenti HACCP e una produzione che comprende composte, conserve, agrodolci, succhi e sciroppi. La qualità del prodotto diventa parte integrante del percorso: la frutta viene lavorata per mantenere il più possibile il suo carattere originario, le composte, ad esempio, vengono realizzate con circa il 30% di zucchero e la scelta delle materie prime segue una logica legata alla stagionalità e al territorio.
Quando possibile, la frutta e gli ortaggi arrivano direttamente dalle produzioni legate al progetto; per le altre materie prime entrano nella filiera produttori locali, scelti per la qualità delle loro produzioni. È il caso, per esempio, della cipolla dorata di Voghera, presidio riconosciuto e sostenuto da Regione Lombardia, che trova nel laboratorio una seconda vita attraverso la trasformazione.
Dietro ogni vasetto prende così forma un lavoro che attraversa diverse fasi e coinvolge i ragazzi in momenti differenti della giornata: dalla raccolta alla preparazione della materia prima, dalla trasformazione all’invasettamento, fino all’etichettatura e alla presenza nei mercati e negli eventi. La ripetizione dei gesti permette di acquisire sicurezza, mentre la responsabilità affidata a ciascuno rende visibile il passaggio dalla dimensione educativa a quella professionale.
È anche questa la ragione per cui La Banda dell’Ortica guarda al mondo esterno. Il laboratorio ha iniziato a dialogare con ristoranti, aziende agricole, cantine e altre realtà del settore enogastronomico, sviluppando produzioni pensate sulle esigenze dei singoli interlocutori. Una composta può nascere intorno a un formaggio, una ricetta può essere costruita a partire da una materia prima fornita da un’azienda, un formato può essere studiato per una specifica attività commerciale. Il prodotto diventa così il punto d’incontro fra competenze diverse e il laboratorio può trasformarsi in uno spazio di collaborazione con il territorio. Da questa prospettiva anche il valore sociale del progetto assume una forma concreta: entra nel prodotto, accompagna il lavoro che lo precede e arriva fino a chi sceglie di acquistarlo. La filiera diventa quindi anche uno strumento attraverso cui raccontare una possibilità, quella di costruire intorno alle persone un percorso capace di valorizzarne le competenze e di prepararle a un futuro lavorativo possibile.



Qual è stato il momento in cui avete capito che i ragazzi stavano acquisendo una consapevolezza diversa del proprio ruolo, passando dal “fare” all’idea di svolgere un vero lavoro? C’è un episodio che più di altri le è rimasto impresso?
La risposta a questa domanda non è riconducibile ad un evento specifico, ma ad un processo che si è manifestato in modo naturale attraverso il coinvolgimento quotidiano alla progettazione delle attività laboratoriali e ai passaggi pratici che conducono alla realizzazione del prodotto finito e pronto da assaporare. La parola ponte è Coerenza! Siamo riusciti a trasmettere ciò di cui siamo portatori sani: Intenzione e coerenza nelle idee, nelle parole e nei gesti.
Ci ha raccontato come dietro ogni composta, succo e conserva ci siano scelte sulla materia prima, sulla ricetta e sul modo di lavorarla. Qual è la filosofia che guida queste scelte e quanto è importante per voi che il valore sociale del progetto passi anche attraverso la qualità del prodotto?
Il valore dei nostri trasformati è il prodotto armonico di tutte le scelte operate sia a livello umano che commerciale. Le materie prime arrivano da una filiera corta, a volte km 0, costituita da piccoli produttori locali rispettosi della Terra e del territorio. Molti dei nostri fornitori appartengono al mondo slowfood e coltivano eccellenze che raccontano la Storia dell’Oltrepò (ad esempio il peperone di Voghera, la zucca berettina). In alcuni casi , come per le marmellate di agrumi, abbiamo optato per un prodotto biologico di alta qualità .
In sintesi, ogni vasetto che esce dal laboratorio contiene coerenza di cuore e mente, tanta fatica quotidiana, tante risate e molta soddisfazione.
State costruendo relazioni con ristoranti, aziende agricole, cantine e altre realtà del settore enogastronomico, anche attraverso ricette e produzioni personalizzate. Che cosa avete imparato da questo confronto con il mondo professionale e che cosa pensate che il mondo dell’impresa possa imparare dalla vostra esperienza?
Noi impariamo molto dai nostri clienti. Impariamo dalle loro esperienze e accogliamo con gratitudine i loro consigli. Il fatto è che ci piacciono le sfide e siamo sempre pronti a metterci in gioco…..senza perdere la nostra identità: su questo non facciamo sconti.
Quale futuro immagina per La Banda dell’Ortica e per i ragazzi che oggi ne fanno parte? E quale passo vorrebbe vedere compiere alle aziende per trasformare l’inclusione in una concreta opportunità di lavoro?
Il futuro è già qui: siamo arrivati ad un punto di svolta. Siamo un impresa artigianale a tutto tondo e il prossimo passo sarà quello di dare alla Banda dell’ortica una costituzione sociale autonoma che veda i nostri ragazzi protagonisti come soci reali. Il nostro è un progetto ambizioso ma realizzabile: creare una microimpresa che operi su due linee di lavorazione e che permetta ad altre Persone neurodivergenti di iniziare un percorso lavorativo reale. Nella nostra visione saranno proprio i ragazzi della Banda Dell’Ortica ad offrire nuove opportunità ad altre persone neurotipiche o meno.
“Comincia col fare ciò che è indispensabile, prosegui col fare ciò che è possibile….ti scoprirai a fare l’impossibile” (San Francesco d’Assisi)
Mattia Marzola
Giocoliere di parole, voracissimo lettore, buona forchetta (e buon bicchiere) ha deciso di unire le sue inclinazioni, diventando così appassionato docente di lettere ed entusiasta giornalista enogastronomico, anche se poi scrive di tutto.