Un’intesa così forte da azzerare le lontananze geografiche. L’incontro enoico tra le realtà d’Oltralpe e quelle dell’Etna, territorio ospite di Vinifera 2023.
di Valeria Lopis Rossi
Un dialogo ideale tra montagne che non si incontrano ma “parlano” la stessa lingua del vino fatta di scelte e impegno, umanità e asperità.
Vinifera 2023 è stata una tre giorni dedicata ai custodi dell’arco alpino: un centinaio di vignaioli e artigiani sostenibili prevalentemente italiani ma sono state significative le rappresentanze da Francia, Slovenia, Austria e Svizzera, che si sono dati appuntamento a Trento.
Tema sotto traccia – ma neanche tanto velato – il sempre più veloce cambiamento climatico con la conseguente risposta dei territori che tra le strategie possibili includono la riscoperta degli autoctoni, più inclini all’ottimizzazione delle risorse di suolo e acqua in quello che sembra ormai un processo irreversibile. Molto presenti anche le produzioni da regimi biologici e i resistenti conosciuti anche con l’acronimo PIWI, i vitigni geneticamente selezionati che riescono a sottrarsi all’attacco delle malattie riducendo notevolmente il numero di trattamenti e l’impatto sull’ambiente.
“Lo spirito di Vinifera è un po’ diverso da altre occasioni del vino: non siamo gente che lavora nel settore ed è un evento che si pone con un orientamento inclusivo e partecipativo – interviene a margine dell’ultima giornata Stefano Cimadom, organizzatore e presidente dell’Associazione Centrifuga che promuove l’iniziativa -. Quello che ci interessa è la rete che si crea tra produttori e pubblico, il contatto con le altre associazioni e le istituzioni. L’intenzione è valorizzare l’approccio sostenibile dei piccoli produttori che riescono a rimanere ancorati al proprio areale e ad essere sentinelle attive a protezione non soltanto di un paesaggio ma anche di una cultura, portando avanti un’idea che magari non è sempre economicamente premiante ma rappresenta un modello etico, al quale credo che anche i grandi prima o poi torneranno a ispirarsi”.
Mostra mercato che favorisce incontro tra domanda e offerta, a battenti chiusi la quinta edizione consacra Vinifera come esperienza collettiva mirata a incentivare l’economia di relazione e la fruizione consapevole dei prodotti. Una visione sociale e solidale del vino che in un solo weekend ha coinvolto oltre 2.000 visitatori ai quale sommare i circa 150 partecipanti delle 7 masterclass in programma, e che nell’ottica del concreto supporto ha anche previsto una buona parte degli incassi in beneficenza.
Il vulcano e le montagne: Etna DOC territorio ospite
Un’intesa tra cime svettanti così forte da azzerare le lontananze geografiche: è l’incontro enoico tra le realtà d’Oltralpe e quelle della denominazione Etna, territorio ospite di Vinifera 2023.
Vignaioli che lavorano a più di 1.400 km di distanza ma che hanno in comune un rapporto viscerale con il luogo, concetto ampiamente affrontato durante la masterclass “I versanti dell’Etna” alla quale hanno partecipato per raccontarsi tra assaggi e storie personali i 5 produttori etnei volati a Trento: Pierluca Beneventano della Corte, Giovanni ed Emanuela Raiti, Gloria Di Paola, Serena Guerrera e Sebastiano Vinci, Domenico Mancuso, hanno trasferito attraverso la loro esperienza e i loro vini la diversità stilistica e allo stesso tempo la particolare riconoscibilità vulcanica che caratterizza l’Etna.
“I nostri piccoli produttori del sud non si sentono poi così diversi dai colleghi alpini – spiega il direttore Maurizio Lunetta del Consorzio Etna DOC -; il vulcano è una montagna che raggiunge i 3.300 metri altezza, per alcuni aspetti ci consideriamo un po’ continentali anche se immersi in un’isola mediterranea e solare: i nostri vini rispecchiano questa complessità e i nostri vignaioli i si fanno carico di tutta l’imprevedibilità di interagire con il vulcano attivo più alto d’Europa”.