Le indagini sono ancora poche, non è possibile determinare se gli svantaggi e i pericoli siano superiori alle proprietà di questi elementi
di Paolo Caruso
Da qualche tempo il termine “terre rare” (REE – Rare Earth Elements) è entrato nel lessico quotidiano, in virtù della loro infungibilità nella moderna industria. Le proprietà magnetiche, catalitiche e ottiche di queste sostanze, le rendono fondamentali per molte applicazioni tecnologiche, ma nonostante il loro nome non sono materiali così “rari”: si trovano abbondantemente in natura, sebbene i minerali che li contengono ne possiedano concentrazioni ridotte. Il che rende la loro estrazione complessa e costosa.
Malgrado queste difficoltà, il loro utilizzo è necessario per poter realizzare schermi di smartphone, computer, televisori, componenti per batterie ricaricabili, veicoli elettrici… La produzione di “terre rare” è dominata da pochi paesi, in primis la Cina che controlla circa l’85-90% dell’offerta mondiale, con le relative ripercussioni geopolitiche del caso.
In virtù della loro recente scoperta, il loro impatto sulla salute umana non è ancora stato adeguatamente indagato, men che meno sono stati investigati gli effetti che hanno sulla catena alimentare e i relativi rischi per la nostra nutrizione.
Sappiamo tutti che la base dell’alimentazione umana è costituita da farine di cereali o prodotti da esso derivati, ebbene, soltanto due studi scientifici hanno ispezionato i livelli di REE nei campioni di farina; Ming e Bing (1998) per la farina di frumento e Paniz et al. (2018) per la farina di soia.
Recentemente, è stato pubblicato uno studio dal titolo “Rare earth elements in flour samples. A potential transfer from cricket food to the human level through the trophic chain” (Ruffolo et al., 2024), che per primo ha analizzato i livelli di REE in diversi campioni di farina, inclusa la farina di grilli.
I livelli di 17 elementi chimici della tavola periodica (Lantanio, Cerio, Praseodimio, Neodimio, Samario, Europio, Gadolinio, Terbio, Disprosio, Olmio, Erbio, Tulio, Itterbio, Lutezio, Scandio e Ittrio) sono stati determinati preventivamente in 10 diversi tipi di farina (grano, riso, curcuma, kamut, grilli, etc.).
I risultati ottenuti hanno segnalato livelli significativamente più alti di REE nella farina di grilli, fattore che ha portato all’identificazione della possibile fonte di questi contaminanti, individuando i livelli di REE anche nei grilli secchi e nel cibo per grilli.
La farina di grillo, tra molte polemiche, è salita recentemente alla ribalta come un cibo potenzialmente in grado di rappresentare un’alternativa proteica più sostenibile per l’alimentazione umana.
L’UE ha recentemente autorizzato l’estrazione della farina dall’Acheta domesticus, noto anche come grillo domestico, consentendo ai produttori di vendere la polvere secca di questo insetto.
Malgrado qualche studio scientifico abbia certificato l’elevato contenuto proteico della farina di grillo, le implicazioni dell’assunzione di questo alimento per la salute umana non sono stati ancora compiutamente indagati.
Diverse pubblicazioni scientifiche hanno sottolineato che il consumo di grillo domestico e dei suoi prodotti derivati, è una potenziale fonte di metalli pesanti con conseguente rischio per la salute umana (EFSA Panel on Nutrition et al., 2022, Fernandez-Cassi et al., 2019; SLU, 2018).
Come già detto, la farina di grilli contiene livelli significativamente più alti di REE rispetto a tutte le altre farine. In particolar modo, è stato appurato, che i livelli di terre rare sono molto più alti nel cibo per grilli, seguito dai grilli secchi e dalla farina di grilli.
Esaminando questi risultati, è plausibile che i REE presenti nel cibo per grilli si possano “bioaccumulare” in questi insetti per essere poi trasferiti a livelli più alti della catena trofica, compresi gli esseri umani. Il maggiore contenuto di terre rare nella farina di grilli non fa altro che aumentare le preoccupazioni di una potenziale esposizione umana ai REE, sostanze notoriamente pericolose per la nostra salute e per l’ambiente.
Questa ricerca dimostra da un lato la necessità di implementare la ricerca scientifica sulle ricadute che l’assunzione inconsapevole di REE ha sulla nostra salute, dall’altro sottolinea l’eccessiva disinvoltura con cui è stata concessa l’autorizzazione alla produzione e al commercio di prodotti derivati da farine di insetti.
Evidentemente per i burocrati di Bruxelles le ragioni delle lobby sono molto più convincenti del principio di precauzione e della nostra salute.
Ma dov’è la novità?
Paolo Caruso
Creatore del progetto di comunicazione "Foodiverso" (Instagram, LinkedIn, Facebook), Paolo Caruso è agronomo, consulente per il "Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente" dell'Università di Catania e consulente di numerose aziende agroalimentari. È considerato uno dei maggiori esperti di agrobiodiversità
Bibliografia
EFSA Panel on Nutrition, Novel Foods and Food Allergens (NDA), D. Turck, T. Bohn, J. Castenmiller, S. De Henauw, K.I. Hirsch-Ernst, A. Maciuk, I. Mangelsdorf, H.J. McArdle, A. Naska, C. Pelaez, K. Pentieva, A. Siani, F. Thies, S. Tsabouri, M. Vinceti, F. Cubadda, T. Frenzel, M. Heinonen, R. Marchelli, M. Neuhäuser-Berthold, M. Poulsen, M.P. Maradona, J.R. Schlatter, H. van Loveren, D. Azzollini, H.K. Knutsen. Safety of partially defatted house cricket (Acheta domesticus) powder as a novel food pursuant to Regulation (EU) 2015/2283. EFSA J., 20 (2022), 10.2903/j.efsa.2022.7258;
Fernandez-Cassi, A. Supeanu, M. Vaga, A. Jansson, S. Boqvist, I. Vagsholm (2019). The house cricket ( Acheta domesticus) as a novel food: a risk profile. J. Insects Food Feed, 5 (2019), pp. 137-157, 10.3920/JIFF2018.0021;
SLU, Swedish University of Agricultural Sciences, Department of Biomedical Sciences and Veterinary Public Health, Sweden, X. Fernandez-Cassi, A. Supeanu, A. Jansson, S. Boqvist, I. Vagsholm (2018). Novel foods: a risk profile for the house cricket (Acheta domesticus) EFSA J., 16 (2018), 10.2903/j.efsa.2018.e16082;
Ruffolo P., Brouziotis A.A., Di Natale G., Pagano G., Giarra A., Marano A., Topa R., Trifuoggi M. (2024). Rare earth elements in flour samples. A potential transfer from cricket food to the human level through the trophic chain. Journal of Food Composition and Analysis. Volume 129, May 2024, 106072