Sì, il vino è in crisi: le soluzioni esistono, ma il tempo è quasi scaduto. Ecco i problemi nudi e crudi, in 15 punti precisi

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I giovani si allontanano dalla tavola in famiglia e dal bicchiere, il linguaggio e la comunicazione sono sbagliati, codice della strada ed enoturismo: viaggio nei meandri di un mondo che deve avere coraggio e cambiare 

di Alessandro Rossi

Perché i giovani non bevono più vino? Le cause sono molteplici, stratificate, e spesso mal interpretate. Proviamo a metterle in fila.

  1. Troppa responsabilità: troppo presto attribuire ai giovani di 18 anni il successo o l’insuccesso di un intero comparto, è eccessivo. A quell’età si bevono altre cose, si cercano esperienze diverse. Non si può pretendere che il vino sia già parte della loro quotidianità.
  2. Il punto di bevuta è cambiato: le nuove generazioni hanno modificato tempi, modi e luoghi del consumo, ma soprattutto stile. Il vino, invece, è rimasto spesso legato a un’impostazione stilistica rigida, poco flessibile. E molte aziende non hanno avuto il coraggio di adattarsi ai nuovi consumatori.
  3. È scomparsa la “tavola familiare”: un tempo, il vino si scopriva a casa, seduti a tavola con i genitori e con i nonni. Era un momento educativo, culturale. Oggi, la famiglia si riunisce meno, e quella trasmissione di valori si è interrotta.
  4. Il vino costa troppo: nei ristoranti i ricarichi sono altissimi, e il vino sta diventando un lusso. Con i giovani che iniziano a lavorare stabilmente oltre i 28 anni, la disponibilità economica scarseggia. Bere vino fuori casa diventa un privilegio per pochi.
  5. Confronto col passato: senza la possibilità di acquistare o degustare grandi annate o vini iconici (a prezzi accessibili come in passato), è difficile far comprendere cosa rappresentasse davvero il vino e fare confronti storici. Il racconto si è impoverito e alcuni vini sono oramai solo collezionabili o speculativi. 
  6. Un linguaggio sbagliato: il linguaggio del vino è esclusivo non inclusivo e spesso fuori luogo. Il vino dovrebbe parlare a tutti, e non solo a chi già lo conosce. Serve un linguaggio nuovo, in sintonia con chi costruisce il futuro.
  7. Troppi influencer, poca autorevolezza: oggi nell’universo social, chiunque parla di vino, ma pochi hanno una formazione adeguata. “Influencer” – lo dice la parola stessa – influenza, in questo caso, gli acquisti il che implica soprattutto responsabilità . In realtà servirebbero più comunicatori capaci di educare, informare, appassionare. Ne abbiamo troppo pochi.
  8. Scarsa formazione culturale per i giovani: manca un’educazione diffusa al vino tra i 18 e i 22 anni. Non bastano le degustazioni: servono eventi, esperienze, percorsi formativi inclusivi e coinvolgenti.
  9. Il vino non è più uno status symbol: per le generazioni passate, il vino era anche simbolo di stile, gusto, maturità. Oggi questo valore simbolico si è affievolito, forse perso.
  10. Scarsa offerta al calice e declino dei wine bar: nei primi anni 2000 i wine bar erano ovunque, rappresentavano un accesso facile e informale al mondo del vino. Oggi sono sempre meno, e il vino al bicchiere — strumento fondamentale per avvicinarsi senza dover acquistare un’intera bottiglia — è diventato raro. Così si è persa anche quella fascia di vini economicamente accessibili, che un tempo educava, incuriosiva e appassionava le nuove generazioni.
  11. Il nodo delle patenti: le nuove normative del dicembre 2024 sulla guida sotto effetto di alcol hanno irrigidito le scelte dei più giovani, che spesso rinunciano al vino per paura di sanzioni.
  12. Un enoturismo poco accogliente: l’esperienza enoturistica dovrebbe essere l’ingresso ideale nel mondo del vino. Invece, in molti casi, è mal comunicata e poco empatica verso chi ne sa poco. All’estero, come negli USA ad esempio, l’accoglienza è più calda e i tour sono pensati anche per i neofiti.
  13. Un mondo che cambia: il mix etnico è in evoluzione, e molte nuove comunità consumano poco o niente alcol. Sommato al calo demografico, significa meno giovani e quindi meno futuri consumatori.
  14. Marketing insufficiente e fuori target: pochi contenuti pensati davvero per le nuove generazioni. Manca uno storytelling moderno: video, podcast, storie fatte bene. E affidarsi solo a influencer improvvisati peggiora il problema.
  15. Oggi l’alcol è spesso demonizzato, ridotto a simbolo di pericolo e irresponsabilità. In nome del salutismo estetico e della performance fisica, si guarda al vino a volte con sospetto. Ma questa visione è parziale. Il vino, se consumato con consapevolezza, è cultura, piacere, condivisione. Non è l’alcol il problema, ma l’assenza di educazione al consumo.
Immagine di Alessandro Rossi

Alessandro Rossi

National Category Manager di Partesa, è uno dei veri game changer del mondo della distribuzione vinicola e dell’innovazione comunicativa del settore

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