Annate degustate: 2020, 2019, 2018, 2014
di Maria Vittoria Sparano
Siamo in Umbria, precisamente a Bevagna, in provincia di Perugia; siamo in un territorio famoso per i suoi rossi da uva Sagrantino, un territorio che in autunno regala uno tra i più affascinanti spettacoli di foliage che si possano vedere, tinteggiato dai toni e dalle sfumature calde del rosso e dell’arancio, e proprio qui tra i tanti filari a bacca rossa si fa spazio un vitigno a bacca bianca di recente riscoperta: il Trebbiano Spoletino.
Si tratta di un vitigno antichissimo, autoctono dell’areale tra Montefalco e Trevi, e che ha resistito all’abbandono e all’estinzione: come in molte zone d’Italia, anche qui le viti originarie erano “maritate”, cioè legate e arrampicate a tronchi di olmi, aceri e pioppi, e grazie a questi antichi esemplari, poco più di vent’anni fa, è stato possibile recuperare il vitigno che ora è diventato il simbolo dell’Umbria dei bianchi, di quei grandi bianchi per cui l’Italia può, a buon diritto, vantarsi.
Buccia spessa, acino color dell’oro in piena maturazione, ancora verde nella parte del grappolo non direttamente irraggiata sole, tardivo, versatile nella vinificazione tanto da potersi declinare nelle versioni fermo, spumante metodo classico e charmat, e passito, il Trebbiano Spoletino è un vitigno dalle potenzialità espressive ricchissime e dalla capacità d’invecchiamento che non teme il tempo.
Ne è un mirabile esempio il Calicanto di Villa Mongalli, trebbiano spoletino 100%, vinificato esclusivamente in acciaio, dove sosta per circa 12 mesi, prima di un successivo passaggio di qualche mese in bottiglia. Un vino di quelli sbrigativamente definiti “d’ingresso”, ma che in realtà manifesta in tutta la sua pienezza il grande carattere vibrante e dinamico dello Spoletino.
Quattro annate in degustazione assaggiate a partire dalla più giovane, ma, prima di raccontarle, bisogna fare qualche precisazione importante sullo stile produttivo, la conduzione della vigna e le scelte di cantina per poter comprendere appieno il prodotto finale che brilla sempre luminosissimo nel calice.
Quello che colpisce parlando con Pierpaolo Menghini, proprietario e produttore, assieme alla moglie, dell’azienda agricola Villa Mongalli, è, prima di tutto, l’attenzione puntualissima, quasi maniacale, dedicata alla cura della vigna, una devozione vera, autentica, che lo porta a fare scelte e selezione di quelli che saranno i futuri migliori grappoli già a partire dal periodo primaverile per arrivare ad una resa massima di 50/60 quintali per ettaro, in base all’annata. La raccolta avviene ogni anno tra la prima e la seconda settimana di novembre, in piena maturazione, anzi con una leggera surmaturazione che permette allo spoletino di sprigionare al massimo tutti i suoi marcatori aromatici che andranno a comporre il bouquet olfattivo.
La prima annata degustata è la 2020: annata molto siccitosa, che solo a ottobre ha concesso qualche pioggia con cui la pianta è riuscita a reidratarsi senza andare in stress idrico. Il Calicanto del 2020 è un vino di “maggior calore e minor freschezza” rispetto agli standard dello Spoletino, che, in ogni caso riesce sempre, anche quando il clima è molto caldo, a mantenere un’acidità elevata con cui equilibrare complessità e ricchezza. I sentori sono di frutta e fiori gialli, in bocca il sorso è voluminoso e compatto, ma più monolitico rispetto all’annata precedente.
La 2019, del resto, è stata un’annata più regolare, più equilibrata, sempre un po’ calda, come purtroppo è ormai consuetudine, ma con le piogge arrivate al momento giusto e nella giusta quantità. La differenza si sente subito al naso, che regala profumi più sottili, meno “corposi”, più complessi ed eleganti: fiori bianchi in leggero appassimento, l’acacia, il sambuco, si alternano a frutta fresca e succosa a polpa bianca, al palato è dinamico e saporito con un piacevole aroma in retronasale di frutta a guscio fresca, non tostata, come invece accade nella 2018.
Il Calicanto 2018 è figlio di una delle migliori ultime annate: i profumi sono molteplici, freschi ed eleganti, grande è l’armonia tra le diverse nouances, nessuna a sovrastare le altre, il varietale, pur presente nelle altre annate, ma con minore intensità, qui si sente in tutta la sua caratterizzazione che ricorda il mais, timbro che Pierpaolo conferma essere identificativo dello Spoletino nelle grandi annate. Sorso energico, diretto, un ritorno di aromi intenso e lunghissimo dove la tostatura della frutta secca si alterna a note agrumate.
Tutt’altra storia la 2014, che è stata, purtroppo, una delle annate più difficili e sfortunate degli ultimi 15 anni: piogge copiose continue durante tutto il periodo estivo non hanno permesso al grappolo di raggiungere la piena maturazione; il tentativo di produrre il Calicanto è stato comunque fatto, nonostante la minima quantità di uva sana portata in cantina. Nel calice i profumi sono scarichi, il varietale è scomparso, il sorso è tutto spostato su un’acidità citrina, conseguenza anch’essa di una non raggiunta maturazione dell’acino. Un risultato così lontano dagli standard voluti e perseguiti da Villa Mongalli ha fatto prendere la convinta decisione di non immettere sul mercato l’annata: il Calicanto 2014 non è stato etichettato perché, per citare le parole di Pierpaolo, “non può essere la soddisfazione di un produttore… bisogna riconoscerlo e accettare di (ndr) toglierlo dal commercio”.
Personalmente credo che questo sia un mirabile e raro esempio di piena onestà e rispetto nei confronti del consumatore finale così come del lavoro stesso del vignaiolo, considerando quanto possa essere difficile la scelta di non commercializzare e quindi di non incassare, soprattutto se, come in questo caso, si tratta del vino “d’annata”, cioè della prima etichetta che esce normalmente sul mercato.
Ogni calice è stato autentico racconto dell’annata, nessuna finzione, nessuna alterazione, anche quando la situazione climatica ha messo a dura prova il lavoro in vigna; in ogni calice un filo conduttore distinto dato da un colore sempre vivo e brillante, giocato sulle note del dorato sin da giovane e del verdolino ancora a distanza di sei anni dalla vendemmia, e dalla presenza di energia salina e vivace freschezza. Un vino da dimenticare in cantina e riscoprire anche a distanza di dieci anni.
Maria Vittoria Sparano
Laureata in Lettere Classiche, sommelier professionista con esperienza in importanti sale stellate e docente per corsi di avvicinamento al mondo enoico. Ha collaborato con i più importanti e-commerce italiani di vino ed è sempre alla ricerca di piccoli produttori di grandi bottiglie