Manila Mauroni el molin

El Molin wine bar e bistrot: un sogno condiviso

Tempo di lettura: 4 minuti

Si dice che le cose fatte con amore riescano meglio. El Molin wine bar e bistrot è una storia d’amore nata tra cucina e sala, tra un piatto e una bottiglia.

di Maddalena Peruzzi

Oggi andiamo a Cavalese, nel cuore della Val di Fiemme per raccontarvi la storia di due ragazzi, lei marchigiana e lui veneto, che hanno scoperto di condividere un sogno e l’hanno realizzato, proprio qui. Manila Mauroni e Nicolò Zampieron si sono conosciuti lavorando insieme, lui in cucina, lei in sala. Nel luglio 2020, nonostante il Covid, nonostante tutto, hanno aperto il loro locale, un wine bar e bistrot contemporaneo e curato dove è possibile fare aperitivo, cenare o trascorrere qualche ora piacevole dopo cena. Atmosfera calda e accogliente “di montagna”, sei tavoli, una ventina di coperti. Ovunque bottiglie di vino e di gin. 

Manila, avete aperto il locale in piena Pandemia, siete stati molto coraggiosi…

Ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: “O la va o la spacca”. Se non l’avessimo fatto, saremmo rimasti con il rimpianto. 

Tu sei marchigiana, Nicolò veneto, come siete arrivati in Trentino?

Io sono sommelier AIS e bartender, nel 2009 mi sono trasferita in Trentino per lavoro. Nicolò è chef, ha lavorato in vari ristoranti gourmet e stellati, tra cui quello in cui ci siamo conosciuti. Il locale che abbiamo rilevato, infatti, faceva parte del ristorante stellato El Molin. Oggi le due attività procedono parallele ma separate. Condividono il nome El Molin, ma il nostro è un wine bar e bistrot. 

Esattamente che tipo di locale è?

Qui si può fare aperitivo, apericena (abbiamo un menù dedicato) o anche una cena vera e propria. Lavoriamo molto anche dopo cena e, in determinati periodi dell’anno, siamo aperti anche a pranzo.

El Molin Wine Bar

La vostra cucina cosa offre?

La nostra è una piccola cucina, Nicolò la definisce “di pancia”. Abbiamo un menù stagionale che cambia ogni due, tre mesi. Ci sono sempre finger food e antipasti del territorio, taglieri di salumi e formaggi, panini gourmet. Poi un paio di primi, un paio di secondi e qualche dolce. Pochi piatti, fatti con grande cura, che facciano venire voglia di tornare. 

Che tipo di clientela avete?

Il locale è in centro a Cavalese, una zona molto turistica, soprattutto durante la stagione sciistica e in estate. Comunque noi, a parte qualche settimana di ferie, siamo aperti tutto l’anno. In alta stagione abbiamo una persona che ci aiuta in sala, ma normalmente siamo io e lui.

La tua carta vini com’è?

È una carta vini dinamica, perché cambia di continuo e sono sempre alla ricerca di nuovi produttori, nuovi vini. È possibile non trovare le stesse etichette due volte, insomma.

E parlando di numeri?

In tutto 600-650 etichette, per il 70% vini italiani. Do ampio spazio ai prodotti del territorio, per cui c’è tanto Trentino e tanto Alto Adige. Le bollicine Trentodoc da sole occupano una bella fetta, ne ho 60-70 etichette diverse.  

E per quanto riguarda i vini esteri?

Ho tanta Francia: Champagne in primis, perché purtroppo (ride, ndr) sono una grande appassionata. Adoro le bollicine in generale, ma soprattutto lo Champagne. Poi ho anche vini della Borgogna e di Bordeaux. Qualche chicca spagnola, vari Riesling della zona della Mosella, austriaci e francesi e tanto altro.

La tipologia di vino che va di più nel tuo locale?

Nell’ordine: bollicine, bianchi e rossi. I turisti di solito vogliono assaggiare i vini del territorio.

Lavorate molto anche al calice, immagino…

Sì, abbiamo sempre 20-25 etichette diverse al calice. Tra queste anche alcuni vini importanti, per i quali uso il Coravin.

Hai anche annate vecchie?

La mia cantina non ha molta profondità al momento, perché il locale è nato da poco, però quando riesco mi piace acquistare qualche vecchia annata. È molto difficile, purtroppo, perché c’è una grandissima speculazione e, andando indietro nel tempo, i prezzi delle bottiglie lievitano. 

In carta tieni anche i grandi nomi?

Bisogna averli! Però mi piace molto offrire ai miei clienti anche etichette particolari, frutto del mio lavoro di ricerca. 

Vini naturali?

Sì, ne ho. Non sono una fanatica del genere, ma ne ho alcuni che mi piacciono molto.

Fai anche cocktail?

Non molti, anche per ragioni di spazio. Però ho la carta dei Gin Tonic, è una mia passione. E ho anche una bella selezione di distillati, perché dopo cena vanno molto.

El Molin wine bar

Come sei diventata Sommelier?

Sinceramente, per caso. Lavoravo in un bar, un giorno un rappresentante mi ha parlato del corso AIS e mi sono incuriosita. Così mi sono iscritta e mi si è aperto un mondo. 

Com’è lavorare con il proprio compagno?

Dura è! Diciamo che ci sopportiamo e supportiamo (Ride di gusto, ndr). 

Cosa fate nel tempo libero?

Ne abbiamo davvero poco, quando possiamo ci piace andare a mangiare fuori, provare altri ristoranti, cucine diverse.

In Trentino sono tutti sportivi, anche voi?

Mmm, non direi!

Qual è il tuo peggior difetto?

La testardaggine, sicuramente. 

Quello del tuo compagno?

Possiamo passare a un’altra domanda? (Ride, ndr)

Il tuo più grande pregio?

La passione per quello che faccio.

E quello di Nicolò?

Anche!

La cosa che ti piace di più del tuo lavoro?

Il rapporto con le persone, l’accoglienza. La sala è questo.

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