BarAwards 2025: tutti gli Oscar del “fuori casa” Made in Italy

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Nella sua 11a edizione, dal palco dell’Alcatraz di Milano il premio ha celebrato i migliori locali del nostro Paese

 di Mattia Marzola

Andati in scena il 12 gennaio 2026, i BarAwards 2025 non sono stati soltanto una celebrazione delle eccellenze del fuori casa, ma il racconto di un Paese dalle molte voci. Un’edizione che ha restituito una precisa cartografia dell’accoglienza made in Italy, capace di mettere in relazione sistemi consolidati ed energie indipendenti, grandi città e territori meno centrali, tutti però in grado di incidere con forza sul panorama nazionale, dimostrando come la creatività e la passione dell’accoglienza italiana non solo resistono alle difficoltà, ma indicano una direzione possibile per il futuro del settore.

Ripercorriamo ora questa ipotetica mappa, partendo proprio da quel Nord che si conferma l’area più strutturata e sistemica dell’ospitalità italiana. Milano resta l’epicentro di un modello capace di tenere insieme bar, ristorazione e hotellerie in un dialogo sempre più integrato e internazionale. Non sorprende quindi che qui si concentrino alcuni dei riconoscimenti più legati alla visione e alla gestione. Giovanni Allario, premiato come Nardini Bar Manager dell’Anno, guida realtà come Moebius e Lubna, entrambe protagoniste anche in altre categorie, a dimostrazione di un’idea di ospitalità che va oltre il singolo locale. Moebius conquista, infatti, anche il Premio Limoncè Aperitivo Cocktail Bar dell’Anno, mentre Lubna si afferma come Paşabahçe Bar Rivelazione dell’Anno, entrando con decisione tra i nomi più osservati della scena nazionale.

Sempre nel capoluogo lombardo, la coffee culture continua a rappresentare uno dei pilastri dell’offerta cittadina. Il Premio Bloom Specialty Coffee Bar Caffetteria dell’Anno va a Ditta Artigianale, realtà che oggi è un riferimento nazionale, anche se forse sarebbe più corretto parlare di un’eccellenza del Centro Italia che ha saputo risalire la penisola, portando con sé un’idea di caffetteria contemporanea capace di imporsi anche fuori da Firenze.

Il Nord nel suo complesso mostra una forte concentrazione di locali e professionisti legati a ruoli manageriali, bar team e grandi strutture alberghiere, con Bologna che compare con costanza nelle top ten e nelle menzioni, confermandosi una scena dinamica e trasversale.

Scendendo verso il Centro Italia, la mappa cambia prospettiva e mette maggiormente al centro le persone. Roma e Firenze emergono come città in cui il peso dei professionisti è spesso determinante quanto quello dei locali. Nella Capitale, Massimo Carpineti, del Barnum, viene premiato come Monin Barista dell’Anno, insegna che ricorre anche nelle top ten di settore, mentre Giulia D’Anello, del Jerry Thomas Speakeasy, conquista il titolo di Campari Academy Bartender Under 25 dell’Anno, rappresentando una nuova generazione cresciuta all’interno di uno dei luoghi simbolo della miscelazione romana. Sempre a Roma va il Premio Amaro Montenegro Bar Team dell’Anno, assegnato a Freni e Frizioni, realtà capace di essere trasversale alle classifiche e di influenzare la scena ben oltre i confini cittadini.

Firenze risponde con la forza della continuità e della tradizione: Caffè Gilli 1733 vince il Premio Bar Pasticceria/Gelateria dell’Anno, ribadendo il ruolo del capoluogo toscano come presidio storico capace di restare rilevante nel presente e di dialogare con un pubblico contemporaneo senza snaturarsi.

Proseguendo verso Sud, i numeri si riducono ma l’intensità del racconto cresce. Napoli si ritaglia uno spazio di primo piano grazie a figure e locali che riescono a imporsi a livello nazionale. Dario Tortorella, de L’Antiquario, è Campari Academy Bartender dell’Anno, mentre lo stesso locale continua a comparire nelle top ten, segno di una continuità rara. Sempre a Napoli, Federico Andreini conquista il Premio Pasticcere/Gelatiere dell’Anno con Sustànza, mentre Puok vince il Premio Agritech Paninoteca dell’Anno, portando sotto i riflettori un’idea di street food, tanto di successo nella città pertenopea, evoluta e capace di parlare a pubblici diversi.

In questa cartografia dell’accoglienza trova spazio anche una deviazione oltre confine. Il Premio Bartender Italiano all’Estero dell’Anno va a Emanuele Balestra, oggi al Le Majestic di Cannes, simbolo di quella “fuga di shaker” che non rappresenta un abbandono, ma una proiezione internazionale del talento italiano. Bartender che, lavorando fuori dai confini nazionali, continuano a tenere alto il vessillo del bere miscelato tricolore, contribuendo a rafforzare l’immagine dell’ospitalità italiana nel mondo.

Immagine di Mattia Marzola

Mattia Marzola

Giocoliere di parole, voracissimo lettore, buona forchetta (e buon bicchiere) ha deciso di unire le sue inclinazioni, diventando così appassionato docente di lettere ed entusiasta giornalista enogastronomico, anche se poi scrive di tutto.

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