Martina Centa: “La ricetta del futuro? Ce l’hanno insegnata i nonni Giuliana e Rolando, credevano in questa terra quando ancora era tutta da scoprire”

Tempo di lettura: 4 minuti

La brand manager di Roeno (Valdadige) racconta l’enoturismo secondo la famiglia Fugatti: “Siamo cresciuti con un bicchiere da versare e un piatto da condividere. Oggi accogliamo come allora, ma con una visione che guarda lontano”

di Mario Miranda

Nel cuore della Terradeiforti, tra il Monte Baldo e l’Altopiano della Lessinia, Roeno è molto più di una cantina: è una storia di famiglia, territorio e visione. Nata dall’intuizione di Rolando Fugatti e di sua moglie Giuliana, questa realtà radicata nella Valdadige è oggi guidata dai figli Roberta, Cristina e Giuseppe, che portano avanti con passione un progetto capace di unire tradizione e innovazione.

Vini identitari, un’accoglienza calorosa, una cucina che parla il linguaggio della terra: Roeno è un luogo da vivere, non solo da visitare. In questa intervista, Martina Centa, nipote di Rolando Fugatti e brand manager di Roeno, ci racconta l’evoluzione di un sogno, la filosofia dietro le tre linee produttive, l’importanza dell’ospitalità e le esperienze che rendono unica una giornata trascorsa tra i filari, la locanda e l’agriturismo. Uno sguardo sul presente e uno sul futuro, sempre con le radici ben salde nella propria storia.

Roeno affonda le radici nell’intuizione di Rolando Fugatti e di sua moglie Giuliana. Da dove è partita la loro visione e come si è evoluta negli anni?

Tutto è partito da mio nonno Rolando e da mia nonna Giuliana. Hanno creduto in questa terra quando ancora era tutta da scoprire, immaginando che potesse esprimere qualcosa di unico attraverso il vino. La loro visione era fatta di semplicità, dedizione e coraggio. Con il tempo, la seconda generazione – mia mamma Roberta, mia zia Cristina e mio zio Giuseppe – ha saputo dare struttura e spinta a quel sogno, facendolo crescere. Oggi, io, i miei cugini Emma e Alberto rappresentiamo la terza generazione: portiamo avanti l’identità di Roeno con lo stesso spirito, ma con uno sguardo attuale.

Cosa significa per i Fugatti oggi portare avanti un’azienda di famiglia in un territorio come la Terradeiforti?

Significa onorare le nostre radici, valorizzare il territorio che ci ha dato tanto e continuare a costruire un progetto familiare che parla di passione e autenticità. La Terradeiforti è una zona di confine, non solo geografico ma anche culturale, e questa complessità la sentiamo ogni giorno nel nostro lavoro. Far crescere Roeno qui vuol dire rimanere fedeli alla terra, ma anche aprirsi al mondo, con orgoglio e senso di responsabilità.

Potete raccontarci l’approccio e la filosofia alla base delle vostre tre linee: Le Firme, Le Selezioni, I Vigneti?

Le nostre tre linee raccontano tre modi diversi di interpretare il vino. Le Firme sono vini che portano la nostra impronta più personale, quasi artigianale: sono frutto di scelte precise e di una visione chiara. Le Selezioni rappresentano l’equilibrio: vini eleganti, intensi, che riflettono il meglio delle nostre uve e della nostra cura. I Vigneti, infine, sono la base del nostro racconto: freschi, diretti, perfetti per avvicinarsi alla nostra filosofia con immediatezza. In tutte le linee c’è coerenza, identità e tanto lavoro di squadra.

Quando avete capito che l’ospitalità sarebbe diventata parte integrante del vostro progetto?

L’ospitalità per noi è sempre stata naturale. Siamo cresciuti in una casa dove c’era sempre qualcuno da accogliere, un piatto da condividere, un bicchiere da versare. Quando abbiamo visto quanto le persone apprezzavano vivere Roeno “da dentro”, ci è sembrato giusto creare uno spazio dove farlo con consapevolezza. Così è nata la Locanda: un’estensione del nostro modo di essere, dove chi arriva può davvero sentirsi parte della famiglia.

Come si vive una giornata da Roeno tra cantina, locanda e agriturismo? Quali esperienze aspettano i vostri ospiti?

Una giornata da Roeno è un’esperienza immersiva, autentica. Si parte con una passeggiata nei vigneti o una visita in cantina, per scoprire da vicino come nasce il nostro vino. Poi si può pranzare o cenare alla Locanda, dove i piatti raccontano la nostra storia. E chi decide di fermarsi trova nel nostro agriturismo un luogo semplice, curato, dove rallentare e godersi la natura. È un’esperienza fatta di dettagli veri, di racconti, di sapori che restano.

 

La vostra cucina si ispira alla tradizione trentino-veronese: quali piatti raccontano meglio la vostra identità e il legame con la Valdadige?

La nostra cucina è il cuore della memoria familiare. Ci sono piatti che parlano direttamente della nostra identità, come le tagliatelle all’Enantio, un connubio tra il vino simbolo della Terradeiforti e la pasta fresca fatta in casa. Oppure il coniglio della nonna Giuliana, una ricetta che ci accompagna da sempre e che racconta di pranzi domenicali e di convivialità. A questi si affiancano i canederli, la carne salada, la polenta con i funghi. Tutto è pensato per raccontare chi siamo, attraverso i sapori della nostra terra.

Quali sono i progetti futuri di Roeno?

I nostri progetti guardano alla continuità. Vogliamo crescere in modo sostenibile, rafforzare ciò che abbiamo costruito e continuare a valorizzare la nostra identità familiare. Ci concentriamo su ciò che facciamo ogni giorno: lavorare bene in vigna, accogliere con cura, mantenere viva la tradizione. Il nostro futuro sta nel fare bene il presente.

Immagine di Mario Miranda

Mario Miranda

Mario è un enologo campano, esperto di analisi sensoriale e degustazione del vino. Dopo aver conseguito la laurea magistrale in Scienze Enologiche presso l’Università di Napoli, ha lavorato in diverse aziende vitivinicole e ha collaborato come editor e tasting coordinator per WinesCritic.com

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