La località campana, nota per l’antica tradizione della lavorazione della ceramica, è la meta ideale per vivere l’atmosfera, e i piatti, di uno dei posti più suggestivi del nostro paese
di Luca Sessa
“Adoro i piani ben riusciti”. Non possiamo che prendere in prestito la famosa frase pronunciata dal Colonnello John Hannibal Smith in molte puntate del telefilm A-Team per sottolineare come l’organizzazione sia alla base di ogni idea di successo. È bastato infatti incrociare gli orari dei treni in partenza da Roma e da Sapri per fare in modo che Francesco ed io, dalla Capitale, e Vittorio, dalla località Campana, riuscissimo a raggiungere Salerno, il luogo di incontro scelto per arrivare alla vera destinazione finale, quella Vietri sul Mare conosciuta da sempre per l’antica tradizione della lavorazione della ceramica, uno dei posti più incantevoli della Costiera Amalfitana. Il programma di giornata è semplice: mare in mattinata, un bel pranzo per gustare la cucina tipica, pomeriggio dedicato alla visita del borgo cittadino. La spiaggia cittadina della Marina di Vietri, separata in due parti dal fiume Bonea, è quindi la nostra prima meta dove poter ammirare, tra un tuffo e l’altro, l’orizzonte caratterizzato dai Due Fratelli, una coppia di scogli pressoché identici, tra i simboli della cittadina.
Avere a disposizione una zona balneabile sufficientemente ampia e ben attrezzata grazie alla presenza di vari lidi, è sicuramente un valore aggiunto per un luogo dallo straordinario fascino paesaggistico: anche se meno nota delle più celebri Positano e Amalfi, Vietri ha da sempre saputo guadagnare l’apprezzamento dei turisti, per l’armonica integrazione tra il borgo cittadino e la parte naturalistica, per la già citata spiaggia, per le materie prime locali esaltate da una tradizione culinaria dalle origini quasi ancestrali, il tutto legato da uno stile di vita che ancora oggi fortunatamente predilige la lentezza per godere d’ogni momento a disposizione. Nuotare però mette appetito, ed è quindi il nostro stomaco a scandire i tempi della giornata, che devono necessariamente essere serrati per non perdersi nulla. Dopo una rapida doccia siamo pronti ad occupare il tavolo prenotato all’Hotel Raito, per (ri)scoprire la cucina dello chef Francesco Russo, a capo della brigata del ristorante Il Golfo.
Anche se è facilmente immaginabile, la vista dalla terrazza della struttura alberghiera lascia davvero senza parole, consentendo d’ammirare il paese, il lungomare ma soprattutto l’incredibile dislocazione di case e alberghi, piscine e ristoranti, quasi arroccati sulle pendenze che conducono al mare. Il pranzo è all’altezza delle aspettative, grazie a piatti dalla calibrata intensità di sapore, come nel caso della Pasta, patate, vongole e limone e della Sfogliatella farcita di parmigiana di melanzane su ragù di moscardini alla Luciana, due proposte che mettono in risalto il talento di Russo, da sempre attento alla rilettura dei grandi classici della cucina campana. I vini sono all’altezza dei piatti e omaggiano virtuose realtà limitrofe, a partire dal Furore Bianco (Falanghina e Biancolella) di Marisa Cuomo, per poi passare al Bianco di Bellona (Irpinia Coda di Volpe Doc) della Tenuta Cavalier Pepe. Ci sarebbe spazio anche per la famosa Delizia al limone, ma ci riserviamo di assaggiarla nel corso della passeggiata nel borgo cittadino.
Girovagare tra le stradine del centro storico è il modo migliore per procedere alla scoperta di Vietri sul Mare, ammirando le pittoresche casette decorate da ornamenti e opere murarie in ceramica, e visitare il Museo dedicato a questa antica lavorazione è d’obbligo. Situato nella Villa Guariglia a Raito, lo spazio è suddiviso in tre settori e consente di passare in rassegna i reperti custoditi e risalenti al periodo tra il Settecento e il Novecento, tra cui manufatti in terracotta di stampo religioso. Il centro invece riserva altri scorsi di incredibile bellezza, con la Chiesa di San Giovanni Battista a far da fulcro della nostra passeggiata. Caratterizzata da una pianta a croce latina, a rendere unica questa chiesa contribuisce la presenza della cupola del campanile, coloratissima, che venne ricoperta con embrici maiolicati nel 1902. Il pensiero della Delizia al limone non ci ha però mai abbandonati, ed ecco che la Pasticceria Russo ci viene in soccorso: ideato dal pasticciere sorrentino Carmine Marzuillo nel 1978, il dessert è preparato con una base di pan di Spagna, che viene bagnata con uno sciroppo a base di limoncello, per poi essere farcita e ricoperta di crema a base di limone.
Mai come in questo caso è lecito utilizzare la locuzione latina “Nomen Omen”, perché all’assaggio il dolce risulta al palato una vera delizia, un boccone soffice, delicato ma al tempo stesso carico di sapore. Estremamente soddisfatti sotto ogni punto di vista, ci dirigiamo nuovamente alla stazione di Salerno per compiere il tragitto opposto a quello percorso in mattina, e tornare a casa dopo aver assaporato tutto il fascino della Costiera Amalfitana.
Luca Sessa
Classe 1975, napoletano di nascita, romano d’adozione. Laureato in statistica, giornalista, presentatore e critico enogastronomico, collabora con varie testate nazionali e con alcune guide di riferimento del panorama nazionale.