Viaggio nel Cerrato Palentino, cuore nascosto della Spagna vinicola

Tempo di lettura: 4 minuti

Alla scoperta di una terra rurale e autentica dove il tempo scorre lento e l’enoturismo incontra la memoria collettiva tra cantine sotterranee, borghi silenziosi e vigne secolari

di Nello Gatti

Nel cuore della regione Castilla y León, lontano dai percorsi turistici più battuti, si estende un territorio che incarna l’autenticità rurale, la memoria contadina e l’anima più profonda del vino: il Cerrato Palentino. Questa terra, a cavallo tra le province di Palencia, Burgos e Valladolid, è molto più di una zona agricola: è un vero e proprio paesaggio culturale del vino, un mosaico di storia, architettura vernacolare e comunità che ancora oggi celebra e difende il proprio legame con la terra e le sue tradizioni enologiche.

Un mondo sotterraneo scavato nella memoria

Ciò che rende il Cerrato Palentino davvero unico sono i suoi “barrios de bodegas”, quartieri di cantine scavate direttamente nel terreno collinare, che formano complessi labirintici sotto le città e le campagne. Queste strutture, realizzate a partire dal XVI secolo e in uso fino al Novecento inoltrato, servivano alla produzione, conservazione e consumo del vino domestico. Oggi rappresentano un patrimonio architettonico irripetibile in Europa per estensione, densità e continuità d’uso. A Baltanás, considerata la capitale di questa tradizione, si contano ben 374 cantine disposte su sei livelli sovrapposti nel Cerro del Castillo. Una meraviglia sotterranea che è valsa al sito il riconoscimento di “Bien de Interés Cultural” nel 2015.

Ma non è solo una questione di numeri: passeggiare tra le arcate delle cantine, osservare i camini di ventilazione in pietra, scoprire antichi torchi in legno e respirare l’umidità ancestrale delle gallerie significa entrare in una civiltà del vino che ha saputo modellare il paesaggio, l’architettura e la vita sociale per secoli.

Due denominazioni, un’identità rurale condivisa

Il Cerrato Palentino è anche una terra di vini riconosciuti, non molto conosciuti in Italia ma piuttosto popolari nella penisola iberica, come testimoniano le due Denominaciones de Origen che ne attraversano il territorio: Arlanza e Cigales. La D.O. Arlanza copre l’area orientale della provincia di Palencia e si estende a sud di Burgos. Qui, in paesi come Baltanás, Torquemada o Astudillo, la coltivazione della vite è documentata fin dal Medioevo, quando i monasteri promuovevano il vino per il consumo liturgico. Oggi, cantine come Señorío de Valdesneros, Pagos de Negredo, Carreprado ed Esteban Araujo mantengono viva questa tradizione, producendo rossi eleganti a base di Tempranillo, che riflettono il carattere rustico ma raffinato del territorio.

La D.O. Cigales, celebre per i suoi storici “claretes”, ha recentemente conosciuto una seconda giovinezza, diversificando la produzione verso vini rosati e rossi leggiadri. A Dueñas, uno dei comuni più rilevanti del Cerrato, opera Remigio de Salas Jalón, con una cantina scavata nella roccia composta da nove ambienti interconnessi, visitabili tutto l’anno. Questi vini, spesso provenienti da vigne centenarie, incarnano la vocazione familiare e artigianale del vino locale, che qui non è solo prodotto, ma tramandato come patrimonio emotivo.

Feste, eventi e sapori: il vino come cultura vissuta

Il Cerrato Palentino non è un museo all’aperto, ma una terra viva dove il vino è ancora parte della quotidianità e dell’identità collettiva. Le feste dedicate al vino punteggiano il calendario annuale. A Baltanás, ad esempio, si celebra la Feria del Queso y el Vino: un weekend di primavera dedicato alla degustazione di prodotti locali, con bancarelle artigiane, laboratori per famiglie, visite guidate alle cantine e performance musicali tra i vicoli del centro storico.

In autunno, nel periodo della vendemmia, molte cantine aprono le loro porte con eventi di enoturismo partecipato: si vendemmia con i viticoltori, si assiste alla pigiatura con i metodi tradizionali e si degustano i mosti freschi insieme alle pietanze locali. A Torquemada, nel quartiere delle oltre 400 cantine (che secondo alcune stime potrebbero superare le 1000 considerando le interconnessioni sotterranee), la vendemmia è accompagnata da rappresentazioni teatrali e cene popolari. Qui la cantina è anche luogo di socialità, come dimostra il lagar comunal di Baltanás, con oltre 300 soci, recentemente ristrutturato come centro di interpretazione e aggregazione.

Particolarmente interessante è La Zarcera, premiato come miglior centro di enoturismo di Spagna da ACEVIN (Associazione Città Spagnole del Vino), che propone esperienze immersive tra cultura, degustazione, passeggiate nei vigneti e attività per tutte le età.

Un paesaggio da vivere: escursioni, musei e turismo lento

Il Cerrato è anche una meta perfetta per il turismo esperienziale. Gli amanti delle camminate possono percorrere sentieri tra vigneti, colline e paesi pittoreschi, mentre i cicloturisti troveranno strade tranquille tra grani dorati e filari ordinati. A Dueñas, città storica dichiarata Conjunto Histórico-Artístico, il vino si intreccia con il patrimonio medievale, le chiese romaniche, il passaggio del Cammino di Santiago Palentino e la vicinanza al Canal de Castilla, via d’acqua ideale per escursioni in bici o in barca.

A Baltanás, è imperdibile la visita al Museo del Cerrato Castellano, ospitato in un edificio barocco considerato tra i più armoniosi di Spagna. Oltre all’architettura, il museo custodisce una ricca pinacoteca (con opere di Vela Zanetti, Casado del Alisal, Meseses) e una collezione d’arte sacra che racconta la spiritualità e la storia di queste terre.

Anche Astudillo si distingue per il recupero delle sue cantine sulla ladera del Castillo de la Mota, con investimenti significativi per l’accessibilità e la valorizzazione turistica. Qui, la bodega-museo Los Manguis rappresenta un esempio straordinario di conservazione e didattica culturale.

Sviluppo sostenibile e valorizzazione del territorio

Il Cerrato sta vivendo una stagione di rinascita grazie a una visione condivisa di sviluppo sostenibile. Il piano “El Cerrato Palentino, paisaje cultural del vino” punta su formazione, infrastrutture leggere, promozione enoturistica e recupero del paesaggio. Un esempio sono le catas comentadas, degustazioni guidate in edifici storici della provincia condotte dal sommelier Javier San Segundo e abbinate ai piatti dello chef stellato Víctor Carranza: appuntamenti che fondono patrimonio, vino e gastronomia in un’esperienza sensoriale completa.

Il Cerrato Palentino è una terra autentica, ancora poco conosciuta, che ha molto da offrire agli appassionati di vino, storia, architettura rurale e turismo lento. Non si tratta solo di bere vino, ma di vivere un intero sistema culturale che ha saputo custodire la memoria del passato per trasformarla in una terra del futuro.

Immagine di Nello Gatti

Nello Gatti

Vendemmia tardiva 1989, poliglotta, una laurea in Economia e Management tra Salerno e Vienna, una penna sempre pronta a scrivere ed un calice mezzo tra mille viaggi, soggiorni ed esperienze all'estero. Insolito blend di Lacryma Christi nato in DOCG irpina e cresciuto nella Lambrusco Valley, tutto il resto è una WINE FICTION.

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